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Santaniello: "JointLab tra Syngenta e Sant’Anna; genomica e trascrittomica per nuovi biostimolanti; ricerca applicata contro stress climatici"

Antonietta Santaniello ha rilasciato un’intervista a Il Giornale d’Italia parlando del suo percorso nelle STEM, del ruolo alla guida del JointLab e dello sviluppo di biostimolanti per un’agricoltura più sostenibile

11 Febbraio 2026

Santaniello: "JointLab tra Syngenta e Sant’Anna; genomica e trascrittomica per nuovi biostimolanti; ricerca applicata contro stress climatici"

Antonietta Santaniello

Antonietta Santaniello, Senior Principal Scientist di Syngenta Biological, lavora presso JointLab, laboratorio congiunto fra l’Atessa Research Center di Syngenta Biologicals ed il PlantLab della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, coordinando le attività di ricerca alla base della collaborazione tra industria e accademia. Il laboratorio fondato nel 2017 porta avanti l’attività di ricerca e sviluppo nel settore dei biostimolanti traducendo le scoperte scientifiche in ambito accademico in innovazioni per la formulazione di nuovi biostimolanti. Santaniello è una delle donne che sono riuscite a raggiungere posizioni di vertice in ambito STEM, ovvero in discipline scientifiche. STEM, infatti, è un acronimo che sta per Science, Technology, Engineering e Mathematics. Santaniello ha rilasciato un'intervista a Il Giornale d'Italia, parlando della sua storia e del suo percorso.

Buongiorno Antonietta, può raccontarmi cosa l’ha motivata a intraprendere una carriera in agricoltura e scienze vegetali, nonostante la percezione del settore come prevalentemente maschile?

Sono sempre stata molto affascinata dall'opportunità di poter risolvere problemi concreti, dalla possibilità di tradurre le mie conoscenze scientifiche in applicazioni utili. Il lavoro che sto facendo oggi cerca di offrire al mondo agricolo soluzioni che consentano di mantenere livelli produttivi alti e competitivi, rispettando allo stesso tempo l'ambiente. La mia è stata una scelta guidata dall'entusiasmo e dalla passione per la biologia delle piante, la fascinazione per la genomica. Sono arrivata a questi risultati inseguendo la passione per la conoscenza e il desiderio di contribuire all'avanzamento del progresso sostenibile in agricoltura. Inizialmente ammetto di essermi lasciata influenzare da chi sosteneva che il mondo agricolo fosse prettamente maschile, ma ho capito che è un pregiudizio e che c'è spazio per le donne.

In che modo il suo percorso di studi ha plasmato il suo approccio alla ricerca applicata?

Dopo un percorso di studi umanistici, ho sentito il bisogno di orientarmi verso qualcosa di più concreto. Questo mi ha portata a laurearmi in Scienze e Tecnologie Agrarie all’Università di Pisa e a conseguire un dottorato di ricerca presso la Scuola Superiore Sant’Anna, per poi proseguire, per un periodo, il mio percorso di ricerca in Germania. Inizialmente pensavo che l’agricoltura e le biotecnologie agrarie potessero offrire interessanti opportunità professionali prevalentemente legate all’aumento della produzione. Con il tempo, però, ho compreso che il loro potenziale è molto più ampio e strategico. Oggi, in un contesto segnato dalla crisi climatica e da una popolazione mondiale in costante crescita, l’agricoltura assume responsabilità sempre maggiori. La sfida non è solo produrre di più, ma farlo in modo consapevole, con attenzione alla sostenibilità ambientale e all’uso responsabile delle risorse. È in questo quadro che il mio lavoro trova pieno significato, orientando il mio approccio verso una ricerca applicata focalizzata su soluzioni concrete e sostenibili.

Quali sono state le principali sfide e opportunità nel passaggio dal ruolo di postDoc al PlantLab alla responsabilità del JointLab di Syngenta Biologicals?

Dopo aver percorso un decennio in ambito accademico, sono passata al JointLab, un importante polo di innovazione che vede la collaborazione di Syngenta Biologicals, leader globale nel settore dei biologicals per l'agricoltura, e il PlantLab della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Questa transizione mi ha offerto l'opportunità di tradurre le scoperte scientifiche in ambito accademico in innovazioni per la formulazione di nuovi biostimolanti e di applicare le mie conoscenze scientifiche in soluzioni utili per il mondo agricolo.

Può spiegare in termini concreti quali sono gli obiettivi principali del JointLab  con il Sant’Anna e come il laboratorio contribuisce all’innovazione in campo agricolo?

Il nostro obiettivo principale è proprio la ricerca e lo sviluppo nel settore dei biostimolanti. Traduciamo le scoperte scientifiche in innovazioni concrete per la formulazione di nuovi biostimolanti. Contribuiamo all'innovazione agricola sviluppando soluzioni che permettono alle piante di migliorare le proprie performance produttive, affrontare condizioni ambientali sempre più stressanti e critiche. Lo facciamo stimolando processi naturali per migliorare la tolleranza agli stress, ottimizzare l'uso dei nutrienti e aumentare la qualità delle produzioni agrarie, mirando a un'agricoltura sempre più sostenibile.

Come vengono utilizzate le scienze omiche nel suo laboratorio per comprendere i meccanismi d’azione dei biostimolanti, e quali risultati hanno avuto maggiore impatto finora.

Il mio team, composto da tre persone, si occupa di trascrittomica e genomica. Questo approccio scientifico-tecnologico ci consente di studiare come il mix di molecole e sostanze che compongono i biostimolanti possano, attraverso la modulazione di specifici geni, tradursi in effetti fisiologici specifici. La tecnologia trascrittomica, in particolare, ci permette di studiare l'espressione dei geni delle piante su larga scala. Questo è fondamentale per identificare i geni chiave coinvolti nei processi biologici attivati dai biostimolanti e per sviluppare strategie di miglioramento produttivo mirate e sostenibili. I biostimolanti ci aiutano a mantenere un equilibrio fra le richieste pressanti di un'agricoltura più sostenibile e la sfida di nutrire una popolazione mondiale in costante crescita.

In che modo la ricerca del suo team aiuta le piante ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico e a migliorare la resilienza delle colture?

La nostra ricerca si concentra sullo sviluppo di biostimolanti che permettono alle piante di migliorare le proprie performance produttive, affrontando condizioni ambientali sempre più stressanti e critiche, come quelle causate dal cambiamento climatico. Questi prodotti stimolano processi naturali della pianta stessa, migliorando la sua tolleranza agli stress, ottimizzando l'uso dei nutrienti e aumentando la qualità delle produzioni agrarie. Questo contribuisce a un'agricoltura più sostenibile, essenziale per la resilienza delle colture in questo contesto di crisi climatica.

Quali strategie utilizza per guidare il suo team, favorire la collaborazione scientifica e stimolare la creatività all’interno del JointLab?

Credo che il mio modo di guidare il gruppo di ricerca sia proprio questo: cerco di stabilire un rapporto empatico con i miei collaboratori. Credo che la leadership femminile si contraddistingua solitamente per una maggiore empatia, che è alla base di ogni successo collettivo. La cooperazione e un ambiente sereno portano in evidenza le potenzialità nascoste delle persone. Se vogliamo usare una metafora sportiva, preferisco i giochi di squadra agli sport individuali. Sono convinta che i successi per me siano sempre conquiste ottenute a livello di team.

Che rapporto ha con il tempo?

Ho un rapporto molto intenso con il tempo. Lavoro molto e tendo a lasciarmi coinvolgere a pieno in ciò che faccio, anche in attività che hanno una componente più ricreativa, perché credo che l’entusiasmo e la passione siano parte integrante del mio modo in cui vivo il lavoro. Allo stesso tempo, sono consapevole del rischio di lasciarsi assorbire completamente dal lavoro, soprattutto in contesti ad alta intensità e responsabilità. Per questo cerco, con impegno, di non sacrificare la mia vita privata: il tempo per sé, per gli affetti e per ciò che nutre l’equilibrio personale come investimento che rende il lavoro stesso più sostenibile, lucido e creativo nel lungo periodo.

Qual è il suo più grande difetto?

Il mio più grande difetto è probabilmente il perfezionismo, unito a una certa severità verso me stessa. L’essere sempre molto esigente mi ha aiutata a mantenere rigore scientifico, attenzione al dettaglio e senso di responsabilità. Allo stesso tempo, sto imparando che l’innovazione nasce anche dall’accettare l’imperfezione e dall’errore. Oggi considero questa consapevolezza una parte importante del mio percorso di crescita professionale.

Ha rimpianti nella vita?

Non ho particolari rimpianti. Anche le scelte più difficili o gli errori hanno contribuito a definire chi sono oggi, come persona e come ricercatrice. Ogni passaggio del percorso — successi, inciampi, cambi di direzione — mi ha insegnato qualcosa. Preferisco guardare avanti con curiosità e responsabilità, portandomi dietro ciò che ho imparato, piuttosto che rimpiangere ciò che non è stato.

Quali consigli darebbe alle giovani donne che vogliono intraprendere una carriera scientifica in settori tradizionalmente dominati dagli uomini? Se dovesse parlare davanti a giovani laureandi e laureande, cosa direbbe loro?

Alle ragazze che stanno per scegliere un indirizzo di studi, raccomando di non lasciarsi scoraggiare. Il mondo agricolo e, più in generale, i campi scientifici offrono opportunità straordinarie e c'è un vasto spazio per il talento femminile. Per realizzare il vostro potenziale, è fondamentale mettersi in gioco con determinazione e passione. Il mondo scientifico, infatti, è già arricchito dalla presenza di tantissime donne che dimostrano ogni giorno come sia possibile eccellere. Spesso si pensa che conciliare famiglia e carriera nel mondo delle scienze sia una sfida ardua, ma non è così se si lavora in aziende che valorizzano il benessere lavorativo e personale. È possibile costruire un percorso professionale di successo e, al contempo, una vita familiare appagante, trovando il giusto equilibrio con il supporto di un ambiente che riconosce l'importanza della collaborazione e del benessere complessivo.

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