27 Gennaio 2026
Fabio Pompei, sx, CEO di Deloitte Italia; Andrea Poggi, dx, Head del Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte
Il report “Italy and India: Partnering for a Shared Future”, realizzato dal Public Policy & Stakeholder Centre di Deloitte per il primo appuntamento della serie “Institutional Breakfast” ha osservato che le aziende europee guardano all’India. Sono stati registrati $470 miliardi di investimenti esteri negli ultimi 10 anni e di stima una crescita del PIL al 6,2% nel 2026.
Infrastrutture urbane, manifatturiero avanzato, bioeconomia e intelligenza artificiale sono tra i settori a più alto potenziale per le imprese italiane che guardano all’India. È quanto emerge dal paper, che analizza le traiettorie di sviluppo di un’economia destinata a diventare nel 2026 la quarta al mondo. Oggi l’India genera oltre il 17% della crescita del PIL globale, pur rappresentando l’8,5% dell’economia mondiale, confermandosi come uno dei principali motori dello sviluppo internazionale.
Viene sottolineato inoltre come l’intensificazione delle relazioni economiche tra Unione Europea e India – anche alla luce del Free Trade Agreement UE-India – possa creare nuove opportunità concrete per il sistema produttivo italiano, favorendo l’accesso ai mercati, la riduzione delle barriere tariffarie, l’integrazione delle catene del valore e la mobilità dei talenti. Nel complesso, l’area economica UE-India arriverebbe a rappresentare circa 2 miliardi di consumatori e il 20% del PIL globale.
Sul piano commerciale, l’interscambio tra India e Unione Europea ha raggiunto quasi 130 miliardi di euro nel 2024, mentre quello con l’Italia si attesta intorno ai 14 miliardi di euro, con l’obiettivo governativo di arrivare a 20 miliardi entro il 2029. Un’espansione che apre spazi significativi per le imprese italiane in diversi comparti strategici, mappati nel report: manifatturiero avanzato, tecnologie digitali, space economy, bioeconomia e servizi di connettività.
In particolare, le stime indicano che entro il 2035 la manifattura potrebbe superare il 25% del PIL indiano, generando oltre 100 milioni di posti di lavoro qualificati entro il 2047 e posizionando il Paese tra i primi tre hub globali della produzione industriale avanzata. La bioeconomia rappresenta un ulteriore ambito di forte sviluppo: passata da 10 miliardi di dollari nel 2014 a 165,7 miliardi nel 2024, contribuisce oggi al 4,2% del PIL indiano e può rispondere alle esigenze europee di diversificazione delle catene farmaceutiche.
Il paper sottolinea anche l’imponente fabbisogno di infrastrutture urbane, stimato in 840 miliardi di dollari entro il 2047, anno in cui la classe media indiana rappresenterà circa il 60% della popolazione. Un contesto che rafforza le opportunità per le imprese italiane attive nei settori dell’ingegneria, delle costruzioni, dell’energia e delle tecnologie per le città intelligenti.
Le relazioni economiche tra Italia e India sono già solide: l’Italia è oggi il terzo partner europeo per l’export verso l’India e il quarto per l’import, con oltre 800 aziende italiane presenti stabilmente nel Paese, circa 60 mila addetti e un fatturato complessivo vicino ai 12 miliardi di dollari. Accanto ai settori tradizionali, stanno emergendo nuove opportunità nell’intelligenza artificiale, ambito nel quale l’India si colloca al secondo posto mondiale per diffusione delle competenze, davanti a Regno Unito e Germania. Una leadership confermata anche dalla scelta di Nuova Delhi come sede dell’AI Impact Summit nel febbraio 2026, primo grande vertice globale sull’IA nel Sud del mondo.
“Con un’economia che cresce oltre il 6% annuo e genera più del 17% dell’incremento del PIL mondiale, l’India non rappresenta più solo una prospettiva futura ma un potenziale mercato strategico per le imprese italiane”, ha dichiarato Fabio Pompei, CEO di Deloitte Italia. “Come Deloitte mettiamo a disposizione competenze, analisi e relazioni per supportare le aziende nell’accesso a uno dei contesti economici più dinamici a livello globale”.
“Il report evidenzia come la capacità di collegare in modo efficace attori pubblici e privati sia un fattore decisivo per cogliere le opportunità offerte da settori chiave come manifatturiero avanzato, infrastrutture, bioeconomia e intelligenza artificiale”, ha aggiunto Andrea Poggi, Head del Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte.
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