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Brambilla (Deloitte & Touche SpA): "Le aziende più performanti adottano un modello ibrido che integra Made in Italy, tecnologia e internazionalizzazione"

Il Giornale d'Italia ha intervistato Valeria Brambilla, AD di Deloitte & Touche SpA: "Il capitale umano e giovanile è strategico per affrontare la sfida futura dell’introduzione dell’intelligenza artificiale"

27 Gennaio 2026

Valeria Brambilla, AD di Deloitte & Touche SpA, in occasione della Presentazione dell'Osservatorio WHY Italia, è stata intervistata da Il Giornale d'italia.

Come si possono conciliare al meglio sostenibilità e competitività nel mondo del business italiano?

"Dallo studio che abbiamo svolto emerge che le aziende più performanti sono quelle che sono riuscite ad adottare un modello che noi abbiamo chiamato ibrido. Un modello in cui si concilia il Made in Italy, quindi la tradizione, le caratteristiche tipicamente italiane, alla tecnologia, all'internazionalizzazione e alla sostenibilità dei servizi, dei prodotti e della filiera. Questo è un punto strategico che noi dovremmo portare avanti con forza nel prossimo futuro".

Quanto incide la stabilità dei diversi settori sulle strategie di espansione delle imprese italiane?

"Sempre da questo campione di analisi, tutte le imprese che superano i 5 milioni con oltre cinque dipendenti, quindi la buona parte del comparto economico e produttivo del Paese, emerge che la dimensione e/o l'aggregazione conta, perché le grandi e medie imprese hanno saputo affrontare in modo migliore i due grandi shock che abbiamo vissuto negli ultimi anni, vale a dire lo shock pandemico e quello energetico. Sono anche quelle che, avendo un più agevole accesso anche al credito, hanno trasformato l'utilizzo della finanza in modo positivo. La crescita in questo periodo è stata superiore alla crescita dei tassi di interesse dei relativi finanziamenti. Ecco dunque di nuovo un paradigma che emerge da un'analisi oggettiva che è quella di favorire diverse forme aggregative per le filiere e per le piccole e microimprese, al fine di renderle più resilienti per affrontare le incertezze con cui dovremmo avere a che fare nel prossimo futuro, sia quelle geopolitiche sia quelle derivanti dalla digitalizzazione".

Quali criticità emergono per le imprese guardando ai prossimi anni?

"Più che criticità vorrei vederla come opportunità o elemento strategico, ed è il capitale umano, di cui parlo spesso guidando un'azienda di oltre 3300 giovani. Il capitale umano, il capitale giovanile è strategico, per affrontare quello che nei prossimi tre-cinque anni sarà la grande sfida del mondo: l'introduzione delle macchine intelligenti, dell'intelligenza artificiale. Bisogna far leva proprio sul capitale giovanile che non deve essere ridotto in quanto la macchina sostituisce il giovane, tutt'altro: dovremmo utilizzare le nostre competenze per alimentare e interpretare bene queste macchine. Noi abbiamo una tradizione molto forte di educazione, scuole di formazione eccellenti e su questo dovremmo davvero sfruttare un vantaggio competitivo".

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