21 Marzo 2026
Il Regno Unito ha dato la propria autorizzazione agli Stati Uniti per utilizzare le proprie installazioni militari in Medio Oriente per "liberare" lo Stretto di Hormuz dalla chiusura imposta da Teheran dopo l'aggressione americano-israeliana del 28 febbraio. Nella notte, due missili iraniani a medio raggio sono stati lanciati verso la base congiunta Uk-Usa Diego Garcia, a circa 4000 chilometri dall'Iran.
L’escalation tra Iran, Usa e Israele segna un nuovo punto critico: per la prima volta dall’inizio del conflitto, Teheran ha tentato di colpire la base militare congiunta Stati Uniti-Regno Unito di Diego Garcia, situata a quasi 4000 chilometri di distanza.
Secondo fonti confermate da CNN e The Wall Street Journal, l’Iran avrebbe lanciato due missili balistici a medio raggio (MRBM). Uno sarebbe precipitato durante il volo, mentre l’altro è stato intercettato — o quantomeno ingaggiato — da un sistema antimissile statunitense SM-3 lanciato da una nave militare. L’esito dell’intercettazione non è stato ufficialmente chiarito.
L’episodio solleva interrogativi significativi sulle reali capacità missilistiche iraniane. Finora Teheran aveva dichiarato una portata massima di circa 2000 chilometri per i propri MRBM, come il Khorramshahr-4. Tuttavia, esperti militari sottolineano che la gittata può essere estesa sensibilmente riducendo il peso del carico esplosivo, suggerendo che l’Iran potrebbe disporre di capacità superiori.
Parallelamente, il Regno Unito ha compiuto una mossa destinata ad alimentare ulteriormente le tensioni. Il governo guidato dal primo ministro Keir Starmer ha autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare basi britanniche — inclusa Diego Garcia e RAF Fairford — per condurre attacchi contro siti missilistici iraniani ritenuti responsabili di minacce nello Stretto di Hormuz.
La decisione rappresenta un cambio di strategia: fino ad ora, Londra aveva consentito l’uso delle proprie infrastrutture solo per operazioni difensive. Secondo Downing Street, l’obiettivo è “degradare le capacità missilistiche” iraniane.
Il contesto politico resta altamente sensibile. Il presidente statunitense Donald Trump aveva recentemente criticato pubblicamente il Regno Unito per un presunto insufficiente supporto nella campagna contro l’Iran. L’apertura britannica sembra dunque rispondere anche a pressioni alleate.
Dura la reazione di Teheran. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha accusato Londra di mettere “a rischio vite britanniche”, ribadendo il diritto dell’Iran all’autodifesa. Ha inoltre citato sondaggi secondo cui la maggioranza dell’opinione pubblica britannica sarebbe contraria a un coinvolgimento diretto nel conflitto.
Con basi considerate finora “intoccabili” ora potenzialmente vulnerabili, il rischio di un’ulteriore escalation regionale appare sempre più concreto.
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