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Cuba al buio, Trump esulta: “Avrò l’onore di conquistarla”, una petroliera russa è l'ultima speranza, l’Occidente come al solito tace

Quello che sta accadendo a Cuba non è un caso isolato. Dopo aver rovesciato il governo venezuelano e aver partecipato militarmente alle operazioni contro l'Iran, Trump ha messo nel mirino Cuba, lasciando intendere che potrebbe essere il prossimo obiettivo del suo progetto di "cambio di regime"

21 Marzo 2026

E adesso Donald Trump minaccia Cuba: avremo presto un'altra aggressione imperialistica nel nome dell'ipocrisia dei diritti umani?

Fonte: La Presse

C'è un'isola nel Caribe dove le donne partoriscono al buio, negli ospedali senza corrente. Dove il poco cibo disponibile marcisce nei frigoriferi spenti, dove l'acqua non scorre perché le pompe diesel sono ferme, dove la spazzatura si accumula per strada perché i camion non hanno carburante. Dove di notte, all’Avana, si vedono le stelle, con la città avvolta nel buio totale.

Dieci milioni di persone senza cibo, luce e farmaci mentre Rubio il rinnegato affila i coltelli

Quella terra si chiama Cuba. E il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 16 marzo scorso, di fronte a quella scena di desolazione, ha dichiarato con orgoglio ai giornalisti: "Credo proprio che avrò l'onore di conquistare Cuba. Che io la liberi o la prenda — penso di poter fare tutto quello che voglio con essa. È una nazione molto indebolita in questo momento". Parole da colonizzatore d'altri secoli. O forse da gangster di questo.

Il blocco energetico come arma di strangolamento

Il 29 gennaio 2026 Trump ha firmato un ordine esecutivo che ha imposto un blocco petrolifero su Cuba, minacciando dazi contro qualsiasi Paese che potesse pensare di non obbedire all’ordine fornendo carburante all’isola caraibica. Il risultato è stato immediato e brutale. Washington aveva già interrotto i rifornimenti di petrolio venezuelano a Cuba dopo l'operazione militare americana che aveva rimosso Nicolás Maduro dal potere agli inizi di gennaio, eliminando così una fonte che copriva fino al 60% del fabbisogno energetico dell'isola. Il Messico, sotto pressione di Washington, ha sospeso anch’esso temporaneamente le spedizioni di petrolio a Cuba, pur inviando poi navi di aiuti umanitari a febbraio. Il risultato è sotto gli occhi del mondo, di quel mondo che non vuole vedere. Per tre mesi non è entrato carburante nell'isola. Il 16 e 17 marzo la rete elettrica nazionale è collassata per oltre ventinove ore, lasciando al buio circa dieci milioni di persone. Non è stato il primo blackout: il 4 febbraio le province orientali di Guantánamo, Santiago de Cuba, Holguín e Granma avevano subito un'interruzione totale, mentre il 4 marzo lo spegnimento della centrale Antonio Guiteras aveva causato blackout a milioni di cubani nella parte occidentale del Paese. Il Presidente Miguel Díaz-Canel ha dichiarato che il Paese funziona con circa il 40% del carburante di cui ha bisogno. Il che significa che il restante 60% semplicemente manca. Manca la luce. Manca il carburante per i trasporti. Manca il gas per cucinare. Mancano i farmaci, razionati negli ospedali. E manca il cibo. quello che c'è, marcisce.

Rubio il rinnegato

In questa storia c'è un personaggio che merita un capitolo a parte: Marco Rubio, Segretario di Stato degli Stati Uniti, figlio di esuli cubani, che ha fatto del rancore verso L'Avana la sua bandiera politica. Rubio ha rifiutato di discutere un allentamento dell'embargo, dichiarando: "L'embargo è legato al cambiamento politico sull'isola. La loro economia non funziona". Detto dall'uomo che dovrebbe fare diplomazia. Con la sottile ironia di chi sa che quelle parole equivalgono a una condanna a morte lenta per dieci milioni di persone. Rubio è il simbolo di una diaspora che non dimentica e non perdona e che ha trovato in Trump il braccio armato perfetto per la propria vendetta storica. Il guaio è che a pagare il conto sono i pensionati di Avana che mangiano quel che trovano, i bambini che vanno a scuola a orario ridotto per risparmiare energia, i musicisti che non possono lavorare.

La petroliera russa e l'ultima speranza

In questo quadro, arriva quasi come un segnale simbolico la notizia della petroliera russa Anatoly Kolodkin — sanzionata dall'Occidente, ovviamente — diretta verso il terminal di Matanzas con 730.000 barili di greggio. Qualche giorno di respiro. Non di più. La Russia, alleata di Cuba da decenni, ha cercato di riaffermare il proprio impegno a sostenere le autorità dell'Avana nel mezzo della crisi economica del Paese. Ma Mosca ha i propri problemi, e nessuna petroliera può colmare strutturalmente un vuoto che richiede rifornimenti continui.

Trump, la dottrina Monroe e il nuovo imperialismo

Quello che sta accadendo a Cuba non è un caso isolato. È parte di un disegno. Dopo aver rovesciato il governo venezuelano e aver partecipato militarmente alle operazioni contro l'Iran, Trump ha messo nel mirino Cuba, lasciando intendere che potrebbe essere il prossimo obiettivo del suo progetto di "cambio di regime". La Groenlandia, il Messico, il Canale di Panama: Trump non lo nasconde. Anzi, ne va fiero. L'amministrazione Trump vuole che il presidente cubano Díaz-Canel lasci il potere mentre gli Stati Uniti continuano a negoziare con il governo cubano sul futuro dell'isola. "Negoziare" è un eufemismo elegante per descrivere quello che in realtà è un ultimatum sotto ricatto energetico. Gli esperti delle Nazioni Unite hanno

condannato l'ordine esecutivo dell'amministrazione Trump, definendo l'imposizione del blocco petrolifero su Cuba una "grave violazione del diritto internazionale e una seria minaccia a un ordine internazionale democratico ed equo". Parole che cadono nel vuoto più assoluto. Il Segretario Generale dell'ONU, António Guterres, si è detto "estremamente preoccupato" per la situazione umanitaria. Ma le parole, senza azioni, sono aria fritta.

Il silenzio dell'Europa

E l'Europa? Come al solito tace, come quando gli interessi economici con Washington (o con Tel Aviv) sono in gioco. Qualche dichiarazione di circostanza, nessuna azione concreta. Spagna, Bielorussia, Iran, Vietnam e l'Unione Africana hanno espresso sostegno a Cuba. Non l'Unione Europea come istituzione. Non i grandi governi del Vecchio Continente. Nel frattempo, i cubani descrivono la propria quotidianità come una corsa contro il tempo: brevi finestre di elettricità durante le quali si cucinano i pasti, si fa il bucato, si caricano i telefoni, mentre il cibo — quando lo si riesce a comprare — marcisce non appena i frigoriferi tornano spenti. Una donna di 71 anni, Mercedes Velazquez, ha detto all'Associated Press: "Siamo qui ad aspettare di vedere cosa succede". Un'altra, Dayana Machin, ha invitato i concittadini a prepararsi con stufe a legna, pannelli solari per chi può permetterseli, riserve d'acqua e di gas. Così si vive a Cuba nel marzo 2026. Con la dignità di chi resiste e la stanchezza di chi aspetta. E Trump, follemente, stupidamente e pericolosamente, esulta.

di Eugenio Cardi

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