16 Marzo 2026
Collocazione geografica dei 300 incidenti registrati dal CEObs in data 10 Marzo (fonte: ceobs.org)
La guerra di Stati Uniti ed Israele contro l'Iran, rapidamente degenerata in un conflitto esteso a tutta la regione mediorientale, sta facendo pesare le sue conseguenze non solo sul piano economico, energetico, politico-sociale, ma anche sul fronte ambientale. A dirlo sono i recenti rilevamenti condotti dal CEObs, il Conflict and Environmental Observatory, ovvero l'organizzazione britannica attenta al monitoraggio dei rischi ambientali ed ecosistemici conseguenti allo scoppio di conflitti armati.
Il grave caso di cronaca bellica che ha sollevato preoccupazioni in termini di inquinamento ambientale e salute pubblica è stato il bombardamento israeliano sui circa 30 depositi di greggio a Teheran. Quei raid avevano subito fatto scattare l'allarme della Protezione Civile e della Mezzaluna Rossa, perché oltre agli incendi seguiti, Teheran si era trovata avvolta in una nube tossica fatta di sostanze inquinanti "dannose per pelle e polmoni". Sostanze che non solo si sono unite ai processi di condensa generando piogge acide, ma che, secondo gli esperti, avranno conseguenze di lunga durata sulla salute pubblica. Dopo i bombardamenti dei depositi di greggio infatti, nell'aria sono state liberate ingenti quantità di idrocarburi, ossidi di zolfo e azoto, e altre sostanze tossiche.
Fino a sei giorni fa il CEObs comunicava di aver identificato oltre 300 incidenti di cui 232 potenzialmente rischiosi per l'ambiente. Incidenti per la maggior parte concentrati entro i confini iraniani, ma che pure coinvolgono Paesi limitrofi come Iraq, Israele, Kuwait, Giordania, Cipro, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Oman e Azerbaigian. I tipi di inquinamento, precisa l'Osservatorio, sono diversi, primo fra tutti quello legato ad attacchi su siti militari, nonché aeroporti, strutture navali, depositi di armi, siti di produzione bellica. "Molte delle più grandi strutture militari iraniane si trovano nelle aree rurali, o nel sottosuolo, complicando la valutazione dei danni e potenzialmente riducendo i rischi di esposizione umana" avverte CEObs, pur specificando come "altri siti in Iran, Libano e Golfo si trovano vicino alle città, aumentando i rischi di esposizione pubblica per gli inquinanti".
Il caso di Teheran è, da questo punto di vista, emblematico: non solo infrastrutture civili risultano vicine e connesse a postazioni militari, ma la stessa geografia influenza "la mobilità degli inquinanti (...)la catena montuosa di Alborz (...) spesso intrappola lo smog e l'inquinamento (...). Gli edifici ad alto rialzo ostacolano anche il flusso del vento, riducendo la dispersione degli inquinanti dei conflitti e peggiorando la qualità dell'aria". Ad ogni esplosione, l'aria si riempie di metalli pesanti, propellenti, PFAS, ma questi effetti sono da accompagnare anche alle diossine, ai furani e al particolato originato dagli incendi.
Anche sul fronte marino i rischi ecosistemici sono importanti, dopo che navi e petroliere sono da giorni obiettivi militari tanto dell'Iran quanto degli alleati occidentali. "Le navi affondate e le infrastrutture portuali danneggiate possono presentare significativi rischi di inquinamento, anche da combustibili e oli. L’inceppamento elettromagnetico diffuso nel Golfo ha ulteriormente aumentato i rischi" informa l'Osservatorio. Quindi, i problemi ecosistemici correlati ad attacchi contro impianti nucleari che, al momento, risultano "limitati", senza cioè significativi rilasci radioattivi. E le ripercussioni legate alla distruzione di impianti di dissalazione.
"I danni alle piante di dissalazione hanno il potenziale per causare danni ambientali: sostanze chimiche utilizzate nel processo di dissalazione tra cui ipoclorito di sodio, cloruro ferrico e acido solforico. Le piante scaricano abitualmente acqua ipersalina nel Golfo, e gli scarichi già esercitano pressione sugli ambienti costieri e marini" informa CEObs, avvertendo delle pesanti conseguenze che la mancanza di acqua potabile ha sul benessere della popolazione.
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