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Iran, l'ipotesi della missione di sequestro Usa-Israele dell'uranio: necessari 50mila soldati in un'invasione di terra - RETROSCENA

Secondo il senatore Chris Coons gli Usa valutano un raid con forze speciali sui siti nucleari iraniani: servirebbero fino a 50mila soldati e l’operazione rischia di scatenare una guerra

13 Marzo 2026

Mappa dei siti nucleari Iran

Mappa dei siti nucleari Iran, fonte: Telegram, @newrules

Negli scorsi giorni, molte voci, anche autorevoli, hanno avanzato l'ipotesi di una missione israelo-americana per sequestrare l'uranio arricchito nei tunnel sotto i siti nucleari iraniani. L'operazione sarebbe però decisamente complicata: significherebbe infatti un'invasione dell'Iran via terra, con almeno 50 mila soldati di stanza sul territorio. Una cifra altissima e un impegno troppo vincolante per molti statunitensi. Inoltre, i siti nucleari in Iran sono molteplici e sparsi per il territorio, oltre che molto protetti: l'operazione prospettata sembra quasi impossibile.

Iran, l'ipotesi della missione di sequestro Usa-Israele dell'uranio: necessari 50mila soldati in un'invasione di terra - RETROSCENA

Gli Stati Uniti starebbero valutando uno scenario militare estremamente complesso: la possibilità di sequestrare o neutralizzare i principali siti nucleari iraniani attraverso un’operazione con forze speciali supportate da un vasto dispiegamento di truppe. A parlarne è stato il senatore democratico Chris Coons, secondo cui l’amministrazione del presidente Donald Trump starebbe studiando un piano che coinvolgerebbe anche unità israeliane.

Secondo le informazioni emerse, l’operazione non sarebbe un semplice bombardamento aereo ma un’azione militare molto più ampia, con forze speciali statunitensi e israeliane pronte a intervenire direttamente sul terreno per prendere il controllo o distruggere le infrastrutture chiave del programma nucleare di Iran.

Il principale ostacolo è rappresentato dalla struttura stessa del programma nucleare iraniano. Le installazioni sono distribuite in diverse regioni del Paese e molte di esse sono fortemente fortificate e costruite in profondità nel sottosuolo. Tra gli impianti più sensibili figurano quelli di Natanz e Fordow, progettati proprio per resistere ad attacchi militari.

Per affrontare una simile missione, gli analisti stimano che Washington potrebbe dover mobilitare tra 30 mila e 50 mila militari. Le unità d’élite – come Delta Force o Navy SEALs – sarebbero incaricate di infiltrarsi nei siti, conquistare i punti di accesso e neutralizzare le forze iraniane presenti.

La maggior parte del contingente, tuttavia, non parteciperebbe direttamente all’assalto. Circa 15 mila-25 mila soldati sarebbero necessari per garantire il supporto logistico dell’operazione: sicurezza degli aeroporti militari, gestione dei rifornimenti, evacuazioni mediche e coordinamento dei movimenti delle truppe.

Un ulteriore contingente di 10 mila-15 mila militari dovrebbe essere schierato come forza di riserva e protezione, considerando che l’esercito iraniano opererebbe sul proprio territorio e potrebbe contare su una rete difensiva consolidata.

Proprio la portata dell’operazione rappresenta il principale elemento di deterrenza. Un dispiegamento di decine di migliaia di soldati e le necessarie preparazioni logistiche renderebbero evidente l’imminenza di una guerra su larga scala, molto più ampia di un raid mirato.

Per questo motivo, secondo diversi esperti militari, Washington potrebbe preferire opzioni più limitate, come attacchi aerei o cyber operazioni, a meno che non abbia la certezza che Teheran non reagirebbe con ritorsioni dirette contro obiettivi statunitensi o alleati nella regione.

Con il conflitto regionale già in corso e le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran in forte aumento, l’eventuale operazione terrestre contro i siti nucleari iraniani rappresenterebbe una delle azioni militari più rischiose e complesse degli ultimi decenni.

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