09 Marzo 2026
Gli Stati Uniti e Israele starebbero attualmente valutando di sequestrare l'uranio arricchito al 60% iraniano tramite un'"operazione di forze speciali di terra" nei tunnel del sito nucleare di Isfahan.
Washington e Tel Aviv starebbero valutando la possibilità di inviare forze speciali in territorio iraniano per prendere il controllo dello stock di uranio altamente arricchito di Teheran. L’ipotesi, riportata da diversi media statunitensi tra cui Axios, Bloomberg e il New York Times, emergerebbe dalle discussioni strategiche in corso tra i due Paesi nel contesto della guerra in corso tra Israele, Usa e Iran.
Secondo fonti citate da Axios, l’idea allo studio prevederebbe un'operazione mirata di forze speciali per "mettere in sicurezza il materiale nucleare iraniano" in una fase successiva del conflitto, qualora le capacità militari di Teheran venissero sufficientemente indebolite. L’operazione non sarebbe concepita come un'invasione terrestre su larga scala, ma come una missione limitata e altamente specializzata.
“Non si tratta di uno scenario tipo Fallujah”, ha spiegato una delle fonti citate dal portale statunitense, riferendosi alla violenta battaglia urbana combattuta in Iraq nel 2004. “L’operazione di cui si discute sarebbe molto più mirata”.
Uno dei principali siti sotto osservazione sarebbe il complesso nucleare di Isfahan, dove nuove informazioni dell’intelligence statunitense avrebbero individuato un possibile punto di accesso segreto ai tunnel sotterranei. Secondo il New York Times, una parte delle riserve di uranio altamente arricchito dell’Iran potrebbe essere nascosta proprio in queste infrastrutture sotterranee.
Le valutazioni dell’intelligence indicano che Teheran potrebbe riuscire a recuperare il materiale nucleare rimasto intrappolato sotto strutture danneggiate dai bombardamenti condotti nei mesi scorsi. Questo scenario starebbe spingendo l’amministrazione del presidente Donald Trump a considerare l’ipotesi di un’operazione per mettere in sicurezza l’uranio prima che possa essere recuperato o trasferito altrove.
Secondo Bloomberg, gli Stati Uniti e Israele ritengono che l’Iran possieda circa 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, una quantità considerata vicina alla qualità militare. Parte di questo materiale, circa 441 chilogrammi, non sarebbe stata verificata dagli ispettori internazionali per diversi mesi, alimentando le preoccupazioni sulla sua esatta collocazione.
Le possibili opzioni operative discusse includerebbero due scenari principali. Il primo prevede la rimozione fisica del materiale nucleare dal territorio iraniano. Il secondo contemplerebbe invece l’arrivo di esperti nucleari internazionali, potenzialmente anche dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), con l’obiettivo di diluire o neutralizzare l’uranio arricchito.
Resta tuttavia incerto se una simile missione sarebbe guidata dagli Stati Uniti, da Israele o da una operazione congiunta tra i due Paesi. Secondo le fonti citate da Axios, un’azione del genere verrebbe presa in considerazione solo nel caso in cui le capacità militari iraniane fossero sufficientemente indebolite da non rappresentare una minaccia significativa per le truppe coinvolte.
Anche l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha dichiarato in un’intervista che Israele starebbe valutando diverse opzioni per impedire all’Iran di mantenere il controllo del proprio uranio arricchito, senza escludere la possibilità di un’operazione terrestre limitata.
Nel frattempo, il presidente Trump ha affermato che un eventuale intervento per mettere in sicurezza l’uranio iraniano “potrebbe essere una grande cosa”, pur precisando che al momento la priorità militare resta l’indebolimento delle capacità del Paese.
L’eventuale ingresso di truppe statunitensi o israeliane in Iran rappresenterebbe tuttavia un salto di livello significativo nel conflitto, con possibili ripercussioni sull’intero equilibrio strategico del Medio Oriente.
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