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Iran, "Israele colpisce sedi di sicurezza interna per aizzare manifestanti e fare regime-change, ma iraniani non protestano"

Secondo il Wsj i raid mirano a indebolire Pasdaran e polizia, ma analisti e fonti internazionali affermano che in Iran non ci sono proteste sufficienti per un cambio di regime

09 Marzo 2026

Iran, "Israele colpisce sedi di sicurezza interna per aizzare manifestanti e fare regime-change, ma iraniani non protestano"

Secondo fonti vicine all'intelligence israeliana, Tel Aviv starebbe colpendo con i suoi raid le sedi di sicurezza interna iraniane, come il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), la milizia Basij e polizia. Questa direzione d'attacco sarebbe stata presa, nei piani di Israele, per aizzare eventuali manifestazioni a Teheran per condurre poi a un regime-change dall'interno. Secondo fonti internazionali, però, gli iraniani sarebbero distanti dal voler protestare.

Iran, "Israele colpisce sedi di sicurezza interna per aizzare manifestanti e fare regime-change, ma iraniani non protestano"

I raid israeliani contro obiettivi in Iran starebbero colpendo in modo mirato le strutture della sicurezza interna della Repubblica islamica, tra cui le Guardie rivoluzionarie, la milizia Basij, unità di polizia e apparati di intelligence. L’obiettivo, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, sarebbe quello di indebolire la capacità del governo iraniano di controllare il territorio e reprimere eventuali proteste interne.

Secondo fonti citate dal quotidiano statunitense, la strategia israeliana punterebbe a colpire i pilastri della sicurezza del sistema politico iraniano nella speranza che un indebolimento delle strutture di controllo possa favorire una mobilitazione popolare contro il governo.

Le Irgc e la milizia Basij rappresentano infatti due dei principali strumenti con cui la leadership iraniana mantiene il controllo della sicurezza interna. Colpire queste strutture, sostengono alcuni osservatori, potrebbe teoricamente ridurre la capacità dello Stato di contenere proteste su larga scala.

Tuttavia, diversi analisti intervistati dal Wall Street Journal sottolineano che i soli attacchi aerei difficilmente potrebbero provocare un cambio di regime. Nonostante le pressioni militari e le tensioni interne, il governo iraniano mantiene ancora il controllo della maggior parte delle forze armate, delle agenzie di sicurezza e dell’apparato statale.

Anche diverse fonti diplomatiche e analisti internazionali evidenziano che, almeno per il momento, non si registrano nel Paese sollevazioni popolari su larga scala in grado di mettere seriamente in discussione la stabilità del sistema politico. Pur esistendo malcontento economico e sociale in varie aree dell’Iran, non sono emerse proteste diffuse e coordinate tali da rappresentare una reale minaccia per la sopravvivenza del governo.

Secondo gli osservatori, eventuali scenari di “regime-change” richiederebbero infatti una combinazione di fattori molto più complessa: mobilitazioni interne massicce, fratture nelle élite politiche e militari e una perdita di controllo delle strutture di sicurezza.

Per ora, spiegano gli analisti, la leadership iraniana continua a mantenere il controllo degli apparati coercitivi e delle principali leve del potere, rendendo improbabile che i bombardamenti, da soli, possano provocare un collasso del sistema politico.

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