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Iran, opzioni attacco Usa: dalla campagna estesa per uccidere leader Teheran a raid contro siti nucleari e missili balistici - RETROSCENA

Vertice nella Situation Room: presentati a Trump piani che vanno da raid mirati a una campagna estesa contro l’Iran. Decisione ancora sospesa

19 Febbraio 2026

Iran, ultimatum di Trump a Khamenei: “Sedetevi al tavolo e negoziate, no armi nucleari, non fate accadere nuovo attacco, sarà molto peggiore”

Trump-Khamenei Fonte: X @SumitHansd

Secondo fonti del deepstate, il presidente statunitense Donald Trump avrebbe sul tavolo diverse opzioni per ordinare un attacco Usa, probabilmente coadiuvato da Israele. Ieri sera si è riunita infatti la Situation Room nella Casa Bianca per informare il tycoon della situazione in Medio Oriente e di come proseguire in caso di un'escalation militare.

The Donald avrebbe davanti due principali piani per Teheran: una campagna estesa volta a uccidere un gran numero di leader politici e militari iraniani oppure un insieme di raid mirati contro siti nucleari e missili balistici. In entrambi i casi, l'offensiva statunitense avrebbe un obiettivo di fondo: cercare di indebolire il governo iraniano agli occhi del mondo e, soprattutto, dei propri cittadini, in modo tale da scatenare altre proteste e portare a un regime-change.

Iran, opzioni attacco Usa: dalla campagna estesa per uccidere leader Teheran a raid contro siti nucleari e missili balistici - RETROSCENA

Nella Situation Room della Casa Bianca sono state presentate al presidente Donald Trump tutte le principali opzioni militari contro l’Iran, in un vertice ad alto livello con i vertici della sicurezza nazionale. Secondo quanto riferito da CBS News, i comandanti militari hanno assicurato che le forze armate statunitensi sarebbero pronte a colpire già nel fine settimana, pur precisando che una decisione definitiva non è stata ancora presa.

Diverse fonti del deepstate hanno riferito che sul tavolo del presidente figurano scenari molto diversi tra loro. Tra le opzioni più drastiche vi sarebbe una campagna estesa mirata a neutralizzare decine di leader politici e militari iraniani, con l’obiettivo dichiarato di indebolire o rovesciare l’attuale leadership di Teheran. Un’alternativa più circoscritta prevederebbe invece raid aerei limitati contro infrastrutture nucleari e siti missilistici balistici.

Secondo Reuters, l’incontro nella Situation Room ha visto la partecipazione dei principali consiglieri per la sicurezza nazionale, che hanno illustrato lo stato di preparazione delle forze già dispiegate in Medio Oriente.

Nonostante la prontezza operativa dichiarata dal Pentagono, Trump non avrebbe ancora sciolto la riserva. Le discussioni, secondo funzionari citati dai media statunitensi, restano “fluide e in corso”, mentre il presidente valuta costi, rischi e possibili conseguenze regionali e globali di un’azione militare.

Nel frattempo, il Dipartimento della Difesa ha avviato il trasferimento di parte del personale non essenziale dal Medio Oriente come misura precauzionale. Parallelamente, il segretario di Stato Marco Rubio è atteso in visita in Israele nelle prossime settimane, in un contesto di stretto coordinamento con il governo di Tel Aviv.

La finestra temporale resta incerta: sebbene l’esercito sia pronto a intervenire anche entro pochi giorni, la Casa Bianca non ha ancora imboccato la strada dell’azione. La decisione finale spetta al presidente, chiamato a scegliere tra pressione diplomatica e opzione militare in uno dei momenti più delicati per la sicurezza internazionale.

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