19 Febbraio 2026
Trump-Netanyahu e Khamenei
Il Medio Oriente si prepara a un weekend di altissima tensione. Fonti trapelate dall'intelligence americana e israeliana descrivono come imminente l'attacco verso l'Iran, possibile anche in questo fine settimana. Si stima, infatti, che entro domenica mattina tutte le forze americane e alleate saranno completamente dispiegate nella regione, con l'arrivo della seconda portaerei inviata, la Uss Gerald R. Ford, a largo delle coste israeliane. Intanto, Teheran si prepara a sua volta ai venti di guerra: insieme a Cina e Russia ha chiuso temporaneamente lo Stretto di Hormuz per esercitazioni militari congiunte e ha ricevuto da Mosca elicotteri militari.
Gli Stati Uniti stanno concentrando in Medio Oriente la più ampia potenza aerea dalla guerra in Iraq del 2003, in un’escalation che molti osservatori leggono come preparazione concreta a un possibile attacco contro l’Iran. Secondo fonti citate da Axios, nelle ultime 24 ore oltre 50 caccia — tra F-35, F-22 e F-16 — sono stati trasferiti nell’area operativa di EUCOM e CENTCOM, insieme a decine di aerei cisterna KC-135 e velivoli radar E-3 AWACS, veri e propri centri di comando volanti.
Il rafforzamento riguarda in particolare la base giordana di Muwaffaq Salti e quella saudita di Prince Sultan, dove sono confluiti anche F-15E Strike Eagle e assetti per la guerra elettronica EA-18G Growler. A Ramstein (Germania) e nel Regno Unito sono transitati ulteriori velivoli di supporto, mentre almeno 40 missioni di trasporto strategico C-17 e C-5 hanno collegato gli Stati Uniti alle basi europee in rotta verso il teatro mediorientale. Analisti militari sottolineano che l’invio di una quota significativa della flotta AWACS — su un totale limitato di velivoli pienamente operativi — rappresenta un segnale di preparazione per operazioni aeree complesse.
Sul fronte navale, la portaerei Uss Gerald R. Ford ha lasciato i Caraibi ed è entrata ieri nel Mediterraneo, attivando il sistema di identificazione nei pressi dello Stretto di Gibilterra. Secondo stime di osservatori indipendenti, se manterrà l’attuale velocità potrebbe trovarsi al largo delle coste israeliane entro domenica mattina, pronta a contribuire alla difesa contro un’eventuale rappresaglia iraniana o a sostenere operazioni offensive. Nella stessa giornata è prevista una riunione del gabinetto di sicurezza israeliano, inizialmente fissata per giovedì e poi rinviata, alimentando le già abbastanza certe speculazioni su un coordinamento strategico tra Washington e il governo di Benjamin Netanyahu.
Secondo diverse fonti americane, i colloqui indiretti di Ginevra non avrebbero prodotto progressi sostanziali. Un alto funzionario ha definito l’ultimo round negoziale “un hamburger ripieno di niente”. Il presidente Donald Trump sarebbe sempre più spazientito: alcuni consiglieri stimano alta la probabilità di un’azione militare nelle prossime settimane, se non addirittura nel fine settimana, pur in assenza di una decisione definitiva.
Teheran, dal canto suo, si prepara allo scenario peggiore. L’Iran ha messo in sicurezza la leadership politica e militare, rafforzato i siti nucleari e avviato esercitazioni congiunte navali con Russia e Cina. Le unità dei Pasdaran sorvegliano costantemente lo Stretto di Hormuz, arteria cruciale per il commercio energetico globale, mentre immagini satellitari mostrano opere di fortificazione attorno a strutture sensibili come Natanz e Isfahan, con tunnel ricoperti di terra e nuove coperture in cemento.
La Casa Bianca insiste pubblicamente sulla via diplomatica, ma ribadisce che impedirà “in un modo o nell’altro” all’Iran di dotarsi di armi nucleari. In parallelo, Israele mantiene il massimo livello di allerta, preparando piani contro Hezbollah e altri alleati regionali di Teheran e fomentando l'attacco militare statunitense contro Teheran.
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