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Iran, Israele e Usa aumentano livello di allerta, Teheran mobilita esercito in Stretto di Hormuz, Pezeshkian: "Pronti al martirio"

La crisi tra Usa-Israele-Iran si sta avvicinando sempre più ad un punto di non ritorno: Washington riferisce che Trump non sarebbe rimasto "contento" dagli ultimi colloqui, e minaccia un nuovo ultimatum. Israele prepara la mobilitazione mentre Teheran è pronta ad attuare la cosiddetta "strategia a mosaico"

18 Febbraio 2026

Iran, Israele e Usa aumentano livello di allerta, Teheran mobilita esercito in Stretto di Hormuz, Pezeshkian: "Pronti al martirio"

"Saremmo orgogliosi di diventare martiri. Non temiamo il martirio, saremmo orgogliosi se ciò accadesse": così il presidente dell'Iran Masoud Pezeshkian nel mezzo di una crisi diplomatica tra Teheran e Washington che sta peggiorando di ora in ora.

Iran, Israele e Usa aumentano livello di allerta, Teheran mobilita esercito in Stretto di Hormuz, Pezeshkian: "Pronti al martirio"

L'escalation tra Iran, Stati Uniti e Israele sembra essere vicina ad un punto di non ritorno. Nonostante le delegazioni statunitensi ed iraniane, coinvolte nell'ultimo difficile round di negoziati a Ginevra, abbiano formalmente dichiarato che i colloqui hanno "fatto progressi", le divergenze tra le parti restano troppo accentuate. Da un lato, Washington è tornata ad insistere sullo smantellamento delle armi nucleari iraniane definendolo necessario e perseguibile "in un modo o nell'altro". Dall'altro Teheran, dove la guida suprema islamica Ali Khamenei ha nettamente respinto la possibilità di qualsiasi accordo "se ci toglieranno il nucleare", e ha minacciato di affondare la portaerei statunitense nel Golfo.

Un nuovo caveat da parte statunitense è arrivato proprio nelle ultime ore: "Gli Stati Uniti stanno dando all'Iran un ultimatum: smantellare il programma nucleare o valutare 'altre possibilità'" che, tradotto, allude alla possibilità sempre più palpabile di un attacco armato contro Teheran. Attacco che, secondo un consigliere del presidente Trump, sta raggiungendo il "90% di possibilità" di concreta attuazione. L'operazione militare che ci si aspetta "nelle prossime settimane" viene descritta come una guerra vera e propria, come confermerebbe il massiccio arsenale bellico messo in movimento da Trump nel Medio Oriente. Eppure, gli Stati Uniti non sono gli unici a mobilitare l'apparato militare. Anche Israele sta innalzando i livelli di allerta, preparandosi ad un attacco congiunto con gli Usa che potrebbe superare, per portata, di gran lunga la guerra dei 12 giorni del Giugno 2025 scorso.

A conferma di ciò il fremito presente nelle cancellerie politiche israeliane: il primo ministro Netanyahu ha convocato diversi incontri di alto livello in materia di "sicurezza" per fare il punto su preparazionepiani di coordinamento. Parallelamente, anche l'Iran si sta preparando con una massiccia mobilitazione di forze verso lo Stretto di Hormuz, tra fortificazione dei siti nucleari e rafforzamento della difesa interna. In particolare, le mosse del regime islamico puntano alla cosiddetta strategia di "difesa a mosaico" con cui "disperdere" le unità militari garantendo flessibilità e autonomia di gestione ai comandanti.

Intanto, a quanto risulta, una nave da guerra russa è giunta nella città iraniana di Bandar Abbas, nei pressi di Hormuz, in vista di un'esercitazione militare programmata per domani, giovedì 19 Febbraio. Tra gli obiettivi della cooperazione, riferisce Hassan Maghsoodloo comandante del primo distretto navale della Marina della Repubblica Islamica, vi sarebbe la "cooperazione navale" con la Russia, nonché "il coordinamento per contrastare le attività che minacciano la sicurezza marittima".

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