18 Febbraio 2026
Droni Usa al confine con Iran, fonte: Telegram, @geopolitics_prime
Cantieri navali: il sorpasso silenzioso
I numeri parlano chiaro. Negli ultimi anni la Cina ha accelerato nella produzione di sottomarini, inclusi quelli a propulsione nucleare, con un ritmo che gli Stati Uniti faticano a eguagliare. Se lo stock complessivo resta favorevole a Washington, la dinamica produttiva segnala un’inversione di tendenza. Il ritardo del programma Columbia e le difficoltà denunciate dagli stessi vertici della marina americana mostrano una realtà industriale meno solida di quanto la retorica suggerisca. La superiorità tecnologica qualitativa non basta se i tempi di consegna si allungano e i costi esplodono. Nel combattimento navale, la massa critica conta. Pechino, inoltre, dispone di una flotta convenzionale ampia e adatta alla difesa costiera, elemento decisivo in uno scenario indo-pacifico dove la profondità strategica è un fattore chiave. L’Occidente scopre così che la potenza industriale è tornata a essere il vero moltiplicatore di forza.
Alta velocità: la vittoria del modello statale
Ancora più impressionante è la trasformazione ferroviaria. In poco più di vent’anni la rete ad alta velocità cinese ha superato i 50.000 chilometri, contro gli 8.500 dell’intera Unione Europea. Ogni giorno milioni di passeggeri viaggiano su treni che sono diventati simbolo di modernità e integrazione territoriale. Il punto non è solo infrastrutturale ma sistemico. La compagnia pubblica opera alcune linee in perdita, ma il beneficio collettivo compensa. Riduzione delle emissioni, minore dipendenza dall’auto privata, coesione sociale: il modello dimostra che la pianificazione strategica può superare il dogma del profitto immediato. In Occidente, invece, la frammentazione e la logica finanziaria di breve periodo hanno spesso frenato investimenti strutturali. La lezione è chiara: senza una visione industriale di lungo termine, il vantaggio competitivo evapora.
Africa: la mossa commerciale che cambia gli equilibri
L’eliminazione dei dazi su quasi tutte le esportazioni africane verso la Cina rappresenta un passaggio epocale. Non è una risposta contingente alle tensioni con Washington, ma parte di un disegno strategico maturato nel quadro del FOCAC. Con 53 Paesi coinvolti, l’Africa trova in Pechino un partner alternativo in un momento di incertezza globale. L’obiettivo è riequilibrare un interscambio oggi sbilanciato, favorendo la crescita di settori a valore aggiunto e rafforzando la Belt and Road Initiative. Per molte economie africane significa diversificazione e investimenti; per la Cina, consolidamento di una rete commerciale e politica destinata a incidere sugli equilibri mondiali.
Medio Oriente: prudenza americana, fermezza iraniana
Parallelamente, in Medio Oriente riprendono i contatti tra Iran e USA per evitare un conflitto che Israele vedrebbe con favore. Washington appare cauta: una guerra diretta comporterebbe rischi enormi, dal possibile blocco dello Stretto di Hormuz alle ripercussioni sui mercati energetici. Teheran ha sviluppato capacità missilistiche e droni che rendono lo scenario imprevedibile. Una guerra sarebbe esistenziale per l’Iran, che reagirebbe con tutti i mezzi. Anche per questo, la Casa Bianca sembra preferire la strada negoziale o, al limite, soluzioni indirette.
Un tempo che non gioca per l’Occidente
Il filo che unisce questi scenari è il fattore tempo. La Cina consolida la propria base industriale e amplia le alleanze; l’Iran rafforza la propria deterrenza; la Russia osserva e coopera nell’asse eurasiatico. L’Occidente, invece, appare diviso e industrialmente appesantito. Non è questione ideologica ma strutturale: chi produce di più e pianifica meglio detta il ritmo. La geopolitica del XXI secolo torna a fondarsi su acciaio, energia e infrastrutture. Il mondo multipolare non è più un’ipotesi accademica: è una realtà che avanza, silenziosa ma inesorabile.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia