19 Febbraio 2026
Francesca Albanese, fonte: imagoeconomica
Dopo le varie richieste di dimissioni dal suo ruolo di relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese è stata difesa dall'organismo indipendente delle Nazioni Unite che si occupa proprio degli esperti "speciali": "Sono tutti attacchi politicamente motivati e basati su informazioni distorte". La giurista stessa ha spiegato: "Sono continuamente zittita per far sì che le persone si dimentichino di Gaza e della Palestina". Israele, nel mentre, ha deciso di continuare la campagna diffamatoria, facendo circolare da account social ufficiali delle immagini in cui Albanese viene paragonata ai leader di Hamas.
L’organismo indipendente delle Nazioni Unite che supervisiona il lavoro dei relatori speciali ha respinto la richiesta di dimissioni contro Francesca Albanese, definendo gli attacchi nei suoi confronti “politicamente motivati” e in parte fondati su informazioni distorte. La decisione arriva dopo che Francia, con il sostegno di Italia e Germania, aveva sollecitato un passo indietro della relatrice speciale per i Territori palestinesi occupati.
Al centro della controversia vi è una frase sul “nemico comune” attribuita ad Albanese e ritenuta da Parigi inaccettabile. Tuttavia, secondo il comitato Onu, le trascrizioni ufficiali dell’intervento contestato non confermerebbero alcune delle espressioni circolate nel dibattito politico e mediatico. Il caso ha acceso uno scontro diplomatico e istituzionale che si inserisce nel più ampio contesto del genocidio a Gaza e delle crescenti tensioni tra Israele e parte della comunità internazionale.
Albanese ha respinto le accuse parlando di una “distorsione sistematica” del suo mandato e delle sue dichiarazioni. "Non sono le critiche a preoccuparmi", ha affermato, "ma la manipolazione del mio operato per fabbricare scandali e screditare il mio contributo come esperta indipendente sui diritti umani". La relatrice sostiene che frammenti dei suoi discorsi siano stati estrapolati dal contesto per insinuare posizioni mai espresse, tra cui la presunta giustificazione degli attacchi del 7 ottobre o la minimizzazione delle sofferenze delle vittime israeliane.
Nei giorni successivi alla decisione Onu, esponenti istituzionali israeliani e account ufficiali hanno diffuso sui social contenuti grafici e immagini critiche nei confronti della relatrice, giudicati dai suoi sostenitori offensivi e delegittimanti, in cui la giurista veniva associata a leader di Hamas. Da parte israeliana, tali pubblicazioni vengono invece presentate come risposta politica a dichiarazioni ritenute parziali o ostili.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha difeso la posizione di Parigi, negando di aver diffuso “fake news” e ribadendo che le sue critiche si fondano su una “lunga serie di provocazioni”. Barrot ha inoltre richiamato l’impegno francese per la soluzione dei due Stati, sottolineando che “discorsi di odio” rischiano di indebolire tale prospettiva.
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