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Chi è Jasper Jeffers, generale Usa a capo di Gaza Stabilization Force: veterano di guerra in Iraq e Afghanistan in "squadroni della morte"

Jasper Jeffers alla guida della Forza di Stabilizzazione di Gaza: un generale delle operazioni speciali Usa per imporre sicurezza, controllo totale e “pace” sotto supervisione americana e israeliana, pronto a militarizzare e occupare permanentemente la Striscia

28 Gennaio 2026

Jasper Jeffers

Jasper Jeffers, fonte: Instagram, @eli_riva

Il presidente statunitense Donald Trump ha nominato a capo della Gaza Stabilization Force, la forza internazionale di stabilizzazione per gestire la Striscia, il generale americano Jasper Jeffers. Un veterano di guerra, che ha preso parte alle "operazioni speciali" Usa in Afghanistan e in Iraq, nei cosiddetti "squadroni della morte", che ha già collaborato con militari israeliani. Una figura che promette militarizzazione dell'enclave e occupazione violenta, con arresti e uccisioni completamente arbitrari e una sorveglianza asfissiante sui palestinesi di Gaza.

Chi è Jasper Jeffers, generale Usa a capo di Gaza Stabilization Force: veterano di guerra in Iraq e Afghanistan in "squadroni della morte"

La nomina del maggior generale statunitense Jasper Jeffers a comandante della Forza Internazionale di Stabilizzazione per la Striscia di Gaza segna un passaggio cruciale nella seconda fase del cosiddetto “Piano di Pace” promosso dall’amministrazione Trump. La Casa Bianca ha presentato la Gaza Stabilization Force come uno strumento per “stabilire la sicurezza, preservare la pace e creare un ambiente libero dal terrorismo”, ma la figura scelta per guidarla e il contesto politico in cui nasce l’operazione sollevano interrogativi profondi.

Jeffers è un veterano delle operazioni speciali statunitensi, con una lunga carriera in Iraq e Afghanistan. Fino a poco tempo fa ha ricoperto incarichi di vertice nel Comando delle Operazioni Speciali degli Stati Uniti (SOCOM), distinguendosi per la gestione di campagne contro-insurrezionali basate su raid notturni, operazioni “cattura o uccidi” e un uso estensivo di forze speciali e contractor privati. È considerato un ufficiale di fiducia degli ambienti più duri dell’establishment della sicurezza americana e gode di un rapporto diretto con l’entourage di Donald Trump, che ne apprezza l’approccio aggressivo e poco incline a vincoli politici o mediatici.

A Gaza, secondo la nota ufficiale della Casa Bianca, Jeffers avrà il compito di guidare le operazioni di sicurezza, sostenere la “completa smilitarizzazione” della Striscia e garantire la consegna degli aiuti umanitari e dei materiali per la ricostruzione. In pratica, la Gaza Stabilization Foce dovrebbe supervisionare la creazione di una nuova forza di polizia palestinese, controllare il territorio e neutralizzare qualsiasi forma di resistenza armata. Tuttavia, non sono stati resi pubblici né la composizione multinazionale della forza né i Paesi coinvolti, alimentando l’idea di una struttura fortemente dominata dagli Stati Uniti.

I rapporti di Jeffers con Israele sono centrali. Il generale è considerato un interlocutore affidabile per Tel Aviv e il suo mandato appare pienamente compatibile con le priorità di sicurezza israeliane. La cooperazione con le forze armate israeliane e con i servizi di intelligence è data per scontata, così come il ricorso a palestinesi già collaboratori di Israele o provenienti dagli apparati di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese.

Secondo critici e analisti geopolitici, la Forza di Stabilizzazione rischia di trasformarsi in una sorta di “ICE militarizzata” applicata a Gaza: un apparato permanente di controllo, sorveglianza e repressione della popolazione palestinese, più che uno strumento di pace. L’uso previsto di compagnie militari private per le operazioni più sensibili e il coinvolgimento discreto di CIA e JSOC richiamano modelli già sperimentati in Iraq e Afghanistan, spesso associati a gravi violazioni dei diritti umani.

In questo quadro, Gaza rischia di diventare non una zona di ricostruzione e autodeterminazione, ma un laboratorio di sicurezza iper-militarizzato, dove la “stabilizzazione” coincide con un controllo totale della popolazione palestinese e con il proseguimento di politiche genocide.

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