Sabato, 10 Gennaio 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Il muro dell’Europa passa dalla Groenlandia: la Nato davanti alla prova della sovranità

L’isola artica torna al centro dello scontro tra Stati Uniti ed Europa: sicurezza, deterrenza e integrità territoriale si intrecciano mentre l’Occidente misura la propria credibilità strategica

09 Gennaio 2026

Il muro dell’Europa passa dalla Groenlandia: la Nato davanti alla prova della sovranità

La Groenlandia non è più una periferia ghiacciata dell’Occidente. È diventata, a tutti gli effetti, una linea di faglia geopolitica. Ed è proprio lì, nel cuore dell’Artico, che l’Europa ha deciso di tracciare il suo muro: non di cemento, ma di sovranità, diritto internazionale e deterrenza militare.

Il documento congiunto firmato da Francia, Regno Unito, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Danimarca non lascia spazio a interpretazioni ambigue. Il messaggio rivolto a Washington è chiaro: la sicurezza euro-atlantica è una responsabilità condivisa, e la Groenlandia, territorio autonomo sotto sovranità danese, non è materia negoziabile né terreno di ambizioni unilaterali.

La questione non è nuova, ma oggi assume contorni più netti. Le parole pronunciate da Stephen Miller, vice capo di gabinetto di Donald Trump, secondo cui il mondo sarebbe “governato dalla forza, dalla coercizione e dal potere”, rappresentano un cambio di tono che l’Europa non può più permettersi di ignorare. Se questa è la grammatica delle relazioni internazionali della nuova amministrazione americana, allora Bruxelles, e con essa le capitali europee, è chiamata a rispondere con una lingua altrettanto ferma.

Non è un caso che il riferimento alla Nato sia centrale. La Groenlandia è già parte dell’architettura di difesa occidentale, non solo per la sua posizione strategica, ma perché inserita nel perimetro di sicurezza dell’Alleanza Atlantica dal 1951. Qualsiasi tentativo di rimettere in discussione questo assetto equivale a scardinare un equilibrio che tiene insieme deterrenza, cooperazione e rispetto delle sovranità nazionali.

L’Artico è una delle nuove frontiere della competizione globale: rotte commerciali, risorse energetiche, controllo militare. Russia e Cina lo sanno bene, e osservano con attenzione ogni segnale di frattura interna all’Occidente. È proprio per questo che un’eventuale ambiguità statunitense sulla Groenlandia diventerebbe un regalo strategico ai rivali sistemici.

La Danimarca, sostenuta dai principali Paesi europei, ha fatto ciò che per troppo tempo l’Unione ha esitato a fare: parlare con voce politica, non solo burocratica. Rivendicare che lo status della Groenlandia è fondato sul diritto internazionale e sul principio di integrità territoriale significa riaffermare una linea rossa che non riguarda solo Copenaghen, ma l’intero impianto di sicurezza europeo.

Il vero nodo, dunque, non è Trump. È la capacità dell’Europa di sostenere postura anche quando la pressione americana si farà più esplicita. Perché se il mondo è davvero governato dalla forza, allora la prima forza che l’Occidente deve dimostrare è la coerenza.


E la Groenlandia, paradossalmente, diventa il banco di prova di una verità scomoda: senza sovranità condivisa, la Nato è solo una sigla. Con una linea chiara, invece, può tornare a essere ciò che è sempre stata nel suo momento migliore: un patto tra eguali, non un rapporto di forza mascherato da alleanza.

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

x