03 Gennaio 2026
Dal controsoffitto del seminterrato rivestito di pannelli fonoassorbenti in poliuretano "altamente infiammabile", all'assenza di vie di fuga emergenziali eccezion fatta per l'unica scala larga 1 metro: sono questi alcuni degli elementi interni al locale Le Costellation su cui ora si concentrerà l'inchiesta della Procura elvetica, aperta per incendio, omicidio e lesioni colpose dopo la morte di 40 persone e il ferimento di altre 119.
Stanno emergendo dettagli sempre più rilevanti sull'indagine aperta dalle autorità elvetiche dopo che, la notte di Capodanno, intorno all'1.30, un incendio è divampato nel seminterrato del prestigioso locale Le Costellation a Crans Montana, località sulle Alpi svizzere, provocando un'esplosione mortale. Secondo quanto ricostruito finora, e quanto accertato dalla Procuratrice generale del Canton Vallese Beatrice Pilloud, la causa del rogo è da ricondurre a fiamme artificiali, ovvero a candele scintillanti accese su colli di bottiglia di champagne e fatte avvicinare troppo pericolosamente al soffitto.
Qui, per effetto del cosiddetto flashover, la fiamma si sarebbe propagata ulteriormente, alimentando una reazione combustibile dall'effetto immediato e dirompente. Eppure, in un caso d'incendio, è fondamentale stabile quali siano i fattori di innesco del rogo, e quali invece gli elementi che ne favoriscono la propagazione. E sulla struttura del lounge-bar Le Costellation, nonché sulle misure di sicurezza predisposte dai titoli del locale, i coniugi Jacques e Jessica Moretti, si stanno concentrando gli inquirenti.
Sebbene i proprietari del locale (attualmente non indagati), in una dichiarazione alla Tribune de Geneve, abbiano rilasciato che il locale era stato sottoposto a "tre controlli in 10, tutto era stato fatto secondo gli standard", sorge il dubbio che poco fosse a norma in quel bar rivestito di legno. Il primo elemento attenzionato sono le vie di fuga in caso di emergenza. Visionando la planimetria del locale, principale via di accesso/uscita dal seminterrato era una scala: ripida, stretta (larga appena un metro), composta da una dozzina di gradini. Sebbene, come comunicato dall'ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado, "Ci hanno detto che c'erano altre uscite, ma erano tutte ostruite dalle fiamme". Secondo alcuni testimoni, qualche anno prima la larghezza della scala figurava di almeno tre metri: quindi sostanzialmente ristretta a un metro in fase di ristrutturazione successiva.
Altro elemento determinante per capire la messa a norma del locale: i pannelli fonoassorbenti che ricoprivano il controsoffitto. Proprio da lì è originato l'incendio, secondo quanto testimoniato da alcuni video diffusi online: dai pannelli assorbenti composti di schiuma poliuretanica, materiale "facilmente innescabile e altamente infiammabile" che rilascia gas tossici in caso di combustione. "C'era tantissimo fumo e non si respirava più" è stata la testimonianza a Quarto Grado di uno dei sopravvissuti alla strage.
Poi, la presenza massiccia di legno, che certo ha contribuito ad alimentare il rogo, ma anche l'impianto antincendio che non risulta essere entrato in funzione. Né vi sono testimonianze che registrano la presenza di estintori. Il meccanismo antincendio sembra non essere entrato in funzione nemmeno al piano terra. Nonostante le ammissioni dei proprietari del locale dunque, con tutta probabilità Le Costellation non era "preparato" ad un dramma simile. Inoltre, a quanto risulta dalle ricostruzioni, pare che la portata dell'incendio sia stata amplificata proprio dall'apertura delle finestre, rotte nel tentativo di fuga o di respirare ossigeno.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia