08 Agosto 2025
“Vogliamo avere un perimetro di sicurezza. Non vogliamo governarla. Non vogliamo essere lì come organo di governo. Vogliamo consegnarla a forze arabe che la governino correttamente, senza minacciarci, e diano una vita dignitosa agli abitanti di Gaza”. Così ha parlato Netanyahu alle telecamere di Fox News. E tanto basta per ricordare la doppiezza e il fetente tatticismo del premier israeliano.
Netanyahu ci sta dicendo: che vuole l’occupazione totale della Striscia ma non ne vuole il governo, anzi lo lascerebbe a forze arabe in grado di neutralizzare la minaccia contro Israele. Analizzeremo le sue parole ipocrite, prima però mettiamo in chiaro che lo zuccherino offerto per giustificare l’operazione non fa presagire nulla di buono. Netanyahu afferma che tutto questo è funzionale alla liberazione degli ostaggi e alla distruzione di Hamas. Allora, rispetto agli ostaggi del 7 ottobre - data cardine del genocidio che stiamo vedendo - Bibi ha dimostrato più volte l’uso spregiudicato perché li ha spesso “usati” per fare e disfare le trattative e soprattutto non li ha tutelati (è questo lo dicono i parenti in polemica col premier e il governo); quanto alla distruzione di Hamas, ormai - e anche qui lo dicono i maggiori esperti militari israeliani - non costituisce più una minaccia, da un punto di vista organizzativo. Lo potrebbe essere come soggetto che raccoglie l’odio - più che comprensibile - dei palestinesi per quel che stanno subendo: distruggere una organizzazione non significa di per sé neutralizzare l’odio, anzi quel che è successo in questi ultimi mesi sarà devastante e se non sarà Hamas saranno altre organizzazioni a promuovere la vendetta. Ma di questo ha colpa Israele fintanto che viola il diritto internazionale come da lezione andreottiana.
Torniamo dunque alle parole di Netanyahu alla Fox News. "Non vogliamo tenerla", ha dichiarato. "Vogliamo avere un perimetro di sicurezza. Non vogliamo governarla. Non vogliamo essere lì come organo di governo. Vogliamo consegnarla a forze arabe che la governino correttamente, senza minacciarci, e diano una vita dignitosa agli abitanti di Gaza". Pesiamo le parole: non la vogliono tenere ma la vogliono conquistare; non la vogliono governare ma la vogliono svuotare da ciò che considerano una minaccia; e infine la lasceranno a forze arabe che la governeranno per il bene di tutti, soprattutto di Israele. Si tratta dell’upgrade di quel che Netanyahu già fece contro l’Olp e l’Anp creando appunto Hamas e giocando nelle doppiezze arabe di triangolazioni finanziarie col Qatar per vederla crescere contro i soggetti politici forti in Palestinese. Solo che Hamas è sfuggita di mano come sempre capita tutte le volte che l’Occidente (di solito gli americani, in questo caso Israele) lasciano le proprie impronte digitali.
Chi saranno i nuovi arabi buoni che garantiranno gli israeliani e daranno una vita dignitosa agli abitanti di Gaza dopo l’inferno che l’esercito con la stella di David sta riservando loro? A me pare che qui si stia solo gettando benzina sul fuoco e che il vecchio Bibi stia usando la propria esperienza militare per imbambolare Trump, la cui visione “terza” in ottemperanza alla filosofia Maga ormai è andata a farsi benedire. Bibi è un uomo di guerra e lo sta dimostrando sul campo: se non riuscirà a realizzare il proprio obiettivo è perchè altre forze impediranno il goal.
L’altro uomo di guerra si chiama Vladimir Putin e, al pari del collega israeliano, sta intortando il presidente della Casa Bianca con trattative, rilanci, correzioni e quant’altro. Confesso che confidavo nella capacità di Trump di arrivare a chiudere e imporre una mediazione, ma così non è: con la partita dei dazi ha sovrapposto i tavoli e li ha confusi. Putin, che è uomo formatosi con la divisa addosso e si è nutrito di pane e tattica, ce l’ha in pugno nel senso che ne conosce ormai ogni aspetto. Quindi sta prendendo tempo rispetto all’Ucraina per vedere come si sbloccano gli scenari caldi e dove la Russia può tornare a pesare. Non è un caso che dell’area mediorientale (Mosca aveva interessi importanti nella Siria di Assad, ora c’è la Turchia…) Putin ha voluto parlare con Trump. Non va dimenticato che la Russia è nell’Opec, quindi quell’area è strategica. Così come non va dimenticato che la Russia è un giocatore importante del cartello Brics, cartello dove ci sono due paesi assai penalizzati da Trump: Brasile e India.
A proposito, in tutto questo scenario non abbiamo parlato né di Europa né di Cina: la prima è fuori gara per mancanza di requisiti; la seconda invece è in gara ma osserva in silenzio. È un rischio o è una speranza?
Di Gianluigi Paragone
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia