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Genocidio armeno, la Turchia nega il grande massacro?

L' ambasciatore turco al sindaco: “Quell'evento non s’ha da fare’’

Di Gianluca Ursini

27 Aprile 2021

Genocidio armeno, la Turchia prova a impedire gli eventi in memoria del grande massacro

Recep Tayyip Erdogan (LaPresse)

METZ YEGHERN – Il Gran Massacro 

Mario Draghi non ci era andato giù piano, nei rapporti tesi Roma – Ankara, definendo Recep Tayyp Erdo’an, un ''dittatore con cui purtroppo dobbiamo trattare''; ma finora i Turchi non erano arrivati alle intimidazioni mafiose. L’ambasciatore della ex SublimePorta a Roma, aveva preso carta e penna per intimare al Comune di Ferrara il silenzio, in vista di un evento del passato 24 aprile previsto al teatro Abbado nella città-gioiello romagnola, al quale l’invitata principale era Antonia Arslan; la scrittrice è un personaggio pubblico in quanto armena, discendente di esuli scampati al genocidio operato nel 1915 dai Giovani Turchi e costato la vita ad oltre tre milioni di cristiani. Il focus dell’incontro pubblico con la scrittrice friulana di origini armene, autrice del bestseller ‘Masseria delle allodole’, era appunto il Grande Massacro del 1915, o in lingua armena: ''METZ Yeghem, il genocidio degli Armeni tra memoria negazioni e silenzi’’.

Silenzi come quello che l’eccellentissimo Murat Esenli voleva imporre su quegli eventi.

Ma stavolta la risposta del primo cittadino ferrarese non è stata uguale, pavida, a quella di centinaia di altri amministratori italiani, che nel mese di aprile – in occasione della Giornata di commemorazione del Gran Massacro -  si vedono sommersi di lettere intimidatorie da autorità turche, religiosi islamici e presunti centri culturali turchi, che vorrebbero porre sullo stesso piano carnefici e vittime; anche la posizione di Esenli, e del suo democratore, o dittatore democratico, come abbiamo imparato a chiamarli, è appunto quella, si legge, di ''riconsiderare la posizione sul tema’’, sminuendo il genocidio a ''questione di controversia storica tra turchi e armeni'', e invitando a non ''accettare le tesi univoche di una sola parte, che non aiutano a capire una questione complessa’’; giusto come contentino, i turchi ci tengono a precisare come ''Ankara non nega le sofferenze del popolo armeno, ma ''ciò a cui ci opponiamo, è presentare i tragici fatti del 1915, come un genocidio perpetrato da una sola parte contro un’altra''. Una negazione dei fatti, e anche della definizione stessa di genocidio, coniata nel 1944 da uno storico ebreo polacco, proprio in riferimento al Grande Massacro del 1915 subito dagli Armeni.

Il sindaco romagnolo Alan Fabbri ha risposto oggi per le rime alle intimidazioni turche, ribadendo la volontà di re-invitare la Arslan, per conferirle la cittadinanza onoraria, anzi, insieme con Taner Akcam, uno storico che per aver detto la verità sul Genocidio (cosa che in Turchia, attenzione, rappresenta un ‘reato di opinione’, vietato dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani; anche solo pronunciare alla radio la frase ‘’genocidio armeno’’, fa finire in carcere)era stato condannato a 20 anni di pena, per aver pubblicato le prove della morte di oltre milioni di persone, recuperate dai diari di preti armeni trucidati. Rocambolescamente, Akcam è riuscito a fuggire dal carcere, riparare in germania, e vive esule da un ventennio.

Arslan ha risposto subito, entusiasta: ''ringrazio di cuore il sindaco per la testimonianza di civiltà e democrazia. Accetto con gioia la cittadinanza ferrarese e ne sono fiera, insieme con l’amico Akcam che tornerà qui in Italia in autunno con me, per presentare altre prove del METZ Yeghem''. Non solo, l’intimidazione proto mafiosa, da bravacci dei Promessi Sposi contro Don Abbondio, ha fatto infuriare il sindaco, che ha invitato anche il governatore emiliano Bonaccini a prendere posizione, e ''respingere ogni posizione negazionista’’.

La posizione del diplomatico turanico nella sua lettera al sindaco, chiedendo di desistere dall’invitare la Arslan era di considerare insieme turchi e armeni come ''vittime del Conflitto mondiale del ’15-’18 ‘’, equiparando massacrati e carnefici.

Come se un rappresentante di un neonato partito Nazista di Germania chiedesse di equiparare i morti del Terzo Reich con le vittime della Shoah, definendole genericamente ''vittima della Seconda guerra mondiale''. Mamma ‘sti Turchi, non hanno veramente vergogna, né stile, come d'altronde ci ha dimostrato il dittatore Erdo’an un mese or sono, lasciando in piedi la maggiore rappresentante dell’Unione europea, la presidente von der Leyen, solo perché donna, al summit Ue-Ankara sui migranti siriani.

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