31 Marzo 2026
Alessandro Decio, amministratore delegato di Banco Desio
Al centro della disputa tra Cassa Depositi e Prestiti ed Euronext ci sarebbe la nomina del successore di Fabrizio Testa alla guida di Borsa Italiana, il cui mandato scadrà in occasione dell'assemblea dei soci prevista per il 28 aprile. CDP, il quale detiene circa l'8,8% della holding europea controllante otto listini nel continente, rivendica un ruolo decisionale attivo sulla scelta del vertice, contrapponendosi alla linea della capogruppo. Stéphane Boujnah, amministratore delegato di Euronext, ha infatti manifestato l'intenzione di confermare Testa, motivando la scelta con i traguardi raggiunti durante la sua gestione. Cassa Depositi e Prestiti ha inoltre citato in giudizio Euronext davanti al tribunale di Amsterdam per rivendicare il proprio ruolo nella scelta del nuovo vertice di Borsa Italiana.
In questo clima di incertezza e scontro istituzionale, che ha richiesto anche l'intervento del Ministero dell'Economia e delle Finanze, la Cassa guidata da Dario Scannapieco ha iniziato a delineare una rosa di nomi alternativi. Sebbene il lavoro di Testa sia stato storicamente apprezzato anche da via Goito, le recenti indiscrezioni finanziarie segnalano l'inserimento nel ventaglio dei papabili di Alessandro Decio, attualmente amministratore delegato di Banco Desio.
Tra i profili che circolano per la successione di Testa, un'altra figura è quella di Marcello Sala, già direttore generale del Tesoro e Presidente di Nexi. Secondo le indiscrezioni de Il Giornale d'Italia, Sala rappresenta il candidato ideale per il management di Cdp, nonostante si ipotizzi che il Mef possa dirottarlo verso la guida della Cassa nel 2027, come successore di Dario Scannapieco. L’obiettivo strategico di Cdp è imporre una governance capace di restituire centralità a Piazza Affari nel network europeo, favorendo il ritorno delle grandi quotazioni a Milano grazie a un management percepito come più autorevole e indipendente. Si trattava di un tentativo di rottura rispetto a una gestione giudicata, fino a quel momento, eccessivamente appiattita sugli interessi francesi.
Il contenzioso non riguarda il valore professionale dei vertici attuali, ma il rispetto dei protocolli che garantiscono il presidio italiano su Piazza Affari. Questo "muro contro muro" tra Roma e Parigi rischia ora di congelare i rinnovi previsti per l’assemblea di aprile, trasformando una divergenza tecnica in una crisi diplomatica e legale sugli equilibri della borsa europea. Sebbene uno scontro in tribunale rappresenti l'extrema ratio, il tempo per una mediazione è limitato: la scadenza per l'approvazione del bilancio e l'ufficializzazione delle cariche è imminente, e un eventuale rinvio segnerebbe un punto di rottura.
Nonostante l'integrazione sia operativa da tempo, il timore di una progressiva "parigizzazione" di Borsa Italiana non si è mai placato. Le critiche riguardano lo spostamento del baricentro strategico verso la Francia, che rischierebbe di trasformare Milano in un semplice nodo operativo privo di reale potere decisionale.
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