19 Marzo 2026
Fonte: imagoeconomica
Il consiglio della Federal Reserve ha deciso di non abbassare i tassi di interesse sul dollaro, mantenendoli tra il 3,5% e il 3,75%. È la seconda decisione di questo tipo consecutiva, dopo che nel 2025 i tassi erano stati abbassati per tre volte di fila. L’atteggiamento attendista della Fed è dettato da ragioni politiche, economiche e internazionali.
Le ragioni economiche fanno riferimento soprattutto agli ultimi dati su crescita e inflazione pubblicati dagli Stati Uniti. La crescita annualizzata del Pil nell’ultimo trimestre del 2025 è stata rivista allo 0,7%, mentre l’inflazione all’inizio del 2026 avrebbe raggiunto il 3,1%.
Dati che mettono la Fed in una posizione scomoda: la crescita bassa richiederebbe un taglio dei tassi, ma l’inflazione non dà segni di ritorno alla quota del 2%, considerata ideale. Anche accettando il rischio di un ulteriore calo dei prezzi, i segnali contrastanti dell’economia, ora in forte crescita, ora in frenata, limitano le possibilità di intervento della Fed.
Come ha fatto intendere anche il presidente della Fed, Jerome Powell, ci sono ulteriori ragioni riguardo alla decisione di non tagliare i tassi di interesse sul dollaro. La guerra in Medio Oriente ha causato un aumento del prezzo del petrolio, che potrebbe comportare una fiammata inflazionistica a marzo. Non è quindi il momento ideale per un taglio dei tassi, che potrebbe favorire questo processo.
Infine, ci sono ragioni politiche per questa decisione. Tra pochi mesi, a maggio, scadrà il mandato di Jerome Powell e il suo successore è già stato scelto. Il consiglio non si trova quindi nelle condizioni di prendere decisioni estreme e, al contrario, è portato alla cautela, attendendo l’indirizzo del prossimo presidente.
Powell è inoltre da mesi in aperto scontro con la Casa Bianca, che sta facendo pressioni per ottenere un taglio dei tassi che favorisca finanza e crescita economica.
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