19 Marzo 2026
Paolo Zangheri, Senior Economist di Generali Investments
Paolo Zangheri, Senior Economist di Generali Investments, commenta la recente decisione della Fed di mantenere i tassi invariati, sottolineando come l'istituto si trovi in una posizione attendista a causa dell'incertezza globale. Nonostante una revisione al rialzo delle stime sulla crescita e sulla produttività, la tensione generata dalla guerra nel Golfo e un'inflazione ancora elevata spingono il FOMC a una cautela estrema. Secondo l'economista, la riunione ha mostrato una lieve inclinazione restrittiva, con la chiara indicazione che eventuali tagli futuri richiederanno prove solide di disinflazione. In questo contesto, Generali Investments conferma una previsione prudente: un unico ulteriore taglio dei tassi, che difficilmente arriverà prima del prossimo settembre.
“Di fronte alla tensione tra un’inflazione ancora elevata, i primi segnali di indebolimento del mercato del lavoro e l’incertezza generata dalla guerra nel Golfo, la Fed decide di mantenere un atteggiamento attendista, senza modifiche al percorso dei tassi. Tuttavia, la revisione al rialzo delle stime del tasso neutrale e il chiaro segnale che ulteriori tagli richiederanno prove solide di disinflazione conferiscono alla riunione una lieve inclinazione restrittiva.
L’impatto della guerra nel Golfo è pressoché impossibile da quantificare, ma il presidente Powell ha ricordato che la crescita resta solida (le proiezioni sono state riviste al rialzo) e che negli ultimi cinque anni l’economia statunitense ha dimostrato una notevole capacità di resistere a shock avversi. Con una politica monetaria solo marginalmente restrittiva, il FOMC ritiene di trovarsi in una posizione favorevole.
Qualora Kevin Warsh non ottenesse l’approvazione del Senato entro maggio, Powell rimarrà presidente pro tempore. In ogni caso, non lascerà il FOMC prima della conclusione dell’indagine a suo carico.
Lo shock petrolifero e l’incertezza sui tempi con cui i dazi si trasmetteranno all’inflazione rendono meno chiari i segnali di cui il FOMC ha bisogno per proseguire nella normalizzazione dei tassi. Per questo motivo confermiamo la nostra previsione: ci sarà solo un ulteriore taglio dei tassi, non prima di settembre.
La riunione della Fed, tenutasi in un contesto di forte incertezza legata alla guerra con l’Iran, si è conclusa con il mantenimento dei tassi invariati. L’istituto ha segnalato un aumento strutturale del ritmo di crescita grazie a un miglioramento della produttività, che però dovrebbe influire poco su inflazione e disoccupazione. L’aumento atteso della produttività porta anche a una revisione al rialzo del tasso neutrale.
La Fed ha inoltre riconosciuto gli effetti dei prezzi energetici elevati e dei dazi, che spingono verso l’alto le previsioni a breve termine dell’inflazione core e dell’inflazione complessiva. Pur lasciando invariata la proiezione mediana del percorso dei tassi, il bilanciamento dei rischi appare ora orientato verso una maggiore inflazione e una crescita e un’occupazione più deboli.
La sessione di domande si è concentrata sull’impatto dell’aumento dei prezzi del petrolio e sulle possibili ripercussioni economiche. Powell ha spiegato che è troppo presto per una valutazione, poiché l’entità della crisi è ancora incerta. Il FOMC avrà informazioni più complete entro la prossima riunione, tra sei settimane. Ha inoltre ricordato che l’economia statunitense ha mostrato resilienza negli ultimi anni, nonostante diversi shock dal lato dell’offerta e il forte rialzo dei tassi di interesse.
L’attività economica continua a crescere a un ritmo solido, mentre il settore immobiliare resta il principale punto debole. L’aumento della produttività sostiene l’espansione ed è attribuito agli investimenti che riducono il fabbisogno di lavoro e ai cambiamenti introdotti nel modo di lavorare dopo la pandemia. È però troppo presto per valutare l’impatto dell’Intelligenza Artificiale generativa, e Powell avverte che fasi di produttività elevata prolungata sono rare e spesso riviste al ribasso. Nonostante le prospettive di crescita, la creazione di posti di lavoro si è fermata. Il rallentamento dell’immigrazione ha quasi bloccato l’aumento della forza lavoro, lasciando la disoccupazione sostanzialmente stabile da settembre. Il mercato del lavoro appare in equilibrio, ma si tratta di un equilibrio fragile, con significativi rischi al ribasso.
Nonostante i rischi al ribasso sull’economia, questi non risultano superiori a quelli legati all’inflazione. L’inflazione core PCE dovrebbe essere salita al 3% a/a in febbraio, principalmente a causa dell’effetto dei dazi sui prezzi dei beni. Una volta che l’inflazione dei beni tornerà intorno allo 0%, la disinflazione dovrebbe riprendere, anche se il FOMC non è certo di quanto tempo servirà perché l’aumento del livello dei prezzi smetta di incidere sulle statistiche inflazionistiche.
L’impatto dei dazi sull’inflazione resta il principale punto di attenzione della Fed, e la possibilità di ignorare lo shock petrolifero dipenderà da questo e dal fatto che l’inflazione ha superato il target per cinque anni consecutivi, con il rischio che le aspettative si disancorino.
La politica monetaria rimane a metà tra neutrale e restrittiva, con il tasso ufficiale posto nella parte alta delle stime della neutralità. Il FOMC ritiene di trovarsi nel punto giusto per bilanciare le pressioni tra inflazione e disoccupazione. Powell ha ribadito che eventuali ulteriori tagli dei tassi richiederanno prove chiare di disinflazione. Tuttavia, ha affermato che parlare di stagflazione è esagerato.
Powell continuerà come presidente ad interim del FOMC fino alla conferma del suo successore, Kevin Warsh, da parte del Senato. Resterà, comunque, nel board fino alla conclusione dell’indagine del Dipartimento di Giustizia, che ha recentemente fatto ricorso contro la decisione di un giudice federale di archiviare il caso. Powell non ha ancora deciso se rimanere nel board dopo la fine del suo mandato come presidente, valido fino a maggio 2028.
La nostra previsione resta quella di un taglio aggiuntivo dei tassi, non prima di settembre. L’incertezza legata allo shock petrolifero ostacola la visibilità necessaria, e il nuovo presidente, anche se confermato rapidamente, difficilmente convincerà presto il FOMC a procedere con tagli rapidi.
La riunione è risultata complessivamente poco significativa, anche a causa della mancanza di novità importanti provenienti dai dati e soprattutto dall’incertezza derivante dalla guerra nel Golfo. Il rendimento biennale è salito leggermente (+3 pb) e l’S&P 500 ha toccato il minimo di giornata alla diffusione delle notizie”.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2026 - Il Giornale d'Italia