09 Marzo 2026
Niscemi, fonte: X @manginobrioches
Il 25 Gennaio 2026 il paese di Niscemi (Sicilia) ha subito una frana di scorrimento.
Una rottura sotterranea a margine del paese che ha trascinato nella caduta case e cose per una lunghezza di 4 chilometri. Per fortuna senza morti e feriti.
Sul precipizio insieme a molte altre case c’è la biblioteca del paese.
La biblioteca comunale “Mario Gori” possiede 4000 volumi e nei giorni 24-25 febbraio sono stati recuperati circa 400 volumi. I cittadini sperano di salvare i libri (almeno in parte) quando l’edificio precipiterà.
Molte persone, prima della comparsa del pc, hanno passato molte ore nelle biblioteche per studi, ricerche ecc…ed erano definite: “topi di biblioteca”.
Le suddette sono luoghi di cultura, condivisione, luci soffuse e silenzio. Un silenzio rotto dal rumore di pagine girate e di libri spostati. È una sensazione incredibile il profumo della carta stampata. Nei confronti dei libri subentra un rapimento fisico fatto di frasi sottolineate, fregi ai margini, fogli, foglietti. E in quell’accumulo il lettore trova sé stesso.
La sua identità è un archivio letterario fatto di appunti conservati, annotati e dimenticati. Dai libri vengono fuori storie sepolte, le loro angosce, i traumi, le gioie che ci toccano e ci scuotono.
Nei tempi antichi a scuola ci insegavano a leggere e rileggere un libro e poi leggere e rileggere perché solamente nell’approfondimento si “grattava” la parola. I libri ci fanno capire quanto la parola scritta riveli chi siamo e chi cerchiamo. Ripercorrere il passato, come nella lettura dei vecchi libri, è necessario, perché dalla sua scoperta nasce un nuovo senso della vita.
In questo momento i libri si vendono sempre di meno. Vivono questa difficoltà le librerie e le edicole che chiudono le loro attività commerciali. La distruzione dei libri, che speriamo limitata, a Niscemi è una tragedia umana, come tutto quello che si chiama distruzione. I libri parlano a chi li vuole sentire e ci servono per formare coscienza e conoscenza.
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