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Da Lisbona a Venezia: i Guardi di Gulbenkian a Ca' Rezzonico

In mostra una delle più importanti collezioni del vedutista veneziano

09 Marzo 2026

Venezia, 9 mar. (askanews) - Da Lisbona arriva a Venezia una delle più importanti collezioni di dipinti di Francesco Guardi, il vedutista che insieme e Canaletto e a Bellotto ha raccontato con la sua arte la vita della città lagunare nel Settecento. Ed è naturale che i quadri, provenienti dalla collezione Gulbenkian di Lisbona, approdino a Ca' Rezzonico, il museo dedicato proprio a quel secolo veneziano. E accanto ai dipinti prestati la Fondazione Musei Civici ha esposto parte della sua grande collezione di disegni di Guardi.

"È un incontro che celebra e che consente di vedere uno dei protagonisti del Settecento veneziano al suo meglio - ha detto ad askanews il responsabile di Ca' Rezzonic, Alberto Craievich - nel momento più magico della sua produzione con una straordinaria raccolta di dipinti proveniente del Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona e la nostra collezione di disegni. Quindi sono unite due delle più importanti raccolte del maestro. I quadri di Gulbenkian, forse documentano al meglio Francesco Guardi, sia come stato di conservazione che come qualità delle opere, insieme ai nostri disegni che consentono di ricostruire e di ripercorrere quello che è l'iter creativo dell'artista per arrivare alla realizzazione dei dipinti".

Tutte databili tra il 1770 e 1790, le dieci opere in mostra nel portego al primo piano di Ca' Rezzonico, rappresentano una importante testimonianza dello stile dell'artista, fatto di pennellate allusive e di proporzioni sfalsate. Guardandoli si sente come siano lontane le certezze geometriche di Canaletto: la Venezia di Francesco Guardi è composta da edifici corrosi dalla luce, resi attraverso una pittura tremolante, quasi che il pittore voglia offrire un'immagine della città e di un'epoca ormai in rapido declino.

E anche tra i disegni ci sono alcuni capolavori, che hanno la stessa inquietudine dei dipinti oltre che la capacità di immaginare anche le forme sfuggenti che poi sarebbero passate sulle tele.

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