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Le opere d'arte collezionate degli Imperatori d'Asburgo, dal Kunsthistorisches Museum arrivano al Museo del Corso – Polo museale, Palazzo Cipolla di Roma

Il progetto espositivo riunisce opere raccolte tra il XVI e il XIX secolo dalla Casa d’Asburgo restituendo l’immagine di un impero multietnico, multiculturale e multireligioso che ha fatto dell’arte uno strumento di rappresentazione culturale e diffusione del sapere

05 Marzo 2026

Le opere d'arte collezionate degli Imperatori d'Asburgo, dal Kunsthistorisches Museum arrivano al Museo del Corso – Polo museale, Palazzo Cipolla di Roma

Per la prima volta in Italia, oltre cinquanta capolavori provenienti dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna raccontano la nascita, lo splendore e la complessità di una delle più grandi imprese culturali d’Europa. Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum, in programma al Museo del Corso – Polo museale, Palazzo Cipolla, dal 6 marzo al 5 luglio 2026, offre al pubblico un’occasione senza precedenti: entrare nel cuore di una collezione che è al tempo stesso museo e autoritratto dinastico, emblema dello splendore di un Impero e dell’ambizione culturale degli Asburgo. Promossa e prodotta dalla Fondazione Roma in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum (KHM), con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Ambasciata d’Austria a Roma, l’esposizione è realizzata con il supporto organizzativo di MondoMostre e resa possibile anche grazie al contributo del gruppo Sella – attraverso Banca Sella e Banca Patrimoni Sella & C. – sponsor ufficiale della mostra. Atac è mobility partner e Radio Dimensione Suono è radio partner dell’iniziativa. Il progetto espositivo – a cura di Cäcilia Bischoff, storica dell’arte del KHM –  riunisce opere raccolte o commissionate tra il XVI e il XIX secolo da figure centrali della Casa d’Asburgo – dall’imperatore Rodolfo II all’arciduchessa Isabella Clara Eugenia, dall’arciduca Leopoldo Guglielmo fino all’imperatrice Maria Teresa – restituendo l’immagine di un impero multietnico, multiculturale e multireligioso che ha fatto dell’arte uno strumento di rappresentazione culturale, diffusione del sapere e dialogo tra civiltà. La mostra si inserisce nel programma culturale del Museo del Corso – Polo museale, voluto dalla Fondazione Roma come istituzione aperta e inclusiva, capace di coniugare progetti culturali di alto valore scientifico insieme a collaborazioni con prestigiose istituzioni internazionali. Dalla sua inaugurazione, il Polo museale – che comprende Palazzo Cipolla e Palazzo Sciarra Colonna – si è affermato come uno dei principali centri culturali della città, con un pubblico in costante crescita. A Palazzo Cipolla, dove si è appena conclusa con successo la mostra Dalí. Rivoluzione e Tradizione, realizzata in collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí e che ha registrato oltre 75 mila visitatori, il progetto espositivo è stato accompagnato da un ampio programma di attività – dalla rassegna cinematografica nell’ambito della Festa del Cinema, a un public program ampiamente partecipato, oltre ad attività didattiche molto apprezzate da grandi e piccoli –, consolidando il dialogo del Museo del Corso con la città. Su questa base prende forma il nuovo progetto espositivo sull’asse Vienna–Roma, frutto della collaborazione con una delle più prestigiose istituzioni museali europee, che prosegue una linea di apertura internazionale (già avviata con Picasso lo straniero e Dalí. Rivoluzione e Tradizione) e porta a Roma una mostra di grande rilievo come Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum. Il percorso espositivo si apre con una sezione introduttiva dedicata all’architettura del Kunsthistorisches Museum, il monumentale edificio progettato da Gottfried Semper e Carl Hasenauer e inaugurato nel 1891 nell’ambito del grande piano urbanistico voluto dall’imperatore Francesco Giuseppe I. Emblema dell’arte e della conoscenza, il museo viennese viene messo in dialogo con Palazzo Cipolla, sede romana della mostra, attraverso la figura del suo architetto Antonio Cipolla. Attivo negli stessi decenni e interprete sensibile della cultura storicista europea, Cipolla condivide con Semper e Hasenauer una concezione dell’architettura come spazio pubblico capace di trasmettere valori culturali e civili. La sezione accoglie anche alcuni documenti sul Palazzo provenienti dall’Archivio storico della Fondazione custoditi presso Palazzo Sciarra Colonna in virtù di un accordo di comodato con Unicredit che ne è proprietaria. Cuore della mostra è la pittura europea tra Cinque e Seicento, presentata nei suoi principali generi e declinazioni. La grande stagione fiamminga del XVII secolo trova spazio nelle opere di Peter Paul Rubens, Anthony van Dyck e Jan Brueghel il Vecchio, testimoni di un linguaggio figurativo in cui l’eredità del Rinascimento, l’influenza italiana e l’osservazione della natura si fondono in composizioni di forte dinamismo e intensità cromatica. Anversa emerge come nodo centrale di una rete artistica internazionale, alimentata da botteghe, committenze di corte e scambi culturali transnazionali. Accanto ai grandi formati, la mostra dedica ampio spazio alla pittura di gabinetto e agli oggetti della Kunstkammer, le celebri “camere delle meraviglie” rinascimentali. Dipinti di piccolo formato, nature morte, paesaggi e oggetti preziosi rivelano un’estetica della precisione e dell’intimità, destinata a una fruizione raccolta e colta. Qui, opere di Gerard ter Borch, Gerard Dou, Jacob van Ruisdael dialogano con manufatti provenienti da una delle più straordinarie Kunstkammer d’Europa, concepita come microcosmo del sapere, in cui meraviglie naturali e creazioni dell’ingegno umano convivono secondo criteri analogici e conoscitivi. La sezione dedicata alla pittura olandese del Seicento riflette l’ascesa di una società borghese e protestante, in cui l’arte si orienta verso la vita quotidiana, la dimensione privata e l’osservazione del reale. Frans Hals rinnova il ritratto con una pennellata libera e immediata; Jan Steen trasforma la scena di genere in uno specchio vivace e teatrale dei comportamenti sociali. Johannes Lingelbach, attivo a Roma e vicino al gruppo dei cosiddetti Bamboccianti – artisti nordici che portarono nella capitale una pittura attenta alle scene popolari e alla vita quotidiana – trasferisce questi temi nel contesto della Roma barocca, immersi in una luce delicata e narrativa. Uno sguardo specifico è riservato alla pittura tedesca dell’età moderna, le cui radici affondano nella grande stagione rinascimentale di Lucas Cranach, figura centrale nella definizione di un linguaggio autonomo, caratterizzato da una forte stilizzazione e da un’eccezionale padronanza della linea e del disegno. Su questa eredità si inseriscono, in epoca successiva, artisti come Joachim von Sandrart e Jan Liss, le cui opere testimoniano l’assimilazione del Barocco italiano e della tradizione classica, in un continuo dialogo tra Nord e Sud dell’Europa. Il racconto converge poi sugli Asburgo come acquirenti, committenti e custodi dell’arte europea. Straordinari ritratti, insieme a opere di Giuseppe Arcimboldo, David Teniers il Giovane, Guillaume Scrots e Diego Velázquez illustrano una politica dell’immagine in cui il collezionismo diventa strumento di autorappresentazione e mediazione culturale. Tra i capolavori in mostra spicca il celebre ritratto dell’Infanta Margarita in abito blu di Velázquez, icona della ritrattistica di corte e della sottile psicologia dell’artista spagnolo. La pittura italiana costituisce il fulcro simbolico ed estetico della collezione viennese, in particolare grazie alle acquisizioni dell’arciduca Leopoldo Guglielmo, il cui gusto si orientò decisamente verso l’arte del XVI e XVII secolo. In mostra, capolavori di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Guido Cagnacci e Giovanni Battista Moroni attestano il ruolo centrale dell’Italia nello sviluppo della pittura europea, tra indagine del visibile, sperimentazione luministica e progressivo abbandono dell’idealizzazione. Emblema di questa svolta è l’Incoronazione di spine di Michelangelo Merisi da Caravaggio, uno dei capolavori della mostra. Realizzata a Roma intorno al 1603 – 1605, l’opera concentra la scena della Passione in un drammatico momento di essenzialità, dove l’aderenza al reale e la tensione emotiva trasformano il tema religioso in un’esperienza umana universale. Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum va oltre  l’esposizione di grandi capolavori: racconta un museo come progetto culturale, una dinastia costruttrice di sapere e un’Europa che, attraverso l’arte, ha cercato di comprendere e rappresentare il mondo.

PUBLIC PROGRAM

Conferenze Da Vienna a Roma. Le Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum

Ore 18:00 > Sala Rebecchini, Palazzo Sciarra Colonna – Via Minghetti 22, Roma Ingresso libero fino ad esaurimento posti

15 aprile 2026

Le meraviglie degli Asburgo

Cäcilia Bischoff, curatrice della mostra, e Stefano Zuffi, storico dell’arte

14 maggio 2026

Una direzione universale: scambi artistici tra Vienna e Roma

Cecilia Mazzetti di Pietralata, professore associato in Storia dell’arte moderna presso l’Università di

Cassino e del Lazio Meridionale

10 giugno 2026 Roma e Vienna. Architettura come dispositivo civile: memoria, funzione e trasformazione

Margherita Guccione, Direttore scientifico Grande MAXXI, ed Elena Tinacci, coordinatrice Dipartimento, MAXXI Architettura e Design contemporaneo

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