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"Nulla di preciso", l'effimero come possibilità architettonica

Alla Querini Stampalia di Venezia una mostra affascinante

26 Febbraio 2026

Venezia, 26 feb. (askanews) - Una mostra che ripercorre un progetto, quello di concorso per l'ampliamento del MAXXI di Roma, ma con lo scopo di raccontare le possibilità aperte dell'architettura e la relazione tra la permanenza e l'impertinenza. "Nulla di preciso", nell'Ala Scarpa della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, è una sorta di indagine emotiva, oltre che un discorso espositivo.

"Il tema del nulla di preciso - ha detto ad askanews Gianluca Peluffo di Peluffo&Partners, autori del progetto e dell'allestimento - nasce da un'idea di possibilità per l'architettura italiana di un futuro possibile legato al tema del popolare, perché il tema dell'effimero è legato al tema della possibilità per l'architettura di usare strumenti condivisibili in modo collettivo, quindi il popolare diventa proprio lo strumento attraverso il quale creare cittadinanza, cioè appartenenza. E una delle caratteristiche più importanti secondo noi della genealogia italiana è quello di tenere insieme l'aspetto popolare e quello più poetico".

Registri diversi, temporaneo e immutabile, tutto si gioca su un filo sottile, che caratterizza anche tutto il percorso in generale del museo veneziano diretto da Cristiana Collu, che ha costruito molti progetti sulla ricerca dell'effimero come momento comunque decisivo. "Nulla di preciso - ha aggiunto Luigi Prestinenza Puglisi, curatore della mostra - vuol dire che la poesia non è mai esatta come la scienza matematica e che l'architettura deve recuperare il rapporto con la poesia. Spesso vanno di moda architetture astratte, fredde, minimaliste. Noi invece abbiamo cercato attraverso un progetto di raccontare come l'architettura possa parlare a tutti, possa suscitare un immaginario comune, possa essere bella e e la bellezza non è mai precisa".

E poi ci sono le sale progettate da Carlo Scarpa, allo stesso tempo perfette e difficili, che ospitano anche le fotografie e la ricerca di Ernesta Caviola. "Il lavoro che è stato fatto - ha concluso Peluffo - è non pensare di allestire uno spazio di Scarpa, ma di parlare con lui".

E il dialogo è sempre un elemento vivo dei progetti della Querini, che sono affascinanti (e talvolta giustamente effimeri) proprio per questo.

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