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Museo de' Medici presenta la mostra "L'Eredità specchiata. Margherita e Anna Maria", che nasce da acquisizioni e rileggendo la storia della dinastia attraverso lo sguardo delle sue protagoniste femminili

A suggellare questo racconto è l'installazione site specific "II Giglio nel grembo" di Annalaura di Luggo, donata dall'artista al Museo proprio nel Giorno dell'Elettrice Palatina

22 Febbraio 2026

Museo de' Medici presenta la mostra "L'Eredità specchiata. Margherita e Anna Maria", che nasce da acquisizioni e rileggendo la storia della dinastia attraverso lo sguardo delle sue protagoniste femminili

Fulcro della mostra al Museo de' Medici di Firenze è l'olio su tela di Antonio Franchi: un ritratto rarissimo di Margherita Luisa d'Orléans, l'unico oggi conosciuto in cui la Granduchessa è raffigurata in abiti nuziali con la corona, insegna riservata al solenne ingresso ufficiale a Firenze, avvenuto nel 1661. Un'immagine di straordinaria forza teatrale e simbolica, che restituisce il momento in cui la giovane principessa diventa figura pubblica della corte medicea. In dialogo, il busto in marmo di Giovan Battista Foggini e bottega, che traduce la stessa presenza in forma scultorea, consegnandola alla dimensione ufficiale della memoria dinastica. A suggellare questo racconto è l'installazione site specific "II Giglio nel grembo" di Annalaura di Luggo, donata dall'artista al Museo proprio nel Giorno dell'Elettrice Palatina: un'opera che dà senso alle nuove acquisizioni e mette in relazione le due donne, Margherita e Anna Maria Luisa, evocando maternità, eredità e continuità del ruolo femminile nella storia dei Medici. Anna Maria Luisa de' Medici, elettrice del Palatinato, figlia di Cosimo III e di Margherita d'Orléans, nacque l'11 agosto 1667 a Firenze. Molto amata dal padre, essa lo dominava completamente, tanto che il granduca subordinò all'affetto per la figlia la sua linea politica nelle trattative per la successione di Toscana: trattative che intercorsero fra la casa dei Medici e le potenze d'Europa, e principalmente l'Austria, nella prima metà del sec. XVIII. Di decisiva importanza per il destino della casa dei Medici venne considerata l'unione di Anna Maria Luisa con l'elettore palatino, Giovanni Guglielmo, cui si giunse dopo il fallimento di parecchi progetti matrimoniali. Ancora giovane, nel 1683, Anna Maria Luisa era stata promessa in matrimonio al Duca di Savoia, Vittorio Amedeo II; ma le trattative fallirono per la decisa opposizione della madre del Duca, sostenuta dalla Francia, che non avrebbe mai consentito ad un'alleanza di famiglia fra le due più potenti case sovrane d'Italia. Dopo il rifiuto opposto dalla stessa Anna Maria Luisa alle nozze con il Duca di Modena, nuove trattative erano intercorse nell'ultimo decennio del sec. XVII tra Cosimo III e la corte di Madrid, per darla in moglie al re di Spagna Carlo II. Anche queste fallirono, nonostante l'intervento dei gesuiti e del viceré di Napoli. Il matrimonio di Anna Maria Luisa con Giovanni Guglielmo sembrò invece politicamente più accettabile. Ad esso l'Austria si mostrò apertamente favorevole, non solo perché, impegnata contro la Francia di Luigi XIV nella grande lotta della lega d'Augusta, pensava di attirare la Toscana nella sua orbita politica, ma anche perché poteva in tal modo contare sulla dote di 300.000 scudi promessa da Cosimo III alla figlia, somma che senza dubbio l'alleato elettore avrebbe messo a disposizione dell'esausta finanza imperiale. Cosimo, da parte sua, accettò di buon grado l'alleanza propostagli, desideroso di assicurarsi l'appoggio dell'Austria e la garanzia della propria neutralità e di ottenere più facilmente l'ambito titolo di "Altezza Reale"; Il 23 aprile 1691 il matrimonio fu celebrato e il 6 maggio la principessa partì per la Germania. Quando alla fine della guerra di successione di Spagna, si aprì la questione della successione di Toscana e cominciò ad avanzarsi il progetto di restaurare l'antica Repubblica di Firenze, secondo il lodo di Carlo V - progetto che, sostenuto dal Rinuccini, inviato mediceo all'Aia, mirava a risolvere all'interno del sistema politico toscano i problemi connessi alla prossima estinzione della linea maschile dei Medici – Anna Maria Luisa convinse Cosimo III a trasferire i diritti di successione alla linea femminile da lei rappresentata e a designarla quale erede del fratello Gian Gastone. Al riluttante Rinuccini, che vedeva rinviato così alla morte di Anna Maria Luisa il piano di ricostituzione della repubblica, il granduca impose di agire in conseguenza. Il progetto non ebbe però attuazione, anche per la sopravvenuta morte dell'imperatore Giuseppe I. Al nuovo imperatore Carlo VI, che si era recato a Francoforte per cingere la corona, Anna Maria Luisa, costante nella sua ambiziosa idea, ripropose la sua candidatura alla successione della Toscana, e l'imperatore, che nell'imminenza dell'apertura del congresso di Utrecht mirava a migliorare i rapporti con i Medici, diede incarico al conte Sinzendorf di scrivere all'elettore palatino una lettera (il cosiddetto biglietto di Francoforte, del 9 genn. 1712), in cui si prometteva l'investitura dei feudi imperiali di Toscana ad Anna Maria Luisa. Quando però, il 30 ott. 1713, Ferdinando de' Medici morì senza lasciare figli e Cosimo III emanò un "motu proprio", col quale chiamava l'elettrice palatina alla successione della Toscana, Carlo VI, irritato da questo atto d'indipendenza del granduca, negò ostinatamente il proprio consenso. Negli anni successivi, mentre continuavano intense le trattative, Anna Maria Luisa, rimasta vedova, per le insistenze di Cosimo abbandonò il soggiorno di Düsseldorf, divenuto per lei quasi insopportabile per l'ostilità del nuovo elettore palatino Carlo Filippo. Giunta in Toscana alla fine dell'ottobre 1717, vi rimase sino alla morte. Mentre l'ormai vecchio Cosimo III si era allontanato completamente dalla direzione della cosa pubblica e Gian Gastone si dava ad una vita lussuriosa, Anna Maria Luisa si rese conto del malumore diffuso. Ricca sia per la pingue eredità lasciatale dal defunto marito sia per il non trascurabile appannaggio assegnatole dal padre, cercò di porvi riparo, non solo circondandosi di una splendida corte nell'intento di legare più strettamente ai Medici la nobiltà toscana ed esercitando una generosa opera di beneficienza, ma anche divenendo l'arbitra e la regolatrice del consiglio. Ma quando, nel 1723, morto Cosimo, salì al trono Gian Gastone, Anna Maria Luisa, esclusa dalla partecipazione al governo, si ritirò nel monastero della Quiete. Nel 1736 (la questione della successione della Toscana era ancora insoluta) cominciarono a svolgersi trattative fra Austria e Spagna per un patto di famiglia che assicurasse la successione della casa dei Medici ai Lorena; trattative che si conclusero solo dopo la morte di Gian Gastone. E fu proprio Anna Maria Luisa a firmare l'atto del 31 ott.1737, con cui nominava Francesco di Lorena suo erede universale, con l'obbligo però di conservare in Firenze il patrimonio della casa dei Medici; con tale convenzione assicurò a Firenze quasi tutto il suo patrimonio artistico. Dopo l'arrivo del principe reggente Marco di Craon A. continuò a vivere tranquillamente a Firenze, circondata dal rispetto dei Lorenesi, fino alla morte, avvenuta il 18 febbraio del 1743. Di Andrea Cianferoni

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