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Selfie ergo sum, filosofia cartesiana come sintomo e fondamento teorico delle patologie dell’Occidente: psicanalisi dell’eroe della modernità

Cartesio rappresentante del narcisismo, del solipsismo, del rapporto problematico col corpo, della svalutazione dell’ambiente e della riduzione dell’animale a macchina (quindi a potenziale cavia). L’Occidente “scientifico” ha preso come modello uno schizofrenico

23 Dicembre 2025

Selfie ergo sum, filosofia cartesiana come sintomo e fondamento teorico delle patologie dell’Occidente: psicanalisi dell’eroe della modernità

Cartesio selfie Fonte: Crayon

Cogito ergo sum. La formula magica della modernità è stata a lungo fraintesa. Moltitudini di filosofi si genuflettono, da 4 secoli, innanzi a questo idolo verbale. Nei dipartimenti di filosofia, per poter compilare il piano di studi, devi recitarlo 3 volte la mattina e 3 volte la sera, pena una mora carissima. Cartesio è un feticcio filosofico-scientifico, un mito della ragion progressista. La lezione è sempre la stessa: costui segna l’avvento di una nuova epoca del pensiero. Vero, peccato che nel pacchetto eroe fossero incluse, volenti o nolenti, anche le sue turbe. È merito di Heidegger aver iniziato a svelare (Essere e tempo, § 43) la schizofrenia cartesiana. Seguendo questa pista, scopriamo quali disturbi Cartesio abbia lasciato in eredità all’Occidente.

Narcisismo e selfie ergo sum

Ego cogito ergo sum è l’inaugurazione narcisistica dell’epoca moderna. Io esisto: l’altro e il mondo sono esclusi in partenza. Io penso è l’affermazione di un intellettuale rinchiuso nello sgabuzzo universitario, che, dimenticato da tutti, ripete in cuor suo: però penso, e se penso devo pur esistere. L’analogo digitale è selfie ergo sum: la fragilità psicologica scatena la mania di fotografarsi. Specchio specchio delle mie brame, esisto o non esisto? Cartesio campione ante litteram delle paranoie della società digitale.

Il dubbio investe subito l’altro: posso escludere che sia una comparsa onirica generata dal mio inconscio? Cartesio teorico del solipsismo, il dubbio che io sial’unico a esistere. È un linguaggio familiare al soggetto digitale: finché rimaniamo nel velo virtuale, non possiamo essere sicuri che la figura che ci appare esista davvero e non sia, invece, un mero bot (Cattana, Nel velo virtuale, 2025). Il solipsismo è diventato prassi quotidiana nella società della solitudine. Ultima ed estrema manifestazione del paradigma cartesiano? In uno scenario narcisistico, parlare con l’IA o con una persona diventa identico, purché la performance sia soddisfacente.

C’è, però, una grande differenza tra l’epoca di Cartesio e la nostra. L’intelligenza è ormai considerata un attributo della macchina: cogito ergo sum è buono solo come hashtag. Oggi pensa la macchina e l’umano scatta: selfie ergo sum. Il dubbio, al tempo dei dati, è nulla. La statistica, è tutto.

Patologie del cogito e problema della “realtà esterna”

L’osannato fondamento del pensiero moderno trasuda dissociazione: se anche ciò che penso fosse falso, non posso tuttavia dubitare di stare dubitando. Se dubito, allora sono. Raschiato il barile delle illusioni, Cartesio giunge alla sua unica verità: il dubbio. Socrate è vissuto invano, c’era bisogno di lui. Il pensiero viene ridotto a unafunzione. Altre “dimostrazioni” sarebbero state possibili. Già Hobbes si fece beffe di Cartesio, replicando in diretta: passeggio, quindi sono una passeggiata. Nietzsche, dal canto suo, avrebbe privilegiato valuto quindi sono. In effetti, se valuto esisto. Potrò anche valutare male, ma non posso dubitare di stare valutando.

Formulato il cogito, al Nostro tocca "dimostrare" l’esistenza del mondo esterno. Ego existo, ma gli altri? Primi cenni di disturbo di realtà: affermo di vedere proprio degli uomini in base alla consuetudine. Ma che cos'altro vedo se non berretti e vesti, sotto i quali potrebbero nascondersi degli automi? Dubbio legittimo oggi, forse non nel XVII secolo. Cartesio anticipa di 400 anni Hollywood e i robot di Musk, dà il copione a Matrix e al Mondo dei replicanti. È un genio. A livello psicologico, però, la situazione è grave: abbiamo un dissociato incerto di avere due mani e di essere stato partorito. Sua madre potrebbe essere, in realtà, un automa o una proiezione onirica. Chi lo assicura che il mondo non sia della stessa materia di cui sono fatti i sogni? A questa domanda, il cogito reagisce con encefalogramma piatto.

Il mondo rimane un’incognita (Kant), non possiamo scartare l’ipotesi che sia unsogno (Schopenhauer). Cartesio deve abbracciare, a questo punto, la fede. Dal dubbio alla fede, il passo è breve. Per salvare la baracca teorica, entra in scena Dio.

Di Pietro Cattana

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