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Neuroscienze, nuovo studio dimostra che il senso del ritmo è scritto nel nostro genoma

La recente ricerca, pubblicata su Nature Human Behaviour, dimostra che il senso del ritmo è un qualcosa che ci appartiene a livello genetico, e in cui "collaborano centinaia di geni"

20 Settembre 2022

Neuroscienze, nuovo studio dimostra che il nostro senso del ritmo è scritto nel nostro genoma

Da IStock

L'affermazione che la musica sia un fenomeno che riguarda l'uomo a un livello molto profondo è istintivo è indubbiamente condivisa da molti: ma un recentissimo studio, che ha meritato la copertina della prestigiosa rivista Nature Human Behaviour, ha dimostra che la nostra abilità di sentire il ritmo è mappata nel nostro codice genetico. Vale a dire, siamo "programmati", come creature, per sentire ritmi, stare a tempo, ballare e in generale tutte le attività che riguardano la beat synchronization. Lo studio ha dimostrato che ben 69 variazioni genetiche (mutazioni causate dall'evoluzione) hanno contribuito a questa nostra capacità. Perché è così importante? Vediamolo assieme.

Neuroscienze, nuovo studio dimostra che il nostro senso del ritmo è scritto nel nostro genoma

La ricerca è stata condotta da un team internazionale di scienziati provenienti da diversi istituti, tra cui il Vanderbilt Genetics Institute 23andMe, celebre società specializzata in test sui geni, su uno straordinario campione di 600.000 individui.

La ricerca ha dimostrata che numerose funzioni neurali legate all'udito e all'apparato motorio collaborano nel permetterci di percepire il ritmo come tale. Seconda la professoressa associata Reyna Gordon, tra i principali autori della ricerca, "Il nostro senso del ritmo non è influenzato da un solo gene, ma dall'attività combinata di centinaia di geni".

Una sorprendente conclusione della ricerca è che siamo capaci di sentire e coordinarci ai ritmi perché il nostro stesso corpo presenta numerosi ritmi. Il ritmi del battito cardiaco, della respirazione, dei nostri movimenti (come camminare e correre), ma anche ritmi biologici come il ciclo circadiano, fungono da base per la nostra percezione dei ritmi in generale. Insomma, percepiamo i ritmi, base della musicalità, perché la nostra stessa struttura li propone di continuo. 

Inoltre, lo stesso studio afferma che ci sono anche ragioni evolutive: il ritmo incoraggia "comportamenti pro-sociali" come la danza, e ci fa interagire con gli altri su una base corporea: inoltre, ci permette di sfogare ansie e tensioni e ottenere un senso di benessere. Il nostro amore per la musica non è dunque un caso dell'evoluzione, ma un fenomeno che ha radici profondissime nella nostra struttura genetica ed evolutiva: è un qualcosa che ci costituisce.

La ricerca costituisce dunque un passo importantissimo nella comprensione degli aspetti genetici del nostro amore per la musica.

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