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Selinunte, nuovi scavi archeologici portano alla luce l'agorà più vasta della Magna Grecia

Tra i reperti emersi anche uno scettro e un ciondolo in avorio a forma di sirena. Individuato il primo insediamento dei coloni che intorno al 650 avanti Cristo si mossero da Megara Hyblaea

24 Luglio 2022

Selinunte, nuovi scavi archeologici portano alla luce l'agorà più vasta dell'antica Grecia

Apio, σέλινον: dalla pianta che cresce rigogliosa sulle colline della città deriva il nome dell’occidentale Selinunte, Antica colonia di Megara Iblea  e oggi sede del parco archeologico europeo più vasto in riva al mare.

La greca Selinunte porta in seno un altro primato: secondo nuove evidenze archeologiche su questo lembo di terra si trovava l’agorà più grande dell’antica Grecia.  A ovest, quasi vicino a quelle colonne d’Ercole che segnavano il confine del mondo greco, il confine tra noto e ignoto, tra sacro e magia, i primi coloni, sbarcati da Megara, si insediarono per fondare la polis.

Quello che sopravvive al tempo è un sito archeologico che si estende per 1740 km quadrati e comprende numerosi templi, santuari e altari. Verso ovest trionfa l’acropoli: quattro i templi che testimoniano l’antica grandezza della colonia.

[Selinunte, Colonne del tempio C, sull'acropoli]

Grazie a uno studio condiviso tra l'Institute of Fine Arts della New York University e dell'Università degli Studi di Milano, in collaborazione con l'Istituto archeologico germanico, si scopre anche una vasta piazza trapezoidale di ben 33 mila metri quadrati: l’agorà.

[Selinunte-Agorà]

Qui andava in scena la vita cittadina dello stabilimento dorico con i suoi rituali quotidiani: al centro un hestiatòrion, una sala per banchetti con nove klìnai.

Dagli scavi emerge tutto un mondo sotterraneo di simboli e emblemi fatto di gioielli, amuleti e anche quello che a tutti gli effetti sembra essere uno scettro, un ciondolo in avorio a forma di sirena, che ricorda le sculture di Delfi.

[Calco dello Scettro ritrovato a Selinunte]

Clemente Marconi, responsabile degli scavi, in un'intervista alla Stampa ha sottolineato:  "Si tratta del primo caso di collaborazione tra missioni nella storia della ricerca archeologica a Selinunte ed è un importante esempio di collaborazione internazionale. Abbiamo scoperto oggetti votivi che la dicono lunga sull'importanza del tempio chiamato R"

Lo spirito del tempo continua dunque a soffiare sull’altopiano siciliano, a testimonianza che ancora molto può emergere da questa città sepolta, simbolo non solo della grandezza della Magna Grecia ma anche della distruzione della guerra. Assaltate e saccheggiate da Cartagine nel 409, “ Quelle rovine recano più che le traccia di un sisma, i segni di una rabbia convulsa di milioni di uomini accaniti nella distruzione, che han fatto tracollare fino all'ultimo tamburo delle colonne, non lasciandone in piedi che una sola, ritta come un trofeo al di sopra della rovina di tutto il resto”, secondo le parole di Albert t 'Serstevens.

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