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Compagnia Carnevale, il Direttore: "Chiusura teatri falce sulle piccole realtà. Riapertura sfida e necessità"

Intervista esclusiva de Il Giornale d'Italia al direttore della Compagnia Carnevale, Antonio Carnevale: "Ora è il momento di tornare in piazza"

03 Giugno 2021

Compagnia Carnevale

Compagnia Carnevale (fonte compagniacarnevale.com)

Antonio Carnevale, direttore della Compagnia Carnevale, parla al Il Giornale d'Italia e racconta la situazione del teatro: dal lockdown di marzo 2020, alla "speranza estiva", fino alla voglia di tornare in piazza oggi. Le chiusure sono come "una falce per le piccole realtà", ma ora è arrivato il momento di ripartire. Il teatro oggi "è una sfida, ma anche una necessità".

Riapertura teatri, il direttore della Compagnia Carnevale: "Chiusure? Falce alle piccole realtà"

A Il Giornale d'Italia Antonio Carnevale racconta lo sconforto iniziale unito alla difficoltà di raggiungere il tanto amato pubblico, della ripartenza a metà, ma anche del modo in cui lui e la sua compagnia si sono impegnati per ritornare in scena. Un anno difficile per i lavoratori dello spettacolo in Italia, ma anche un'occasione di riflessione e di confronto. Ecco l'intervista del direttore Antonio Carnevale.

Partiamo con un salto indietro, a più di un anno fa, precisamente a marzo 2020, quando il Governo chiuse tutte le attività. Come avete vissuto il primo lockdown?

"Abbiamo reagito in maniera particolare. Eravamo in tournée con "Il Bradipo e la Carpa", uno spettacolo che ha fatto tantissime date in Italia, soprattutto nelle scuole. É stato un peccato perché eravamo nel pieno della tournée e ci siamo dovuti completamente fermare. É stato un peccato bloccare così tutto di colpo. É stata davvero dura anche perché il dialogo con i ragazzi nelle scuole è davvero molto importante".

Durante il lockdown tutto è diventato virtuale. Com'è stato il passaggio dal pubblico in presenza all'online? Il rapporto è cambiato?

"L'idea principale della Compagnia è quella di incontrare il pubblico. Noi facciamo rappresentazioni dal vivo in spazi non convenzionali proprio per cercare di avvicinare, di raggiungere alcune fasce della popolazione che normalmente non sono così abituate ad andare a teatro. Per noi è stato difficile proprio ciò, poiché abbiamo dovuto pensare a come tornare a raggiungere questo tipo di pubblico. Penso poi anche che il problema portato dalla pandemia sia stato quello della possibilità. Piccoli spazi, centri di aggregazione, piccoli teatri di periferia naturalmente hanno avuto più difficoltà a riaprire".

"Noi abbiamo tenuto moltissimi corsi online. Abbiamo, ad esempio, creato una "Storia del teatro" per appuntamenti virtuali, così da tenere il contatto con il nostro pubblico, soprattutto con i più affezionati che conoscono bene il nostro lavoro. Abbiamo fatto anche corsi per ragazzi di drammaturgia. Abbiamo cercato di fare questo. Per quanto riguarda invece gli spettacoli online, questo è un altro tipo di lavoro. Ci abbiamo provato ma non si trattava solo di filmare lo spettacolo, c'era qualcosa di più. Per questo motivo abbiamo deciso allora di non spingere troppo su questa linea".

"Abbiamo lavorato anche con il Comune di Milano e diverse istituzioni. Abbiamo fatto un piccolo format, anche perché questi corsi online ci hanno permesso di visionare antichi documenti e vecchi spettacoli. É stato molto interessante. Sono strumenti utili anche per chi si avvicina al teatro, per scoprire elementi i vari pezzi della messa in scena e arrivare più consapevoli".

Dopo le chiusure, a maggio 2020 ci sono state le prime riaperture che però, a detta di molti, sono state "a metà". I teatri e i luoghi di cultura ad esempio avevano una capienza limitata, il pubblico non poteva più essere numericamente lo stesso. Com'è stata la vostra ripartenza?

"C'è stata nei mesi successivi al lockdown una speranza estiva. Si credeva che il peggio fosse passato. In realtà con l'autunno siamo ricaduti nella seconda chiusura. Subito abbiamo dovuto cercare delle soluzioni. La seconda ondata secondo me è stata come una falce per le piccole realtà. Il pubblico aveva voglia di tornare a teatro, ma statisticamente non era possibile riportare tutti gli spettatori. Numericamente le possibilità sono davvero molto ridotte. Noi addirittura abbiamo fatto uno spettacolo con le mascherine, perché eravamo accanto al pubblico".

"Era il giorno prima della chiusura. Siamo andati in scena ma non sapevamo quando saremmo potuti tornare. É stato un momento particolare anche perché come comunità abbiamo cercato di trovare delle soluzioni. Abbiamo collaborato con altri colleghi e altre compagnie e fatto anche degli studi. Ora la nostra scommessa è di far tornare quel pubblico che non vede il teatro da un anno".

Oltre all'esempio dello spettacolo con le mascherine, quanto e come avete investito nei processi di messa in sicurezza?

"Naturalmente dall'inizio siamo stati molto attenti. Abbiamo subito messo in sicurezza noi stessi e il nostro pubblico. Facendo dei laboratori per adulti e ragazzi abbiamo seguito dal principio le norme e i protocolli anti-Covid. Tutto però è cambiato. Naturalmente il teatro è un luogo di contatto, condivisione di spazi e di emozioni. Con questo norme il lavoro è molto complicato. Noi ci adattiamo, prendiamo le distanze e rispettiamo le regole anche se per molti non è facile accettare questa assenza di contatto tipica del teatro".

Con la seconda ondata ci sono state altre chiusure e voi sui social avete aderito alla campagna "Facciamo luce sul teatro". Ad oggi secondo lei questa luce è stata fatta o ci sono ancora passi da fare?

"Ci sono ancora grandissimi passi da fare, perché c'era stata un'apertura anche da parte delle istituzioni, un ascolto per cambiare la situazione dello spettacolo in Italia. Una situazione che bisogna assolutamente ripensare e risistemare. C'era stata una riapertura. Però poi tutto questo non è stato ascoltato. Per me è stata un'occasione persa da parte delle istituzioni per ripensare a una forma di spettacolo più sostenibile come negli altri Paesi europei.

"Ma la vera accelerata è arrivata ultimamente. Oggi c'è finalmente più coscienza dello spettacolo, più attenzione e quindi non si vogliono più accettare delle condizioni che magari prima della pandemia si accettavano. Almeno questo. Facendo un bilancio, ci sono molte più attenzioni tra di noi su alcuni tipi di lavori".

Ritiene che le iniziative e le campagne fatte in questo anno di chiusura abbiamo sensibilizzato non solo le istituzioni ma anche il pubblico? 

", anche se c'è sempre una difficoltà. In questo anno a noi i contenuti non sono mancati, ora bisogna rimettere al centro la persona. Tornare a teatro significa tornare a contatto con le persone e condividere con loro questa esperienza. Iniziative e campagne sono servite, ma è stata solo la semina. Ora bisogna capire se siamo capaci a raccogliere ciò che abbiamo seminato". 

Che cosa vuol dire oggi fare teatro? Quali sono le vostre prospettive future?

"Fare teatro per me oggi diventa una sfida, ma anche una necessità. Vogliamo tornare a incontrare le persone e tornare a fare ciò che ci è mancato. Abbiamo visto gli abbracci, la condivisione, lo stare insieme. É mancato il condividere insieme un'esperienza, uno spettacolo, una passione. Quindi bisogna tornarlo a fare, altrimenti non avrebbe senso il teatro come forma d'arte. Il teatro è come una piazza coperta e ora dobbiamo tornare in piazza.

Bisogna anche confrontarsi. La pandemia ha portato anche a una sorta di solitudine di confronti. Questo è anche l'obiettivo della nostra compagnia: i nostri spettacoli hanno dei temi che portano alla riflessione e un confronto di idee. La settimana scorsa abbiamo presentato a Trento Calderón della Barca, in cui abbiamo fatto dialogare Pier Paolo Pasolini e Marilyn Monroe. Dei temi particolari che portano il pubblico a farsi delle domande una volta tornato a casa".

Un po' come era il teatro greco alle origini, dove le persone guardavano lo spettacolo e poi si attivava in loro il processo di catarsi, purificazione e riflessione

"Esattamente. Niente di nuovo".

La Compagnia Carnevale

La Compagnia Carnevale nasce nel 2016, quando porta per la prima volta in scena "Arlecchino trasformato dall’Amore", opera del drammaturgo francese Marivaux al "Milano in Commedia 2016, Festival patrocinato dal Comune di Milano e dalla Fondazione La Triennale di Milano. A soli 4 anni dalla fondazione, la Compagnia diventa finalista al Premio Scintille con il progetto "Per un sorso di tè dopo un pezzo di pane". 

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