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Al MANN arrivano i "Gladiatori". Giulierini: "Investire in cultura per non essere fagocitati da altri paesi"

Il Direttore al Giornale d'Italia: "Grandi musei con numeri ridotti potevano riaprire ma ancora una volta non si è prestata attenzione al bisogno spirituale della cultura. Questo è un errore clamoroso"

07 Aprile 2021

Al MANN arrivano i "Gladiatori".  Giulierini: "Investire in cultura per non essere fagocitati da altri paesi"

Poalo Giulierini (Fonte: sito ufficiale MANN- foto di Poalo Soriani)

“Gladiatori”: sino al 6 gennaio 2022 al MANN la grande mostra che unisce archeologia e tecnologia. L'intervista al Direttore Paolo Giulierini


Il grande evento della programmazione 2021 del Museo Archeologico Nazionale di Napoli; la mostra che coniuga archeologia e tecnologia per raccontare un mito di tutti i tempi; il progetto scientifico che, senza sacrificare il rigore metodologico, unisce istituzioni italiane e straniere sotto l’egida di un condiviso percorso di conoscenza.
Sono tanti i modi per definire “Gladiatori”, l’esposizione che, presentata in anteprima digitale il 31 marzo, è in programma al MANN sino al 6 gennaio 2022.
Cuore dell’allestimento sono centosessanta reperti che, nel Salone della Meridiana, risultano suggestivi tasselli di un affascinante viaggio di ricerca in sei sezioni: 1) Dal funerale degli eroi al duello per i defunti; 2) Le armi dei Gladiatori; 3) Dalla caccia mitica alle venationes; 4) Vita da Gladiatori; 5) Gli Anfiteatri della Campania; 6) I Gladiatori “da per tutto”.

Parte integrante dell’itinerario è la “settima sezione” tecnologica che, intitolata significativamente “Gladiatorimania” e concentrata nel Braccio Nuovo del Museo, costituisce un vero e proprio strumento didattico e divulgativo per rendere accessibili a tutti, adulti e ragazzi, i diversi temi della mostra. 

Ne abbiamo con il Direttore Paolo Giulierini, con il quale abbiamo attraversato il tempo: dalla dimensione più squisitamente umana dei gladiatori siamo arrivati a discutere dell'emergenza pandemica di oggi, della ricerca di nuovi eroi e del bisogno di tornare a poter fruire dell'arte; perché diciamolo pure parafrasando le parole del Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli: chi si occupa di cultura in questa difficile congiuntura un pò vittima e un pò eroe proprio come i gladiatori forse lo è davvero.

In occasione della presentazione dell'esposizione lei ha sottolineato che essa "racconta non solo il mito, ma anche la dimensione umana dei Gladiatori”, cosa intendeva?

La visione del mondo dei gladiatori è patinata dai colossal americani che dagli anni sessanta in poi hanno cercato di valorizzare il momento del combattimento e dello spettacolo gladiatorio davanti alle folle osannanti. Il MANN cerca di donare un'idea completa di quello che è stata la storia del mondo antico avvicinandola all'uomo di oggi. Ci siamo dati il compito di analizzare in maniera anche fredda e spietata quello che è stata l'età passata: non è un'età solo di lustrini, di vittorie e di momenti epocali ma un'età nella quale c'era ad esempio la schiavitù. 
I gladiatori sono schiavi che venivano spesso portati via dalle loro terre per combattere negli anfiteatri. Si ribalta quindi l'idea dell'eroe che è tale nell'anfiteatro ma è vittima perché è privato dalla libertà. Si cerca di far comprendere come effettivamente questa figura abbia rappresentato una forma di riscatto : in alcuni casi ci sono stati degli uomini che hanno sovvertito l'ordine costituito raggiungendo la libertà attraverso le loro gesta. E' evidente però che dobbiamo considerare i gladiatori più vittime che eroi, così con questo nuovo occhio abbiamo iniziato a indagare anche i loro aspetti intimi e i loro rapporti con la comunità. Alla fine viene fuori che Roma in tutto questo affare era il cattivo, il lato oscuro che pur di avere consenso sacrifica la libertà di queste persone. 

Questa doppia dimensione di vittime e eroi ci porta anche un pò all'attualità: viviamo in un mondo che ha bisogno di eroi eppure tutti ci sentiamo forse ambivalenti davanti alla pandemia. E' d'accordo?

Si, siamo un pò come i gladiatori in questo momento: un pò vittime e un pò eroi, anche se non uso la "E" maiuscola che si addice più a medici e infermieri. Volevamo cercare ancora una volta nel nostro piccolo di essere eroi ma potevamo farlo solo purtroppo con la tecnologia digitale. Io personalmente come tanti altri colleghi avremmo preferito le aperture essendo il nostro servizio essenziale. I grandi musei si potevano tranquillamente aprire con numeri ridotti ma questo non è stato e allora ci sentiamo un pò vittime, però, siccome dobbiamo lavorare sempre con una certa speranza verso il futuro, l'aver lavorato per preparare un Museo con un'offerta importantissima ci stimola ad essere pronti per il futuro e a non perdere la speranza. Se c'è una cosa che è emersa chiaramente da questo anno e mezzo di pandemia è che non si è prestata attenzione ai bisogni dell'uomo dal punto di vista immateriale: si è pensato all'uomo come essere che produce, che consuma ma non all'uomo che può consumare con il proprio spirito la cultura, e questo è stato un errore clamoroso.

Ma secondo lei perché non passa questa idea per la quale il servizio offerto da un Museo come quello che lei dirige sia, come lei giustamente sottolinea, "essenziale"? 

E' complicato rispondere, ma quello che deve essere chiaro è che la cultura non solo nutre gli animi ma forma le nuove generazioni. Quindi non investire in cultura a partire dalle scuole significa abdicare rispetto alla crescita di uno Stato in prospettiva. Chi non investe nelle nuove generazioni è destinato a scomparire, e non mi sembra un caso che la classe dirigente italiana sia così anziana. Spesso c'è un equivoco e si pensa che Musei e Istituti debbano diventare delle aziende culturali e che così debbano guadagnare. Il Museo o l'istituto non guadagna in sè, ma nel senso che fa crescere i quartieri e l'indotto che gravita intorno a queste strutture.  E' la funzione di leva della cultura che è molto importante dal punto di vista economico: non si deve compiere l'errore di pensare che siano strutture che in sè possono guadagnare ma bisogna capire che sono degli inneschi che vanno continuamente aiutati! Se lo Stato comincerà a comprendere che attraverso la cultura si incentiva il turismo e l'economia allora ci saranno prospettive, altrimenti il rischio è quello di essere fagocitati nei prossimi anni da tanti altri soggetti esteri che hanno Beni Unesco tanti quanti noi, ad esempio la Cina, e decidono semplicemente di investire di più.

Lei ha messo in evidenza il connubio necessario tra scuola e arte. Al MANN puntate molto sulla didattica e anche nell'esposizione dedicata ai gladiatori essa è centrale. 

Si, siamo convinti che la cultura debba essere per tutti e la didattica non debba essere riservata solo ai bambini ma a tutti. Abbiamo creato un'offerta per tutti i tipi di pubblico e per tutte le sensibilità, ecco perché i gladiatori sono rappresentati sotto il profilo archeologico ma anche sotto quello del costume: c'è una sezione dedicata al cinema e alla costumistica dei grandi film.  Questo per far comprendere come oggi tutta la realtà è permeata dalla cultura e se noi capissimo questo destineremo alla cultura molta più attenzione perché essa guida tanti altri settori. Arriviamo infine alle grandi suggestioni attuali, anche scherzando sull'argomento, arrivando ai gladiatori di oggi : nel calcio Totti ad esempio, ma in tempi di pandemia anche i grandi medici che giustamente possono essere definiti gladiatori!

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