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L' adolescenza tra "Adorazione" e violenza, Alice Urciuolo racconta il romanzo finalista al Premio Strega

La scrittrice al Giornale d'Italia: " C'è un rimosso culturale che riguarda la vita delle donne, ecco perché raccontare senza filtri la vita quotidiana di una ragazza adolescente per me è stato naturale e insieme necessario"

Di J. Muller

30 Marzo 2021

L' adolescenza tra "Adorazione" e violenza,  Alice Urciuolo racconta il romanzo finalista al Premio Strega

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Un odioso fatto di sangue sconvolge gli abitanti di Pontinia, città in provincia di Latina nel cuore dell'Agropontino: la giovane Elena è stata uccisa dal fidanzato. E' passato un anno e quella ferita violenta chiede di essere rimarginata. Vanessa, migliore amica della vittima con il fratello Giorgio, le inseparabili Vera e Diana, Gianmarco, Rosaria, Teresa e Christian nonostante la loro giovane età, cercano di vivere la loro adolescenza e di costruire il loro futuro tra il sole di un'estate asfissiante e le geometrie di quei luoghi di fondazione fascista. 

Quel terribile "fatto" vuole essere rimosso, eppure il fantasma della violenza si agita sopra i personaggi a manifestare il disincanto verso quel mondo degli adulti che spesso non è quello immaginato da chi si appresta a farne parte.

L' "Adorazione" è sentimento pregnante, indagato in tutte le sue quasi involontarie e ardenti derive: l'adorazione politica che diventa sopraffazione, quella amorosa che diventa violenza, mentre sentimenti come la tenerezza e l'amore trovano immediatamente il loro contraltare negli estremi dell'umiliazione, dell'ossessione, dell'abiezione.

Sullo sfondo una società patriarcale che continua a impartire la stessa educazione sentimentale profondamente interiorizzata dai personaggi, i quali non possono far altro che muoversi dentro a quella realtà, intraprendendo un faticoso percorso di accettazione di sé e del mondo.

Un senso di profana e delicata religiosità pervade queste vite di provincia, a maggior ragione quando la scrittrice affronta tabù come quello della sessualità: vi è tutta l'inviolabilità degli anni dove le cose accadono per la prima volta, l'innocenza di chi vuole indagare il proprio sé per potersi finalmente accettare.

La prosa sincera della scrittrice riesce a realizzare quel "miracolo" del realismo, perché Alice Urciuolo carpisce il germe autentico delle vite che racconta. Tutti noi riusciamo a rispecchiarvici e tutti noi siamo in qualche modo coinvolti, ne diveniamo complici, il che probabilmente è innanzitutto un monito, una denuncia.

Non dimentichiamoci infatti che la società descritta è teatro di un terribile femminicidio, nonostante l'apparente innocuità di quelle vite, che esistono così come possono. La scrittrice riesce ad attaccare quell'edificio patriarcale dalle fondamenta, a sventrarlo per mostrarne i calcinacci che si insinuano in quella che ancora definiamo "normalità". Ne abbiamo parlato con la giovane autrice di "Adorazione", edito da 66thand2nd e finalista al Premio Strega 2021

Cosa ti ha spinto ad affrontare la tematica della violenza di genere?

Il femminicidio è all'ordine del giorno, siamo costellati da capi di cronaca che si somigliano tutti. Molto spesso leggiamo il troppo amore come la motivazione che ha portato a queste morti. Credo che queste vicende negli ultimi tempi abbiano portato al centro la grande questione dell'educazione sentimentale: l'amore è un sentimento che ci è stato trasmesso nel corso dei secoli come qualcosa che ha molto a che fare con il possesso, con l'ossessione d'amore, con la gelosia.
Questo modello culturale per fortuna incomincia ad essere messo in discussione. Quando ho cominciato a scrivere non sapevo che avrei voluto parlare di questo, ma mi sono resa progressivamente conto che tutte le relazioni che andavo a raccontare indagavano il rapporto di potere tra uomini e donne , le relazioni tossiche, l'affetto che diventa una gabbia. Ho capito che c'era un tema di fondo comune al di là del fatto che non ho vissuto un'esperienza di violenza, ma questa cosa ci riguarda tutti in maniera più o meno grave".


"Nessuno degli adulti che adesso mangiavano e chiacchieravano intorno a lei aveva mai detto la verità. Quando Elena era morta tutti loro avevano evitato l’argomento, come se fosse una bambina, come se non potesse capire”. Quello che colpisce è la difficoltà comunicativa tra generazioni, a maggior ragione nell'affrontare quel brutto accaduto.

Si, in generale gli adulti in questa storia non hanno una comunicazione reale con i ragazzi e hanno molte difficoltà nell'instaurare un rapporto di reciproca comprensione.  Nonna Stella ad esempio apparentemente potrebbe sembrare la persona più vicina a Vanessa, infatti lei ha sempre creduto che ci fosse una comprensione istintiva e un legame emotivo fortissimo tra di loro, ma poi ella si stupisce che proprio la nonna non riesce a capire una sua importante scelta che prenderà alla fine dl romanzo. 
Eppure la figura che si rivela più vicina a lei, per quanto sembri la meno indicata per età e genere, è suo padre Walter.
Alla fine molti genitori riescono ad entrare in contatto con i loro figli, così anche le madri di Vanesse e di Diana. Si instaura tra di loro un'alleanza femminile profonda che valica il gap generazionale. 


Nel romanzo vi è una continua tensione tra centro e periferia. E' un fattore abbastanza ricorrente nella letteratura contemporanea quello di raccontare la provincia, come mai hai intrapreso questa scelta?

Io sono nata in provincia di Latina e ho vissuto lì fino a quando non mi sono trasferita a Roma per l'università. Quindi all'inizio raccontare quei posti è stata una scelta di pancia, poi ho capito che era molto significativo ambientare questa storia nelle città di fondazione fascista perché proprio il fascismo  faceva della società patriarcale il suo modello primario. Ecco perché ambientare questi temi qui è diventato qualcosa di strutturale e simbolico. 

Una grande attenzione nel tuo romanzo è riservata alla femminilità in tutte le sue declinazioni, anche quelle che di solito non vengono raccontate perché percepite ancora come indigeste, così per esempio il rapporto con la sessualità e con la masturbazione. Come mai hai sentito l'esigenza di affrontare finalmente questi temi?

Ci sono tante cose che non vengono digerite e che sono percepite ancora come tabù, tra cui appunto la masturbazione femminile. Per fortuna oggi c'è un dibattito su questi temi e sul fatto che esista un rimosso culturale che riguarda la vita delle donne.
Mi sono accorta che avevo letto per la maggior parte  scrittori maschi, perché la maggior parte dei libri che entrano a far parte del canone del capolavoro letterario fino a poco tempo erano davvero solo maschili. Mi sono così resa conto che raramente ho letto dei libri nei quali mi sono davvero rivista: tutti noi ci immedesimiamo nei sentimenti dei personaggi, ma non mi sono mai sentita rappresentata. Ecco perché raccontare senza filtri la vita quotidiana di una ragazza adolescente per me è stato naturale e insieme necessario.

Sei giovanissima eppure già una scrittrice talentuosa. Cosa ti ha spinto a iniziare a scrivere?

Leggo da quando ho memoria e ancor prima di imparare a leggere da sola c'era mio padre che leggeva per me.
E' sempre stata la mia passione più grande e da sempre volevo scrivere. E' stato difficile incominciare perché non avevo proprio idea di come potevo fare: è sempre stata una passione solitaria. Quando sono andata all'Università per studiare Lettere mi sono iscritta a un master di scrittura cinematografica e l'ho fatto con l'intento di acquisire strumenti che non avevo, senza però pensare di fare la sceneggiatrice.  Poi ho scoperto questo mondo e mi sono appassionata moltissimo.

L'autrice

Alice Urciuolo (1994) lavora come sceneggiatrice. È tra le autrici della serie di successo Skam Italia (Netflix, TIMvision e Cross Productions) ed è attualmente impegnata nella scrittura di altri progetti per piattaforme internazionali. È nata in provincia di Latina, vive a Roma. Adorazione è il suo primo romanzo.

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