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Premio Strega, Grazia Pulvirenti racconta "Non dipingerai i miei occhi"

L'intervista a Grazia Pulvirenti autrice del romanzo edito da Jouvence: "Non dipingerai i miei occhi. Storia intima di Jeanne Hébuterne e Amedeo Modigliani"

Di J. Muller

19 Marzo 2021

Modigliani

Amedeo Modigliani, (dettaglio da) Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1918, Collezione Privata, Parigi

Uno sguardo rivolto verso l'interno, occhi bui che scrutano l'anima: "un'orbita svuotata è il mio occhio cieco. Quel che ti sfugge di me, perché non si può possedere l'anima".

No, non si può. Nemmeno quando due vite sono consegnate allo stesso destino come accade per Jeanne Hébuterne e Amedeo Modigliani, due artisti e amanti morti suicidi a un giorno di distanza. I loro corpi sono sepolti l'uno accanto all'altro a Père Lachaise, ma se del leggendario Modì (perfetta assonanza con "maudit", "maledetto" in francese) molto conosciamo, di Jeanne, la musa dal collo allungato e sensuale e dagli occhi muti, ricordiamo pochissimo. 

In molti dipinti un volto senza volto, perché solo “quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi”, diceva Amedeo. E alla fine lo fece, li dipinse. 
Se Modigliani con i suoi ritratti "strappava l'anima al silenzio", la prosa ecfrastica di Grazia Pulvirenti strappa Jeanne dal silenzio della storia. La scrittrice ci riporta in una Parigi frenetica, maledetta, affamata: Picasso, Apollinaire, Jacob, Utrillo, Foujita, Soutine. Tra loro ad un tratto quel volto effigiato nelle tele di Montparnasse prende vita: ecco Jeanne, in carne ed ossa mentre attraversa quella realtà difficile, con la fragilità straordinaria di una donna talentuosa, innamorata dell'arte come della vita. 

Il romanzo è dedicato "A Jeanne e alle donne scomparse nell'ombra della storia. Affinché il loro sguardo possa ancora parlare..". Perché è così importante dal suo punto di vista il recupero della voce femminile spesso soffocata dal racconto storico? Come si possono liberare queste figure da uno sguardo prettamente maschile che le cattura per raccontarne forse solo una parte?

Sono un'appassionata di arte ed è inaudito vedere quante figure femminili siano state artiste di grandissimo livello ma siano totalmente assenti nella storia dell'arte. Un esempio lampante è la mostra attualmente in corso a Palazzo Reale a Milano dedicate alle "signore dell'arte", una serie di figure femminili che riescono a rompere quei veti che negavano alle donne di essere artiste, realizzando delle opere assolutamente magnifiche.
Conosciamo anche esempi più emblematici come quello di Camille Claudel, la quale fu musa e amante di Rodin ed è nota più per questo che per la sua opera straordinaria. Esiste un patrimonio artistico, letterario e antropologico di figure che sono rimaste per lo più immischiate in un'ottica di narrazione maschile. L'esempio di Jeanne è veramente sorprendente: se si leggono le biografie su Modigliani, le storie di Montparnasse, della Parigi degli anni "folli" e degli artisti dell'Ecole de Paris lei viene citata come una rassegnata donna innamorata, succube di una personalità dirompente. Ma in realtà Jeanne ha realizzato un'opera pittorica davvero sorprendente per una ragazza di soli 19 anni.

C'è un mondo da scoprire animato da un modo diverso di rappresentare le cose. Nella mostra che citavo ho scoperto ad esempio l'opera di Elisabetta Sirani che ha realizzato una raffigurazione dell'eros femminile attraverso figure mitologiche come Circe, Cleopatra e Porzia, dove appare una visione dell'essere umano completamente diversa da quella tramandata dallo sguardo maschile. 

Al fine di questa riscoperta, quanto è importante, come accade nel suo romanzo, che sia una donna a raccontare la storia di un'altra donna?

E' indispensabile. Se continuano ad essere gli uomini a raccontare la donna la prospettiva resterà filtrata da una visione che resta comunque diversa. Non è una questione di migliore o peggiore, si tratta solo di un diverso modo di guardare le cose. L' occhio di una donna che riflette, indaga e racconta un'altra donna penetra delle stratificazioni che lo sguardo maschile
non riesce più a reggere. 

Lei sottolinea nella prefazione che si tratta di un "racconto di fantasia", basato però su fonti documentali. Si direbbe che nel suo racconto siano proprio le immagini a costituire questa fonte. Da quali testimonianze ha attinto?

Il problema rispetto a Jeanne è che non esistono diari o lettere, perchè probabilmente la famiglia ha distrutto tutto.
E' strano perchè all'epoca si mandavano spesso cartoline, sappiamo tra l'altro che Jeanne amava molto raccoglierle. Quindi come ricostruire questa figura filtrata da un'ottica che la ignora? Ecco perché mi sono servita delle opere: ho cercato di ricostruire lo sguardo di Jeanne partendo dal modo con il quale rappresentava lo spazio, il corpo, le persone importanti della sua vita. Talvolta si dice che Jeanne abbia dipinto come dipingeva Modigliani, ma non è assolutamente vero. Questo si evince nel romanzo da quella serie di dipinti che hanno realizzato in due dello stesso soggetto. Vediamo una tecnica di rappresentazione autonoma e ben definita.

Lei è una germanista e una saggista. Da quanto scrive romanzi? E' vero che ha tenuto tutto in una cassapanca per 15 anni?

Si,  è ancora tutto in una cassapanca! Per il mio mestiere di critico letterario e saggista ho una sorta di timidezza ad accostarmi alle grandi scrittrici e scrittori dei quali mi sono sempre occupata con la lente del critico. Ho pubblicato pochissimo di quello che c'è nella famosa cassapanca: una breve silloge di poesie apparsa su Soglie e dedicata al mio compagno, poi dei racconti che mi sono stati commissionati. Uno su Vincenzo Bellini (Skira) e un altro dedicato dedicato a Sofonisba Anguissola, la prima donna che riesce ad affermarsi come pittrice.Sto ancora lavorando su questa figura.  "Non dipingerai i miei occhi" l'ho pubblicato in occasione dell'anniversario della morte di Modigliani e di Jeanne. Ho pensato che un tributo alla memoria di questa donna fosse indispensabile, perché tutti avrebbero parlato solo della morte di Modigliani". 

L'autrice

Grazia Pulvirenti è Professore Ordinario di Letteratura Tedesca presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università degli Studi di Catania. Direttore del Centro di ricerca interdipartimentale NEWHUMS - Studi Neurocognitivi e Umanistici.  Presidente della Fondazione Lamberto Puggelli, scrive da sempre poesie e prosa, ma finora, seguendo il suggerimento di Adalbert Stifter, ha tenuto tutto in un’antica cassapanca, in attesa che trascorressero almeno 15 anni, necessari secondo lo scrittore austriaco a far maturare i testi. Così nel dicembre 2017 ha pubblicato sulla rivista «Soglie» una prima silloge poetica dal titolo amara_mente. Nel 2020 è uscito il racconto Più forte che la morte. Fantasticheria romantica su Vincenzo Bellini nel volume collettaneo (edito da Skira) L’Italia del Père Lachaise. Vies extraordinaires des Italiens de France et des Français d’Italie. Il romanzo Non dipingerai i miei occhi. Storia intima di Jeanne Hébuterne e Amedeo Modigliani è la sua opera prima ed è candidata al Premio Strega 2021. 

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