Sabato, 24 Luglio 2021

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

"La casa delle madri", Petruccioli racconta l'intensità del quotidiano: l'intervista con il finalista al Premio Strega

L'autore al Giornale d'Italia: "Mi interessava raccontare le individualità monche, l'impossibilità di essere uno".

Di J. Muller

26 Marzo 2021

"La casa delle madri", Petruccioli racconta l'intensità del quotidiano: l'intervista con l'autore finalista al Premio Strega

View of Houses in Delft, Known as ‘The Little Street’, Johannes Vermeer, c. 1658

Una casa in rovina mentre una luce fioca sopraggiunge dalla finestra a illuminare i ricordi. Una morte. Poi subito indietro nel tempo, indietro nella vita, piena, ricca, straripante anche nei suoi momenti di contemplazione. "Cosa dobbiamo disimparare vivendo?", la grande questione che da quella casa in fase di demolizione si agita.

Due gemelli, Elia e Ernesto corrono, la loro madre Sarabanda sorride e cela così un senso di inadeguatezza, che Speedy, il padre, manifesta con la sua assenza. Si apre così il volume di Daniele Petruccioli, come una finestra spalancata su un quadro familiare che appena sfiora l'idillio con le sue drammatiche ripetizioni.
Le parole, le frasi, i gesti che compongono la fitta trama di reminiscenze intessuta dallo scrittore non sono mai lasciati a loro stessi: sono ineludibili, restano lì, come sedimenti. 
In quelle stratificazioni quotidiane e intime si muovono i suoi personaggi, animati da una dolce e terribile persistenza. Essi non sono fluidi, hanno una consistenza tragica che non permette loro una facile escatologia. 
L'autore ci insegna che "le tragedie si costruiscono e si consumano così, con uno sguardo, una testa che si scuote, la frettolosità di un abbraccio equivocato. [gli uomini] non si capacitano del fatto che gesti così piccoli, sorrisi, soffi di vento, trascurabilità ai margini della coscienza, esplodono poi in albe a occhi sbarrati, tachicardie, fiato che manca, sere di lacrime improvvise apparentemente senza spiegazione, in tante devastazioni e grandi scoperte, in tutte quelle cose, insomma, che vanno sotto il nome di passione. Pensano, gli uomini, che ci voglia una sfida agli dei, un peccato originale. Non sanno che si tratta sempre, invece, degli sguardi che si sfiorano, mancandosi, di un'Antigone e un Ismene".

Petruccioli, come un fisico alle prese con la dimostrazione della teoria della complessità, è bravissimo a illuminare queste "trascurabilità ai margini della coscienza", tutti quei tasselli invisibili, quei dettagli spesso non percepiti solo perché l'assuefazione ci porta a concepire più agevolmente l'interezza del sistema.
Quella dello scrittore è invece un'analisi minuziosa della complessità umana: la memoria in "Case delle Madri" risiede innanzitutto nella poesia del gesto impercettibile.
La mancata ri-conoscenza di "Antigone" e "Ismene" è per certi versi ancora più dolorosa della colpa del loro padre, semplicemente perchè la loro catarsi resta muta. Ed è quello che accade con Elia e Ernesto: mai troveranno una sintesi, mai termineranno la loro paziente opera di avvicinamento e repulsione, di disfacimento e intelaiatura.
La malattia di uno dei due gemelli è il segno di questa imperfezione, ma non ne è l'unico seme: "i gemelli devono accontentarsi della loro vertigine incompleta. Non sanno mai se è la malattia (dell'uno e dell'altro) a impedire alla loro gemellarità di svilupparsi appieno, o se è la gemellarità ad aggravare la loro malattia".

L'intero nucleo familiare è in tal senso un organismo che trasmigra continuamente dal molteplice al monolitico: un pò come nella recita della famiglia Spaniard descritta da David Forster Wallace (La scopa del sistema), i membri di quel gruppo si riconoscono più come tali che come individualità distinte, il che "è al tempo stesso una bella cosa e una brutta cosa".

Ne abbiamo parlato con l'autore Daniele Petruccioli, traduttore che esordisce con il suo primo romanzo, edito da Terra Rossa Edizioni, annunciato tra i finalisti del Premio Strega 2021 

Lo casa è un palco dove va in scena la memoria involontaria: il tenero sedimento di ricordi testimonia "la pesantezza dei corpi" che lo abita. Gli oggetti sembrano celare una loro silenziosa verità. La verità è forse che non si può scappare da questi luoghi che ci posseggono prima di essere da noi posseduti?

Si, c'è un doppio registro delle case: da un lato esse sono creta, sulle quali noi lasciamo l'impronta del nostro essere, ma dall'altro lato si finisce con il restare anche un pò impantanati in questa argilla. Nel libro c'è un gioco tra vivi e morti, che ritornano nel tempo del racconto. Quindi si voleva anche dare l'idea che alla fine una casa non è un luogo neutro come sembra, ma piuttosto è sempre abitato da presenze, corpi e memorie, cose che sono successe che rimangono lì.

Le case sono anche in un certo senso delle vittime; penso per esempio al "Libro delle case" di Bajani, anche questo tra i finalisti. Le sue sono tutte case abitate, mentre quelle che descrivo io sono temprate ma vuote. Le descrivo nel momento di passaggio tra una vendita all'asta, una ristrutturazione o un decadimento per abbandono. In qualche modo sono dei cadaveri sezionati: le tubature e i massetti aperti sono lì per una sorta di lezione di anatomia, dalla quale si capisce l'anamnesi, la storia della vita di qualcosa che poi è morto. 

Tournier nel romanzo Le meteore, teorizza che tutti noi siamo destinati ad avere un gemello, ma c'è chi lo divora per nascere "solo e sparigliato". L'archetipo dei gemelli è un classico. Ma qual'è la coppia gemellare topica che più rappresenta Ernesto e Elia?

Grazie per aver citato Tournier. Ricordo peraltro che in un altro suo romanzo, "Venerdì o il libro del Pacifico", fa un'apparizione tra le vecchie librerie delle case abbandonate. La coppia gemellare è un'archetipo e funziona come tale. L'archetipo dei gemelli mi serviva per costruire una serie di coppie oppositive, che non è solo quella gemellare, la quale tra l'altro è monca perché uno dei due è menomato, per indagare il senso di tragedia che c'è nelle cose piccole. Siamo abituati a pensare alla tragedia come a qualcosa che riguarda Dei e eroi, ma io sono ossessionato dal fatto che esistono delle tragedie borghesi, piccoli drammi e catastrofi che fanno parte della vita di tutti, che noi eroicamente, giorno per giorno siamo costretti a superare. Ecco perché, per rispondere alla sua domanda, direi Eteocle e Polinice, i due gemelli de "I Sette contro Tebe", la tragedia per antonomasia.


La tensione tra Ernesto e Elia è anche una tensione infinita tra coppia e individualità. Secondo lei in questo periodo storico non stiamo vivendo un'esasperazione dell'individualismo?

Secondo me stiamo perdendo completamente di vista la molteplicità dell'individuo; senza ripartire dagli sciamani partiamo almeno da Jung: noi siamo il prodotto di una lunga storia e la nostra personalità si costruisce con molti "personaggi" che poi insieme fanno uno, ma improvvisamente anche questi possono cambiare. Anche noi siamo sempre diversi nel corso della vita.
I miei personaggi sono tutti individui che vorrebbero essere tali ma non ci riescono : Elia non vorrebbe occuparsi di Ernesto, e quest'ultimo non vorrebbe avere per modello di Elia; i loro genitori vorrebbero essere una cosa che non riescono a essere. Anche i vecchi nonni che sono apparentemente più solidi, sono in realtà pieni di contraddizioni. Invece di mettere in scena la molteplicità, mi interessava raccontare le individualità monche, l'impossibilità di essere uno. In questo romanzo per tutti i personaggi questa cosa è una tragedia, ma secondo me in realtà è anche un'occasione per cambiare. Nel romanzo ne vedo l'aspetto più ctonio, sotteraneo e oscuro. Siamo un pò ossessionati dall'Io, ma potremmo riuscire forse a convivere anche con molti "Io".

Altro tema centrale è quello della malattia, descritta classicamente come "condanna" o "colpa".  A cosa si è ispirato per affrontare questo tema controverso?

Volevo fare un'operazione contraria di quella per esempio realizzata da Thomas Mann e dalla letteratura Mitteleuropea, nella quale la malattia viene descritta come una sorta di stigma di un essere speciale, di malattia baudeleriana dell'artista: un essere diverso e quindi non adatto alla società, che poi diventa una sorta di albatros quando finalmente spiega le ali.

Invece io volevo descrivere qualcosa che è molto legato alla società patriarcale italiana: c'è questa coazione del generare bene, per cui ancora ci si  vergogna se si ha un figlio handicappato. Si pensa che il padre non aveva buoni geni o che la madre  non ha saputo curare un figlio prima nell'utero e poi fuori. Ricordo con grande nettezza e con un forte moto di ribellione che molti genitori tendono a colpevolizzare i figli malati, proiettando su di loro il proprio senso di colpa.
Lo trovo intollerabile e in qualche modo volevo mettere in scena delle persone che si ribellavano a questo, ma essendo individui troppo deboli contro una collettività che te lo impone, sono comunque condannati a soccombere. Abbiamo ancora il mito della kalokagathìa, dell'uomo forte, della salute, e invece secondo me dovremmo imparare ad apprezzare
le qualità ovunque esse nascono, anche lì dove in apparenza sono meno forti.

Lei è un traduttore e con questo suo primo romanzo ha avuto subito un grande successo. Crede che in futuro potremmo leggere qualcos'altro?

Ho scritto un romanzo, ma ne ho tradotti più di cento. Tutti i traduttori sono anche scriventi e io personalmente scrivevo anche prima di tradurre. Non ho mia avuto la velleità di pubblicare: fino a trent'anni le cose che scrivevo le buttavo, poi ho incominciato a conservarle. Ne ho diversi nel cassetto, ma ora vediamo! Ora voglio continuare ad accompagnare "La Casa delle Madri" per un pò.

(Leggi anche: "Non dipingerai i miei occhi. L'intervista con l'autrice Grazia Pulvirenti:   https://www.ilgiornaleditalia.it/news/cultura/130774/non-dipingerai-i-miei-occhi-l-intervista-all-autrice-del-romanzo-candidato-al-premio-strega.html ) 

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

Più visti

x