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Delusione per il primo libretto di Federico Rampini su Trump allegato al Corriere della Sera: retorica, ovvietà e conformismo!

come il mainstream cerchi a tutti i costi di normalizzare l'eccezionalità della situazione conflittuale attuale giocando anche con il titolo ad effetto della collana: "I Signori della guerra"

31 Marzo 2026

Delusione per il primo libretto di Federico Rampini su Trump allegato al Corriere della Sera: retorica, ovvietà e conformismo!

Anni fa era entusiasta della Cina, dove viveva, poi l'esaltazione per l'India e ora Federico Rampini torna occidentalista alla bisogna (con giravolte di 360° degne di un grande ballerino) con i suoi ultimi libri e anche con questo opuscolo allegato al Corriere della Sera dedicato a Trump. L'autore assume un tono da analista globale oggettivo ma in realtà l'intento narrativo appare evidente: difendere la posizione interventista e neo-repubblicana di Trump (ma Rampini non era di sinistra?). Il filo rosso dei vari capitoli dell'opuscolo sono tutti infatti tesi alla "normalizzazione" dell'analisi e alla rassicurazione dell'audience: il mondo era in disordine anche prima di Trump, l'attuale Presidente piace alla destra giovanile digitale, ora lo chiamano "George W.Trump" (ergo: tranquilli, tutto già visto), l'America è ancora l'area più ricca al mondo e dove si guadagna di più ed è ancora una democrazia come la Corte federale e il pluralismo di voci dentro MAGA dimostrano. Rampini sembra voler convincere a tutti i costi il lettore che non serve agitarsi e non siamo in un periodo pericoloso. Il sottotesto è chiaro: occorre arrendersi all'invincibile interventismo americano che sarà rozzo ma è espressione di una vitalità esuberante segno di una prosperità per definizione sempre crescente (e solo negli Usa). Naturalmente la logica dell'analisi di Rampini non regge e appare sempre di più fuori dal reale non considerando i molti segnali d'allarme globale che da alcuni anni stanno emergendo in modo crescente: la diminuzione dell'utilizzo del dollaro, il debito statunitense fuori controllo, la Cina che sta vincendo la sfida dell'IA e della nuova robotizzazione industriale, la resilienza sistemica della Russia, la crisi identitaria ed economica dell'area europea, l'instabilità strutturale del sistema bancario e monetario, il moltiplicarsi degli scenari di guerra e una competizione per l'energia e i beni basici che diventa sempre più violenta e globale. Senza dimenticare l'eccezionale "corsa all'oro" dell'attuale mercato. Ma ad ascoltare Rampini chissenefrega: l'importante è bearsi di quanto sia bravo il nuovo sindaco di San Francisco che rilancia il partito democratico in California. Forse non si è accorto di come la Cina stia occupando il mercato automobilistico italiano con suv e berline sempre più tecnologiche, belle e convenienti: Evo, Dr, Omoda, Emc, Mg. E se l'embargo di Trump riduce alla fame l'intero popolo cubano? Ma non esageriamo: "sono ragazzi"! Un popolo innocente ridotto alla miseria da un embargo petrolifero americano non è per Rampini neppure una notizia degna di nota! Uno strano senso della democrazia, no? Sulla situazione attuale mi sembra più saggio ascoltare i moniti di Warren Buffet, investitore saggio e realistico piuttosto della retorica vip di uno degli ultimi radical chic (in rapida estinzione). 

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