Quadri rubati a Parma, nella fuga abbandonato un altro Renoir, esperta d’arte Addomine: "Furto su commissione a colpo sicuro"
"Paysage de Cagnes" è l'opera lasciata dai ladri nella villa della Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo. In merito al furto si è espressa Marisa Addomine, perito di antiquariato e di orologeria antica moderna: "Mercato antiquario e case d'asta non vengono coinvolti. Ora è merce che scotta, il mandante non mostrerà queste opere: è una gratificazione personale".
"Paysage de Cagnes", Renoir; fonte: Instagram, @esploratoredelbello
Nel furto d'arte milionario consumatosi presso la Fondazione Magnani-Rocca, in provincia di Parma, l'opera di Renoir Paysage de Cagnes destinata a far parte della refurtiva - composta da tre quadri - è stata abbandonata durante la fuga. Marisa Addomine, perito di antiquariato e di orologeria antica e moderna, ha spiegato trattarsi di un "furto su commissione", in cui i ladri"sono andati a colpo sicuro: sapevano quali erano le opere che interessavano, hanno studiato il piano nei dettagli, calcolando anche l’allarme e la fuga in modo che non ci fosse il tempo tecnico per intervenire", per poi aggiungere: "Chi commissiona il furto poi corrisponde una parte del valore dell’opera alla banda. Prima del furto l’opera ha un suo valore, ma una volta rubata diventa 'merce che scotta'; il mandante non ha interesse a mostrarla: è una soddisfazione personale, non un’ostentazione".
Quadri rubati a Parma, nella fuga abbandonato un Renoir, esperta d’arte Addomine: "Furto su commissione"
La dinamica e le modalità del furto dei tre dipinti di Renoir, Cézanne e Matisse (nello specifico e relativamente, Les Poissons, Natura Mortacon ciliegie, Odalisca sulla terrazza) alla Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo delineano uno scenario compatibile con un "colpo su commissione". Si tratta di opere di grande valore, difficilmente collocabili sul mercato dell’arte o nelle case d’asta, sottratte in meno di tre minuti. Un’azione rapida e mirata che lascia ipotizzare una pianificazione dettagliata da parte dei responsabili, entrati in azione nella notte tra il 22 e il 23 marzo.
Sulla vicenda è stata intervistata Marisa Addomine, perito per l’antiquariato e per l’orologeria antica e moderna, nota anche come "donna degli orologi", da anni impegnata nel settore e collaboratrice di Mercanteinfiera di Parma. In merito al possibile destino delle opere rubate, l’esperta ha sottolineato che, trattandosi di dipinti di un "valore uiversalmente riconosciuto", sono difficilmente vendibili nei canali legali. Questi si basano infatti su due livelli, il mercato antiquario e le case d’asta, entrambi caratterizzati da rigorosi controlli sulla provenienza: contesti in cui opere rubate verrebbero immediatamente individuate e segnalate, rendendone di fatto impossibile la vendita.
Quanto al recupero, l’esperta ha evidenziato che opere di questo livello sono raramente ritrovate in tempi brevi: le indagini possono durare anni e coinvolgere anche autorità internazionali. In alcuni casi, eventi esterni possono favorire il ritrovamento, ma esiste anche il rischio che le opere vengano danneggiate o distrutte, perdendo così il loro valore. Infine, sul ruolo del perito in caso di ritrovamento, ha precisato che il primo passo è l’identificazione dell’opera attraverso la documentazione disponibile. Successivamente, l’opera viene sequestrata e sottoposta alle procedure necessarie per la restituzione al proprietario, un iter spesso lungo caratterizzato da verifiche, burocrazia e passaggi legali.