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Referendum Giustizia, il Tar del Lazio respinge il ricorso sulla data: confermato il voto il 22 e 23 marzo

Il Tar del Lazio respinge il ricorso dei promotori del referendum sulla giustizia, confermando urne il 22 e 23 marzo e tempi stretti per la campagna

28 Gennaio 2026

Risultati referendum Giustizia 2022, quorum non raggiunto: le conseguenze

Referendum 2022 (foto Imagoeconomica)

È ufficiale: per il referendum sulla Giustizia e la separazione delle carriere dei magistrati si voterà il 22 e 23 marzo 2026. Questo il responso del Tar del Lazio, che ha respinto il ricorso sulla data avanzato dai promotori del "no".

Referendum Giustizia, il Tar del Lazio respinge il ricorso sulla data: confermato il voto il 22 e 23 marzo

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del Comitato dei 15 promotori della raccolta firme popolari per un nuovo referendum sulla riforma della giustizia, confermando le date già fissate dal governo: domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. Il comitato contestava il decreto presidenziale che stabiliva il calendario elettorale, sostenendo che la decisione fosse troppo ravvicinata e limitasse i tempi per una corretta campagna referendaria.

Il portavoce del Comitato, Carlo Guglielmi, ha commentato che la decisione del Tar non influirà sul percorso già avviato: “Ora la Cassazione dovrà verificare la regolarità delle firme raccolte e avviare il dialogo sul quesito, parzialmente differente da quello precedente, per trovare un punto di sintesi”. Le oltre 550mila firme raccolte, tra modalità online e cartacea, sono state depositate stamane presso l’Ufficio centrale per i referendum in Cassazione, dove verranno esaminate per la loro validità.

Il Tar ha motivato il rigetto sostenendo che la disciplina di riferimento mira a garantire tempi certi per sottoporre la riforma costituzionale all’approvazione popolare, indipendentemente da quale soggetto abbia presentato per primo la richiesta di referendum. Pertanto, il ricorso è stato ritenuto “infondato” e non sono state disposte sospensive o modifiche del calendario elettorale.

Il comitato dei 15 giuristi aveva chiesto la sospensione del decreto per poter completare la raccolta delle firme entro il termine previsto, fissato per venerdì 30 gennaio. La tabella di marcia resta dunque invariata, con le urne aperte in due giornate consecutive, mentre cresce l’attenzione dell’opinione pubblica: i sondaggi mostrano per la prima volta un testa a testa tra le posizioni del "" e del "no".

Guglielmi ha sottolineato l’importanza di un dibattito pubblico ampio e informato: “Più le persone leggono, comprendono e partecipano, più votano consapevolmente. Questo referendum sta accendendo interesse e attenzione”. La vicenda rappresenta un caso senza precedenti nella storia referendaria italiana, con due quesiti parzialmente differenti in gioco e una campagna elettorale già segnata dalla mobilitazione dei promotori del "no".

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