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Referendum giustizia 2026, avv Pisani al GdI: “Sì a separazione delle carriere per rendere terzo il giudice dal pm, riforma nata dal csx”

Secondo l'avvocato Angelo Pisani, intervistato dal Giornale d'Italia, il referendum sulla separazione delle carriere sarebbe necessario per rendere indipendenti i giudici dai magistrati

28 Gennaio 2026

Referendum giustizia 2026, avv Pisani al GdI: “Sì a separazione delle carriere per rendere terzo il giudice dal pm, riforma nata dal csx”

Angelo Pisani Fonte: Facebook @Avvocato Angelo Pisani

In merito al Referendum sulla Giustizia, il cui voto si terrà il 22 e 23 marzo 2026, è intervenuto l’avvocato Angelo Pisani. L’avvocato, intervistato dal Giornale d’Italia ha dichiarato di essere favorevole alla separazione delle carriere, “in modo tale da rendere terzo il giudice rispetto al pm”. Inoltre, ha spiegato che la riforma, ora cavalcata dal centro destra, “è nata dal centro sinistra, in particolare dal PD”.

Referendum giustizia 2026, avv Pisani al GdI: “Sì a separazione delle carriere per rendere terzo il giudice dal pm, riforma nata dal csx”

In merito al Referendum sulla giustizia 2026, qual è il suo punto di vista? Secondo lei, introduce il tema della responsabilità dei giudici per gli errori processuali?

Diciamo che il è un primo passo per una riforma della giustizia, non è la riforma della giustizia. È un primo passo per avere un giudice diciamo trasparente, terzo, neutro perché oggi non c'è questa terzietà. Oggi è come in una partita di calcio in cui l'arbitro è dalla parte di una squadra sola. Il magistrato Pubblico ministero con il magistrato giudice sono un'unica categoria, nonostante la Costituzione non lo preveda. La Costituzione prevede che il giudice sia super partes, quindi occorrerebbe un'accusa, una difesa e un giudice. Tra l'altro, la riforma, se vincesse il sì, secondo me amplierebbe anche il potere dal punto di vista del ruolo del PM, perché il ruolo avrebbe un suo consiglio di disciplina, un suo CSM, una sua autonomia rispetto a quello che invece oggi è un sistema misto. Il giudice oggi non è terzo rispetto alle parti, perché per essere terzo dovrebbe essere autonomo. Invece il giudice è collega del Pubblico Ministero, hanno lo stesso CSM, votano per lo stesso CSM, hanno la stessa carriera, hanno le stesse istanze. Sono una squadra, uno gioca casomai terzino e l'altro gioca centravanti, ma giocano sempre nella stessa squadra”.

Quindi, secondo lei, separandoli diventano indipendenti uno dall'altro?

Separandoli diciamo c'è più indipendenza, ci può essere più trasparenza. Almeno si ha un senso, chi ti giudica il non è nella stessa squadra o non è il collega di chi ti accusa. Poi il giudice ovviamente può anche essere innamorato eh del PM. Se il giudice è innamorato del pubblico ministero donna, sicuramente simpatizza di più per il pubblico ministero che per l'avvocato. Così come viceversa se il giudice è innamorato dell'avvocatessa probabilmente andrà contro il PM, ma questa è la vera nella vita cioè purtroppo. Tuttavia, fortunatamente ci sono ancora degli esempi e delle situazioni in cui i giudici si contrappongono ai pubblici ministeri, altrimenti sarebbe una sorta di dittatura della giustizia. Quindi, fortunatamente ci sono oggi delle differenze, delle decisioni diciamo opposte e guai se non fosse così, ci sarebbe una un appiattimento”.

È possibile avere più PM e meno giudici? Le assunzioni si bilancerebbero?

No, questo però non è possibile perché c'è un concorso per i giudici, un concorso per i PM e c'è un albo per gli avvocati. Poi l'organizzazione è un'altra cosa, cioè l'organizzazione non dipende poi dalla qualità o dalla professionalità. L'organizzazione è proprio un altro settore. E ovviamente ci vogliono giudici in numero sufficiente, così come pubblici ministeri di numero sufficiente. Ad ogni modo, occorre una riforma della giustizia perché oggi la giustizia non esiste”.

Quelli che dicono no al referendum, dicono che sia un modo per controllare diciamo la giustizia, per assoggettare la magistratura la politica. Da dove deriva questa considerazione?

Chi dice no è per spaventare le persone. Diciamo che usano questo grimaldello dicendo che il Governo che vuole politicizzare la magistratura assoggettando il pm con due CSM diversi e quindi togliendo autonomia alla magistratura. Ma non si toglie nessuna autonomia, anzi secondo me se ne dà di più. Ci sarebbero due CSM diversi. Ci sarebbe un CSM per i giudici e un CSM per i Pm con la separazione delle carriere. Oggi, invece, c'è un CSM per entrambi. Quella del no è una tesi politica che loro portano avanti per giustificare il loro no. Ma nella realtà non è così”.

Invece la responsabilità negli errori di processo viene introdotta con questo referendum?

Assolutamente no. Oggi la responsabilità dei magistrati è legata al fatto che se sbagliano paga lo Stato per loro. C'è già una sorta di responsabilità di magistrati, minima però. Se un giudice sbaglia non paga di tasca sua, come paga il giornalista o paga l'avvocato o paga il medico, ma è lo Stato che paga”.

Da chi è nato questo referendum?

Questa riforma della separazione delle carriere è una riforma che nasce dalla sinistra, non nasce neanche dalla dal centro destra, che oggi la sta cavalcando. L'origine di questa riforma, di questo progetto, proviene dalla sinistra, è del PD proprio”.

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