19 Marzo 2026
Lavoro, fonte: Pixabay
In Italia, il passaggio dal mondo della formazione a quello del lavoro rappresenta per molti giovani un percorso complesso e spesso frustrante con poche possibilità di crescita professionale ma a livello europeo, finalmente, ci sono proposte per sburocratizzare le iniziative imprenditoriali e aumentare la competitività di chi vuole trasformare le proprie idee in lavoro.
La recente pubblicazione dei dati Istat sull’occupazione sembra raccontare un’Italia che va avanti con un tasso di occupazione al 62%, ma basta osservare i dati relativi ai giovani per vedere una realtà in controtendenza. Il tasso di disoccupazione giovanile, infatti, resta vicino al 20%, che significa che sì, l’Italia produce lavoro, ma i giovani quasi non lo vedono.
Un modello, quindi, da rivedere completamente perché di fatto impedisce ai ragazzi di crescere e li costringe a dover essere sempre aiutati da genitori, parenti, nonni e vivere in una situazione che li tiene attaccati alla propria casa di origine perché la stabilità professionale è un miraggio, dove il lavoro stesso non basta per costruire una vita, comprare una casa, pensare a una famiglia.
Per quanto riguarda le aziende, l’attivazione di uno stage è un percorso a ostacoli tutt’altro che immediato. Una società per avere uno stagista deve compilare tanti di quei documenti che si possono trasformare in un incubo risolvere tutte le pratiche. Dal momento che vuoi prendere un ragazzo, poi, passa molto tempo perché tu possa averlo come stagista in ufficio. Lungaggini su lungaggini. Lo stage deve essere un modo per fare esperienza immediata. E poi, bisogna dare la possibilità ai ragazzi, se hanno un curriculum formato, di accedere a posizioni più importanti e non rimanere stagisti a vita. L’esperienza di stage per chi cerca di entrare in un’azienda o di imparare una professione è importante come fase di transizione anche se in Italia non garantisce quasi mai un inserimento stabile nel mondo del lavoro. Molti giovani si trovano, infatti, intrappolati in una sequenza di tirocini, senza riuscire a ottenere un contratto vero e proprio.
I più coraggiosi, pertanto, anche se a malincuore, vanno all’estero per essere valutati in modo migliore perché li apprezzano di più e li giudicano in base al lavoro che fanno e riescono a trovare anche una maggiore retribuzione. Poi, tornano per avere un grado più alto perché è molto difficile in Italia accedere a posizioni superiori, c’è una staticità che non permette di crescere. Basti pensare che negli Stati Uniti, se sei un cameriere e sei bravo puoi guadagnare anche otto mila euro al mese. Certo, costa tutto di più però ti viene data la possibilità di crearti una vita mentre i ragazzi italiani non riescono a essere indipendenti perché sempre attaccati alle case dei genitori e non riescono a essere autonomi se non sono aiutati dalle famiglie, sempre per chi può.
Se si passa all’ambito imprenditoriale, le difficoltà per i giovani aumentano ulteriormente. Avviare una startup in Italia richiede il superamento di numerosi ostacoli burocratici. L’apertura di una partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese e il pagamento anticipato delle tasse con tempi lunghi e costi elevati. Ma come si fa? All’inizio non deve costarti nulla il commercialista e il notaio. Per i giovani va bypassata questa dinamica, altrimenti, se per fare una società e non hai la possibilità perché devi trovare i soldi per pagare la società stessa oltre a corrispondere subito le tasse chi ti dovrebbe finanziare se non hai lavoro e te lo stai creando? Le banche richiedono garanzie che spesso i giovani non possono offrire, mentre il mercato degli investitori privati in Italia è meno sviluppato rispetto ad altri Paesi. Questo limita fortemente la possibilità di trasformare un’idea in un’impresa concreta. Per quanto riguarda le tasse nonostante l’esistenza di regimi agevolati, i costi iniziali e i contributi previdenziali sono troppo elevati, soprattutto nelle prime fasi di attività, quando i ricavi sono ancora incerti. Per rendere questi strumenti realmente efficaci sarebbe necessario semplificare le procedure, incentivare le assunzioni post-stage e migliorare l’accesso ai finanziamenti per i giovani imprenditori. Solo attraverso un cambiamento strutturale sarà possibile trasformare queste esperienze in vere opportunità di crescita, sia per i giovani sia per il sistema economico nel suo complesso.
Ma qualcosa si sta muovendo in Europa. La Commissione europea ha presentato oggi, il 18 marzo 2026 la proposta per EU-Inc. (European Company Inc), cioè un nuovo modello di società europea che punta a rivoluzionare il modo di fare impresa nell’Unione con l’obiettivo di ridurre la burocrazia e superare le differenze tra i 27 sistemi giuridici, facilitando soprattutto start up e imprese innovative che oggi devono affrontare regole diverse in ogni Paese e aumentarne la competitività. Secondo la proposta, infatti, sarà possibile aprire un’azienda in circa 48 ore con un costo massimo intorno ai 100 euro e attraverso procedure completamente digitali e con una società riconosciuta automaticamente in tutta l’Unione.
Ora, bisogna fare uno sforzo concreto, non solo a parole, per mettere tutti nelle condizioni di cogliere queste nuove opportunità che si stanno delineando e consentire ai nostri ragazzi di costruire un percorso professionale stabile eliminando le rigidità di un sistema incapace di valorizzare il potenziale delle nuove generazioni.
Di Tiziana Rocca
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