24 Gennaio 2026
Fabrizio Corona, fonte: imagoeconomica
Nel panorama politico italiano, raramente una dichiarazione scuote le fondamenta del dibattito come quella di Fabrizio Corona: “Se chiudono Falsissimo, faccio una lista civica 2027, vinco le elezioni e comando tutti, anche la magistratura”. Una frase che molti hanno liquidato come provocazione, ma che io considero una chiamata all’azione.
Fabrizio Corona non è un politico tradizionale. È un personaggio controverso, ma proprio per questo è capace di intercettare il malcontento di chi non si sente rappresentato. Il suo progetto “Falsissimo” ha dimostrato che l’informazione può essere diretta, cruda, eppure efficace. Se lo chiudono, non è solo censura: è paura del dissenso.
L’idea di una lista civica nel 2027 non è una boutade. È una sfida al sistema, un modo per dire che anche chi è stato emarginato può rientrare in gioco. E se Corona dice che “comanderà tutti”, compresa la magistratura, non lo leggo come un attacco alle istituzioni, ma come una denuncia del loro distacco dalla realtà quotidiana.
Le parole di Fabrizio Corona possono sembrare estreme, ma sollevano interrogativi reali sul rapporto tra informazione, potere e rappresentanza. Che si condivida o meno la sua visione, è evidente che esiste una parte del Paese che si sente esclusa dal dibattito pubblico e cerca nuove forme di espressione.
La proposta di una lista civica nel 2027, per quanto provocatoria, apre una discussione importante: chi ha diritto di fare politica? E quali strumenti ha oggi un cittadino per farsi ascoltare?In un’epoca in cui la fiducia nelle istituzioni è fragile, forse vale la pena ascoltare anche le voci fuori dal coro. Non per aderire acriticamente, ma per capire meglio cosa manca nel panorama attuale.
Di Nico Combattelli Popoli (Pe)
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