11 Gennaio 2026
Jacques Moretti, Fonte X : @luissvanda_
L’inchiesta sulla strage di Crans-Montana entra in una fase cruciale dopo l’ammissione di Jacques Moretti, proprietario del locale Le Constellation. Nei verbali dell’interrogatorio, l’uomo ha riconosciuto che l’uscita di sicurezza era chiusa a chiave, confermando uno degli elementi più gravi emersi fin dall’inizio delle indagini sull’incendio che ha causato 40 morti, tra cui diversi giovani.
Durante l’interrogatorio davanti agli inquirenti, Jacques Moretti ha ammesso che l’unica via di fuga disponibile nel seminterrato era inutilizzabile. La porta dell’uscita di sicurezza, ha dichiarato, “era chiusa e bloccata dall’interno con il chiavistello”. Una circostanza che, nella notte dell’incendio, ha contribuito in modo determinante alla tragedia di Crans-Montana. Moretti ha raccontato di aver forzato personalmente la porta una volta arrivato sul posto, trovandosi davanti una scena drammatica. Sul pavimento del locale devastato dalle fiamme giacevano decine di feriti e il corpo senza vita di una cameriera di 24 anni, una delle prime vittime accertate. Anche Jessica Moretti, moglie del proprietario e presente nel locale al momento del rogo, ha fornito la sua versione dei fatti. Nei verbali ha riferito che poco prima dell’incendio nel locale c’era inizialmente pochissima gente, ma che in breve tempo la situazione è degenerata. “Ho visto le fiamme arancioni in un angolo del bar”, ha raccontato, aggiungendo “ho subito urlato ‘uscite tutti’”. La donna ha parlato di panico totale, spiegando di aver risalito la scala interna e di aver avvertito anche l’addetto alla sicurezza. Secondo la sua ricostruzione, dopo aver tentato di far evacuare i presenti, ha chiamato i soccorsi e poi il marito. “Gli ho detto ‘c’è il fuoco al Constel, vieni subito’. Ero nel panico completo”, ha dichiarato agli inquirenti.
Nel corso dell’interrogatorio, Jacques Moretti ha cercato di difendere gli interventi effettuati sul locale nel corso degli anni. “L’ho rinnovato dalla A alla Z dopo averlo acquistato nel 2015”, ha sostenuto, aggiungendo che il servizio antincendio avrebbe effettuato solo due o tre controlli in dieci anni, senza mai imporre modifiche strutturali. Un punto centrale dell’inchiesta riguarda anche l’uso di bottiglie con scintillii, spesso presenti durante le serate. Secondo Jessica Moretti, “duravano 30-40 secondi” e non sarebbero mai state maneggiate dai clienti. Una versione che gli inquirenti stanno verificando, così come la presenza di minorenni all’interno del locale, vietata dalla normativa. Su questo aspetto la donna ha dichiarato che i ragazzi avrebbero utilizzato documenti falsi.
L’indagine non esclude un possibile coinvolgimento del Comune di Crans-Montana, soprattutto per quanto riguarda i controlli di sicurezza mancati negli ultimi anni. Alcuni funzionari potrebbero ricevere avvisi di garanzia, mentre gli investigatori stanno cercando di evitare inquinamenti delle prove e pressioni sui testimoni. A complicare il quadro c’è una nuova norma entrata in vigore il primo gennaio, che potrebbe limitare la responsabilità dell’amministrazione comunale in caso di violazioni commesse dai gestori privati. Una modifica legislativa che, secondo gli esperti, rischia di diventare un nodo centrale in un eventuale processo.
I coniugi Moretti sono attualmente accusati di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali colpose. Tuttavia, le ammissioni sulla porta di sicurezza chiusa a chiave e sulle condizioni del locale potrebbero spingere la procura a valutare ipotesi di reato più gravi, fino al dolo eventuale.
Intanto, mentre proseguono gli interrogatori e l’analisi dei documenti, il caso Crans-Montana continua a sollevare interrogativi pesanti sulle responsabilità, sui controlli e su una tragedia che, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto essere evitata.
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