03 Marzo 2026
Domenico, Bambino trapiantato con cuore "bruciato"
Oggi, martedì 3 marzo, si svolgerà l’incidente probatorio con autopsia sul corpo di Domenico Caliendo, il bambino morto lo scorso 21 febbraio al quale era stato trapiantato un cuore “bruciato”. Secondo quanto emerso dagli atti dell’inchiesta della procura di Napoli, dalla scansione degli orari tra l’espianto e il trapianto del cuore danneggiato risulterebbe che il bimbo sia rimasto senza cuore per almeno 45 minuti.
È fissato per oggi l’incidente probatorio con autopsia sul corpo del piccolo Domenico, morto all’Ospedale Vincenzo Monaldi a seguito di un trapianto di cuore non riuscito lo scorso 21 febbraio. L’organo, proveniente da Bolzano, sarebbe infatti arrivato in uno stato già compromesso, ma l’espianto del muscolo cardiaco malato sarebbe cominciato diversi minuti prima del trapianto, procedura ritardata dal tentativo di scongelamento dell’organo da parte dei medici presenti in sala operatoria. Sarebbero dunque almeno 45 i minuti trascorsi tra l’espianto e il trapianto del cuore danneggiato, ma se ne saprà di più con l’incidente probatorio, che dovrebbe sbloccare anche i funerali di Domenico, ai quali vorrebbe partecipare anche la premier Giorgia Meloni, ove gli impegni istituzionali glielo consentano.
A comunicarlo è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo. “Non è detto - ha spiegato - che il funerale si faccia mercoledì. L’obiettivo è liberare la salma del piccolo Domenico, ma per quello dobbiamo attendere”. È sempre lui ad aver inoltre reso nota la sostituzione del professor Mauro Rinaldi, uno dei tre periti nominati nel collegio incaricato di procedere con l’incidente probatorio, con il professor Ugolini Livi di Udine, a seguito dell’accoglimento dell’istanza di ricusazione del primo.
Sulla vicenda si esprime anche Anna Iervolino, direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. In una lettera inviata al quotidiano Il Mattino, la manager ricostruisce le mosse dell’azienda dopo essere venuta a conoscenza del caso Caliendo sostenendo che le indagini siano “iniziate subito, non appena sussurri interni hanno fatto dubitare”, e che la collaborazione l'autorità giudiziaria e l'interlocuzione con gli uffici regionali sia avvenuta soltanto in seguito. “Chi parla di occultamento dei fatti manifesta la sua cultura e la ricerca di facile consenso”, ha concluso la dirigente.
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