03 Marzo 2026
Fedele al detto “se vogliamo che un problema venga non risolto ma dimenticato, facciamo una commissione”, la commissione sul Covid continua il suo lavoro nell'indifferenza generale e interessata indifferenza: a parte la Verità, il Giornale d'Italia e nessun altro i lavori continuano senza che nessuno ne riprenda i frutti, così come aveva fatto capire Mattarella nel concederla: fate pure, ma sia chiaro che state giocando, niente cose serie, niente profili di responsabilità. La prima tornata di lavori ha scoperchiato quello che in fondo si sapeva, l'avventurismo e la corruzione nei gangli dello Stato quanto a mascherine, dispositivi, tamponi, le circostanze infami o ridicole scandite dai puntuali non ricordo di tutte le figure istituzionali coinvolte chiamate a deporre. Con il salto di qualità sui vaccini e relativi effetti avversi, ossia morti e invalidi permanenti, l'omertà si è ancora più pesante e di fatto assoluta perché non bastano un paio di testate a sollevare il clamore e i social non possono fungere da effetto detonante, stante anche l'inaffidabilità generale per cui in mezzo a situazioni, a notizie autentiche e verificate cresce la gramigna delle esagerazioni, le balle, le provocazioni. Come per lo scandalo Epstein, che dovrebbe sortire un rigurgito planetario essendo la più colossale concentrazione di malaffare orrendo, spaventevole tra pedofilia accertata e possibili degenerazioni perfino peggiori; ma tutto si risolve in beffa, umorismo da meme con gli ossessi che attribuiscono a questa e quella star di Hollywood consumi di carne umana in proporzione leonina: Di Caprio avrebbe mangiato 32 chili di bambini?
Così per i vaccini. Il risultato è la sostanziale impotenza, tra la disperazione di alcuni e il sollievo di altri, non è un mistero per nessuno che in questa commissione le danze le menano gli interessati all'oblio, tutti coinvolti pro quota, così come sulla pelle della pandemia, più esattamente dei malati, si studiavano nuove e sconce alleanze di fatto tra PD e Forza Italia, due tra i partiti maggiormente compromessi. Molti in seno alla commissione paralizzano, complicano ed ho testimonianza privata, diretta, di qualche commissario che vorrebbe uscirne, stanco, stufo di remare contro una corrente impossibile. “Sì, qualcosa si fa, ma poi tutto viene vanificato”. E il qualcosa che si fa è sostanzialmente tirar fuori la polvere delle malefatte al limite del criminale, nell'indifferenza condivisa.
Poi ci sono gli interventi di qualche commissario sconsolato, come il leghista Alberto Bagnani su Facebook: “La commissione COVID, ovvero l’eterno ritorno dell’uguale! Anche oggi, per l’ennesima volta, i colleghi dell’opposizione hanno negato che nella fase emergenziale della pandemia le autopsie fossero state sconsigliate. Eppure, nella circolare emessa all’epoca, e da me gelosamente conservata, è scritto “non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie“ (lo leggete qua sotto). L’argomento opposto a questa evidenza è che questo non era un divieto. E ci mancherebbe altro! Che cosa volevano, che fosse scritto in legge costituzionale!? Che diventasse norma penale!? Il clima di quel periodo ce lo ricordiamo tutti: era un clima infame, in cui un consiglio di questo tipo, espresso in una norma di rango secondario, poteva essere messo tranquillamente nella categoria dei consigli che non si potevano rifiutare, come le offerte del Padrino (quel Padrino), diventando molto più cogente di una norma primaria. Non credo che negare la memoria e l’evidenza storica serva a qualcuno: non serve a chi vuole accertare la verità, e se fatto così non serve neanche a chi vuole occultarla”.
Più chiaro di così! A 5 anni abbondanti tutto è come un anno fa, come cinque anni fa. Tutto uguale ma peggiore perché i vaccinati continuano ad ammalarsi, i morti più o meno “improvvisi” crescono, il peso sulla pubblica sanità diventa sempre meno sostenibile, nel silenzio imbarazzato degli organi di informazione che se no dovrebbero spiegare il motivo di un simile sospetto aggravio negli ultimi anni. A me, quando ero in reparto di ematologia per le mie chemio contro il linfoma, dicevano infermiere un po' avventate: certo che da tre anni non sappiamo più dove mettervi. E io: vi siete chiesti il perché? E loro: rimettiti la mascherina. E sapevano chi ero e la loro cortesia era gelida.
Gelida come la reazione quando propongo in giro il mio monologo teatrale: all'inizio tutti disponibili, perfino entusiasti ma quando scoprono che è un discorso che parte dala crisi della democrazia e arriva alla crisi della coscienza, come dire dalla pandemia alla pedofilia globale i cui registi erano gli stessi, quando sanno che vado a leggere prima i messaggi degli aguzzini e poi quelli delle vittime, diventano di ghiaccio. “Ah, sai com'è, non vogliamo noie con la politica”. E magari hanno appena fatto un convegno con noti emissari di Hamas o flotilleri da centro sociale.
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