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Cimitero di Milano: "Il saluto fascista del 25 aprile 2016 non era reato", la Cassazione

La Corte spiega le ragioni che hanno prosciolto il gruppo di 300 persone accusate di apologia del fascismo, di cui 4 organizzatori rischiavano pene severe

14 Ottobre 2021

Cimitero di Milano: "il saluto fascista del 25 aprile 2016 non era reato", la Cassazione

Il saluto fascista del 25 aprile 2016 al Cimitero Monumentale di Milano "non era reato": questo il verdetto della Cassazione del capoluogo lombardo, che ora proscioglie dalle accuse le 300 persone coinvolte in quella giornata. Una decisione che si basa su precedenti simili, dove il fatto non era considerato un movente sufficiente a confermare il reato di apologia del fascismo.

Il saluto fascista non è reato: l'avvocato spiega le ragioni della Cassazione

La Corte di Cassazione di Milano boccia le accuse di apologia del fascismo per 300 persone che avevano usato il saluto fascista durante una cerimonia al Cimitero monumentale. Secondo quanto dichiarato nei fascicoli del processo, il cosiddetto saluto romano "in un contesto commemorativo" non è reato. Il processo è stato annullato senza rinviare "perché il fatto non sussiste". La sentenza in appello riguardava, in particolare, quattro imputati nel processo per i fatti del 25 aprile 2016.

Riuniti nel campo X del Maggiore cimitero di Milano per commemorare i caduti, come ogni anno, della Repubblica Sociale Italiana,  i partecipanti erano stati ripresi mentre alzavano il braccio teso oer riproporre il saluto fascista. Su 300 quel giorno, compreso Stefano Del Miglio, presidente dell'Associazione Azione Fedeltà, quattro sono stati individuati e indagati ai sensi dell'articolo 2 della legge Mancino.

In primo grado gli indagati erano stati tutti assolti perché tale fatto non sussisteva, fatto ribadito nell'art. 5 della Legge Scelba. L'appello proposto dal pm ha portato all'udienza dinanzi alla Corte d'Appello della V Sezione Penale, che ha riqualificato il fatto, ripristinando l'articolo 2 della Legge Mancino e condannando gli imputati a 2 mesi e 10 giorni di reclusione.

All'udienza del 12 ottobre, discussa da ultimo dalla Prima Sezione Penale, il Procuratore Generale ha chiesto il rigetto del ricorso proposto dalla difesa, di cui fanno parte gli avvocati Mario Giancaspro, Antonio e Radaelli, e la conferma della la sentenza di appello. Al termine della discussione, la Suprema Corte ha concordato con la difesa, annullando senza rinvio il giudizio di appello, non sussistendo tale fatto. "Siamo soddisfatti dell'esito dell'udienza del 12 ottobre", ha commentato l'avvocato Antonio Radaelli.

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