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Scioglimento Forza Nuova: come funziona per la legge e cosa è successo in passato

L'iter previsto dalla Costituzione prevede due strade per decretare l'illegalità di un partito neofascista. Nella storia del Dopoguerra è accaduto due volte

12 Ottobre 2021

Scioglimento Forza Nuova: come funziona per la legge e cosa è successo in passato

In questi giorni sta facendo discutere il dibattito intorno allo scioglimento del partito Forza Nuova, associato alle violenze che si sono inscenate nella sede del sindacato Cgil a Roma durante la manifestazione No Green pass. Non solo il Centrosinistra, ma anche il presidente del Consiglio Mario Draghi hanno fatto intendere che sulla base di leggi esistenti è possibile la chiusura definitiva del partito, ora accusato di apologia del fascismo. Ecco come funziona per la Costituzione e cosa è successo in passato.

Cosa prevede la legge italiana sullo scioglimento dei partiti neofascisti

A prevedere l'annullamento dello status legale dei partiti di stampo fascista è la stessa Costituzione italiana, nella sua XII disposizione transitoria entrata in vigore nel Dopoguerra. Alla luce dei tragici fatti del Ventennio è stata poi introdotta una legge ad hoc che vieta la "riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista". Nel 1952 la norma è stata attuata attraverso la legge Scelba, che è stata successivamente modificata nel 1975 con l'aumento delle tensioni sociali. Nel 1993 la direttiva costituzionale è stata perfezionata attraverso la legge Mancino, che allunga l'elenco delle azioni etichettabili come apologia al fascismo e forme di razzismo sanzionabili.  Nello specifico lo scioglimento dell'organizzazione nel suo organico è contemplato dall'articolo 3 della legge Mancino, che permette di chiudere senza il consenso dei partecipanti qualsiasi attività sospettata di promuovere i valori fascisti.

Sotto questo quadro normativo vengono quindi condannate le organizzazioni con "finalità antidemocratiche proprie del partito fascista", che agiscono "esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista". Tra le pene previste ci sono la detenzione, multe e perfino l'interdizione da ruoli nella pubblica amministrazione.

Chi può sciogliere un partito accusato di apologia del fascismo?

Il Governo, come già accennato da diversi esponenti del Centrosinistra e dallo stesso premier Draghi, ha il potere di sciogliere un partito neofascista attraverso lo strumento del decreto legge. Questo, però, può accadere solo in casi straordinari di necessità e di urgenza, come precisa la legge Mancino.

La via tradizionale e usata nella storia del Dopoguerra per chiedere lo scioglimento di organizzazioni politiche di stampo fascista avviene invece attraverso la Magistratura. L'ordine deve arrivare dal ministro dell'Interno, previa consultazioni in seno al Consiglio dei ministri. Il giudice può quindi provvedere all'analisi del caso e chiedere lo scioglimento, la confisca dei beni e eventuali altre sanzioni previste dalla legge.

I partiti sciolti nel Dopoguerra nel quadro delle leggi contro il fascismo

Nel Dopoguerra sono state due le occasioni che hanno richiesto lo scioglimento di un'organizzazione politica accusata di riproporre valori e pratiche del fascismo. In entrambi i casi lo stop alle attività è avvenuto tramite intervento della Magistratura, e mai per ordine diretto del Governo.

Nel 1973 è stato richiesto lo scioglimento di Ordine nuovo, partito nato nel 1969. La sentenza, ordinata dal ministro dell'Interno Paolo Emilio Taviani, prevedeva sia lo scioglimento che pesanti condanne nei confronti di vertici dell'organizzazione. Il caso aveva sollevato gravi disagi all'interno delle frange dell'estrema destra italiana, tanto che alcuni membri del partito vendicarono la sentenza uccidendo il giudice Vittorio Accorso tre anni dopo.

Sempre nel 1976, complici l'assassinio di Accorso e gli attentati legati alla destra neofascista, la Magistratura ordinò lo scioglimento di Avanguardia nazionale, partito fondato da Stefano Delle Chiaie.

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