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La guerra in Iran spariglia le carte del referendum e mina la certezza della vittoria del sì

Opinione pubblica concentrata sul conflitto in Medio Oriente e non più sul voto del 22-23 marzo

06 Marzo 2026

La guerra in Iran spariglia le carte del referendum e mina la certezza della vittoria del sì

Imagoeconomica

Quella che sembrava fino a pochi giorni fa una certezza, o quasi, ovvero la vittoria del sì al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si sta sgretolando lentamente a causa della guerra in Iran. Tecnicamente la separazione delle carriere tra pm e giudici, i due Csm e l'Alta Corte nulla hanno a che fare con l'attacco militare di Stati Uniti e Israele a Teheran e con la risposta del regime islamista contro i Paesi del Golfo, oltre ovviamente a Israele, e perfino a Cipro (Paese membro dell'Unione europea e della Nato). Eppure il voto referendario del 22 e del 23 marzo, tappa cruciale in vista delle elezioni politiche 2027, si intreccia con il conflitto in Medio Oriente.

L'Italia con Giorgia Meloni ha dichiarato di non essere in guerra e con il ministro della Difesa Guido Crosetto è andata perfino oltre affermando che Washington e Tel Aviv sono al di fuori del diritto internazionale. Ma Roma, in pieno accordo (stranamente stavolta) con la Francia di Emmanuel Macron è pronta a inviare navi militari a Cipro a difesa dell'Isola e tiene una posizione neutrale e non di contrapposizione rispetto a Donald Trump come quella della Spagna guidata dal socialista Pedro Sanchez. Tutto questo, stando agli esperti di sondaggi, genera confusione nell'opinione pubblica, incertezza e paura. Comprese le conseguenze economiche come il rialzo del prezzo dei carburanti, dovuto anche alla speculazione, e la temuta schizzata verso l'alto di bollette di gas e luce e dell'inflazione in generale.

Ma intanto il referendum sulla giustizia è stato fissato. La data c'è e le schede sono già state stampate. Si vota, senza quorum del 50%, tra poco più di due settimane. Gli esperti di sondaggi confermano un leggero vantaggio a favore del sì alla riforma del ministro Carlo Nordio e della maggioranza di Centrodestra ma avvertono allo stesso tempo che il caos generato dalla guerra in Medio Oriente è un fattore imprevedibile. Potrebbe far aumentare l'astensione perché molti oggi non pensano più ai tanti casi di malagiustizia ma aspettano il tg per sapere le ultime sul conflitto in Medio Oriente o sul prezzo del petrolio.

E tutto ciò potrebbe (condizionale d'obbligo) mettere in difficoltà quella vittoria del sì alla riforma della giustizia che un mese sembrava sicura e indiscutibile. Si vedrà, perché magari l'astensione potrebbe anche riguardare il Centrosinistra, nulla c'è di certo. Fatto sta che la guerra contro il regime degli ayatollah ha totalmente distolto l'attenzione di gran parte dell'opinione pubblica sul referendum del 22-23 marzo e questo potrebbe portare a sorprese elettorali. In un senso o nell'altro.

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