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Enzo Cacciola, 'Materia e Tempo': la mostra al Castello Brown di Portofino 

Ai colori a olio, ai telai e ai materiali delle belle arti egli sostituisce il cemento. Ogni crepa che il tempo ha contribuito a formare è fortemente voluta dall’artista che la intende come il naturale processo di sviluppo della materia

Di Lisa Parra

01 Agosto 2022

Dal 14 luglio al 24 agosto 2022, resta visibile al Castello Brown di Portofino la mostra Materia e Tempo dove si possono ammirare una trentina di opere del maestro Enzo Cacciola. Ciò dimostra che il calendario di grandi esposizioni presso il “Guardiano del Paradiso” continua, grazie all’impegno del direttore artistico Daniele Crippa.

La mostra di Cacciola è curata dal critico Andrea Daffra che ha scelto un titolo molto significativo. Infatti, come spiega nel catalogo storico-esplicativo, stampato in occasione di questa mostra, per il maestro il tempo è la possibilità del lavoro, l’incessante e imperterrita ricerca che tende verso il raggiungimento di quell’atemporalità che solo l’arte può donare.

Enzo Cacciola protagonista degli anni della pittura analitica

L’artista è riconosciuto come uno dei protagonisti degli anni della pittura analitica, un periodo, una tendenza che unisce un gruppo di giovani ragazzi destinati a diventare grandi nomi della storia dell’arte, per citarne solo alcuni: Zappettini, Guarneri, Olivieri, Masi, Verna, Marchegiani… questi giovani non sono mai stati accomunati da un manifesto ufficiale o dalla condivisione di studi e luoghi di lavoro ma da tutta una serie di intuizioni e idee simili per quanto riguarda la futura visione dell’arte. Inoltre, Riccardo Guarneri è già stato protagonista insieme al più giovane Gioni David Parra del calendario estivo 2022 a Castello Brown, così come Elio Marchegiani che nell’estate 2021 diede il nuovo avvio alle grandi mostre organizzate in questo luogo da Crippa.

Enzo Cacciola muta completamente il suo modo di dipingere pochi anni dopo il ’68; anno di grandi cambiamenti e rivoluzioni sociali e culturali. Ecco che, tra il ’73 e il ’74, l’artista stravolge il suo modo di fare pittura. Ai colori a olio, ai telai e ai materiali delle belle arti egli sostituisce il cemento, materiale industriale che diventa materia stessa della sua pittura, andando a rimpiazzare l’olio che si usava un tempo.

A differenza di Uncini e Staccioli che utilizzano il cemento come corpo stesso delle loro opere monumentali e scultoree, Cacciola come si può osservare all’interno di questa mostra, vede il cemento come materia pittorica da stendere su quelle che sono delle comuni tele elastiche. Egli sfiora in superficie i concetti di arte povera, mentre sui margini della tela si colgono tutti i processi analitici della sua pittura, che riguardano le varie gocciolature del cemento che si stratificano una sull’altra assumendo toni diversi di grigio a seconda della quantità d’acqua che il maestro ha aggiunto all’impasto. Ogni crepa che il tempo ha contribuito a formare è fortemente voluta dall’artista che la intende come il naturale processo di sviluppo della materia. Poi, vediamo il cemento asbesto sui toni del bianco o del rosa che rivela vari processi chimici attuati dall’artista. Infine, i multigum e i cementi su jeans, le opere più recenti che Cacciola realizza dagli anni 2000.

Questi lavori appaiono in perfetta continuità e coerenza con le serie e gli studi degli anni precedenti. Soffermando l’attenzione sui multigum, si osservano dei dittici monocromi dalle minime variazioni cromatiche che li differenziano.

Le due tele vengono compresse ai lati dai bulloni che le trapassano nel telaio e che rivelano il senso concettuale della forza e della pressione. Queste composizioni appaiono in dialogo con le opere pittoriche di Barnett Newmann, anche grazie al multigum che al centro inserisce un terzo tono di colore.

Un’arte, una lavorazione della materia che richiede tempo per poterla apprezzare e per poterne scoprire ogni minimo dettaglio.

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