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Palazzo Durini Caproni di Taliedo apre al pubblico e ospita il design di Edra

Si svela a Milano Palazzo Durini Caproni di Taliedo nella sua nuova veste di scrigno per i prodotti Edra, uno dei marchi più prestigiosi dell’arredo

Di Tiziana Lorenzelli

15 Giugno 2021

Per la prima volta al pubblico sarà possibile accedere al piano nobile di Palazzo Durini Caproni di Taliedo, uno dei massimi esempi di architettura privata milanese della metà del 1600, notevole esempio di barocco lombardo impreziosito da stucchi dorati e mirabili affreschi dai temi profani e mitologici dipinti da illustri pittori del periodo.

Palazzo Durini Caproni di Taliedo, la storia e il restauro 

Grazie a Edra e a Vago Forniture che vi hanno inaugurato il flagship store, è possibile ammirare le maestose sale riportate alla loro autentica bellezza da un impegnativo restauro sostenuto dai Conti Caproni di Taliedo dal 1994 al 2010, e nello stesso tempo sperimentare i tessuti, le manifatture, i materiali degli arredi accomodandosi sulla collezione degli imbottiti, verificandone la comodità e l’innovazione dei brevetti.
Un perfetto connubio tra Arte, Storia, Architettura e Arredo che fanno di Milano la Capitale del Design.
Il palazzo, commissionato dal conte Giovanni Battista Durini, mercante di seta e banchiere di Moltrasio, a Francesco Maria Richino, uno dei più importanti architetti dell’epoca all’apice della sua fama, si basa su una serie di disegni di cui ancor oggi troviamo testimonianza all’archivio della Raccolta Bianconi, che certificano l’importanza della costruzione e le diverse fasi di progetto. Nel 1648, anno in cui si insedia la famiglia Durini, anche la via, originariamente Cantarana di Porta Tosa, prende l’attuale nome.
Il Richino con l’architettura esterna di Palazzo Durini vuole evocare una monumentalità vicina a quella Romana, e quindi, a pochi anni dalla morte, si riavvicina alla semplicità classica e a un equilibrio stilistico poco influenzato dalla ridondanza tipica del barocco. Egli concentra il massimo effetto architettonico nel portale di ingresso con i mascheroni, realizzato in pietra come i cornicioni, le cornici delle finestre, la zoccolatura e le fasce laterali, che contornano completamente la parte in muratura originariamente in giallo indaco.

Palazzo Durini Caproni di Taliedo, le figure mitologiche

L’architetto era un personaggio estremamente influente e creativo; nel 1630, per la nascita del primogenito del Re di Spagna, fece erigere in Piazza del Duomo una grande struttura raffigurante l’Etna coperto di neve e con molte caverne, che a un certo punto si incendiava con un effetto scenografico che faceva da sfondo a una complessa raffigurazione mitologica. Da questa curiosità del periodo si evince che egli stesso e non solo un retore o un esperto conoscitore potesse aver suggerito le scene mitologiche e i temi degli importanti affreschi interni.


Nelle sale del piano nobile le pareti sono completamente decorate dalle modanature verde salvia incorniciate da stucchi dorati e si aprono su balconi prospicienti il parco secolare. I pavimenti in seminato di marmo di differenti tonalità, lucidati a piombo, riflettono i soffitti che quando non sono dipinti presentano travature lignee decorate in oro e stucchi con motivi fantasiosi come rami e conchiglie. Ma la caratteristica più unica dei vari ambienti è il susseguirsi di affreschi realizzati con l’edificio, quindi databili tra il 1646 e il 1648, ispirati alla grande letteratura greca e latina: l’Iliade, l’Eneide, le Metamorfosi di Ovidio e le Trachinie di Sofocle, con temi che evocano l’amore, il destino, l’eroismo, la ragione e l’istinto.
Attraversando il cortile con le finestre allineate sopra un quadriportico a colonne binate, a sinistra si accede allo scalone settecentesco che porta al piano nobile. La scala proviene da Palazzo Arnaboldi, demolito nel 1939 a seguito dei lavori di modernizzazione che hanno interessato in quegli anni la nuova Piazza San Babila, ed è stata trasferita qui subito dopo.
Il bassorilievo del soffitto dello scalone di accesso al piano nobile, che rappresenta “Il Carro di Apollo”, è stato realizzato dalla scultore Emilio Monti (per lungo tempo artista della famiglia Caproni di Taliedo ) negli anni ’30.

Il primo ambiente che si trova salendo lo scalone e che accoglie i visitatori, è caratterizzato dalle figure di Apollo, Mercurio, Cerere e Diana e da prospettive architettoniche di Giovanni Galliari che incorniciano un tema centrale andato purtroppo perduto con i bombardamenti del 1943. Grazie alle immagini del tempo sappiamo che si trattava del Trionfo di Bacco e Arianna dipinto da Pietro Maggi, esponente dell’Accademia Ambrosiana dalla fine del 1600.
Sempre di Pietro Maggi sono gli affreschi sulla straordinaria galleria a volta, ispirati a scene delle nozze di Ercole ed Ebe, con le prospettive architettoniche e le cornici di Giovanni Galliari, pittore e scenografo, che aveva lavorato anche per la Scala di Milano e per altri teatri d’Europa, caratteristico per l'abilità di creare effetti prospettici e illusioni ottiche. Questi due ambienti sono del 1714, quindi più tardivi. 

Palazzo Durini Caproni di Taliedo, le sale

La prima sala d’angolo, a sud, presenta diversi balconi che si affacciano su un rigoglioso giardino giapponese con padiglione e vasca con i pesci rossi. È detta camera del bosco dove dormiva Margherita Visconti Durini o anche Sala del Baccanale per il tema ispiratore della fascia alta delle pareti, dipinta nel 1646-48 dal pittore tedesco Johann Christoph Storer, che per il suo linguaggio innovativo divenne un esponente di spicco del barocco lombardo in pittura. L’artista fu tra l’altro l’ideatore delle figure allegoriche scolpite e dipinte per il funerale della regina di Spagna tenutosi al Duomo di Milano.
Il soffitto è decorato con un’allegoria profana di Stefano Maria Legnani detto Il Legnanino, realizzato nel 1711 circa. Si tratta di un dipinto a tempera su tela tripartita con cornici in legno intarsiato e dorato.
La sala successiva narra l’amore travagliato di Enea e Didone, che sancisce che i sentimenti di una donna, per quanto regina, possono poco contro le forze che determinano l’intera storia dell’umanità. Dipinto da Melchiorre Gherardini detto Il Ceranino, è sovrastato da un soffitto ligneo a cassettoni decorato con fantasiosi stucchi e fregi in oro.
Si accede poi al grande salone centrale con i dipinti di Johann Christoph Storer che rappresentano il Ciclo di Meleagro, mitico re dell’Etolia, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi, in cui si distingue la madre Altea che custodisce il tizzone ardente che per un incantesimo non deve mai spegnersi affinché il figlio viva e che poi viene dato da lei stessa alle fiamme dopo la celebre caccia al cinghiale calidonio, quando viene a conoscenza dell’uccisione del proprio fratello da parte di Meleagro.
Attraverso la Sala Ercole “La tragedia di Ercole e Deianira” tratta dalle Trachinie di Sofocle tra l’eroico e il sentimentale, dipinta da Ercole Procaccini, si giunge all’ultimo spazio affacciato sul parco con un grande terrazzo fiorito. Gli affreschi sono opera di Stefano Giovanni Danedi detto il Montalto, che rappresenta episodi tratti dall’Odissea e di Achille travestito da donna per nascondersi ma scoperto da Ulisse con uno stratagemma.

Palazzo Durini Caproni di Taliedo, il bagno dorato

Da questo locale si accede al bagno dorato. Progettato da Emilio Monti negli anni trenta, ha le pareti completamente rivestite in minute tessere di vetro dorato. Sopra la vasca è raffigurata una Venere dei Coralli sempre in mosaico che ricorda i disegni di Giò Ponti per le ceramiche Richard Ginori, così come gli specchi decorati sopra alla finestra.  

Palazzo Durini Caproni di Taliedo nel Novecento

Il Palazzo fu venduto dagli ultimi discendenti della famiglia Durini al Senatore Borletti, nel 1922, riservandosene l’uso a vita.
Poco dopo il noto architetto Piero Portaluppi eseguì alcuni lavori urgenti in particolare restaurandone la facciata su strada.
Nel 1925 il palazzo fu acquistato da Giovanni Battista Caproni che ne abitava il piano nobile già dal 1916; sua moglie Timina Guasti si occupò quindi del restauro del palazzo, degli affreschi e del giardino affacciato sulla via della Cerva.
Gli anni tra la prima e la seconda guerra mondiale furono anni straordinari di crescita dell’industria italiana. In questo eccezionale edificio visse e lavorò Gianni Caproni genio e pioniere dell'aeronautica mondiale, a cui si deve la progettazione di oltre 170 modelli diversi di aeroplani tra cui il Ca 30 biplano trimotore da bombardamento, utilizzato nella prima guerra mondiale, fino al pionieristico Caproni-Campini, tra i primi aerei con propulsione a getto.
I coniugi Caproni furono anche appassionati collezionisti di arte futurista (tra gli artisti, Depero, Tato, Ambrosi, Sironi, Munari, Balla, Thayaht). La collezione è oggi conservata al Museo Caproni di Trento insieme a innumerevoli aeromobili appartenuti al museo fondato nel 1927 (primo museo aeronautico del mondo e primo museo aziendale italiano).
La storia del Palazzo, corredata da una superba iconografia, è illustrata nel libro “Palazzo Durini Caproni di Taliedo” scritto dall’ing. Pierfrancesco Meazzini Boccadoro, discendente della famiglia Caproni.  (leggi qui)

Una documentazione sul Palazzo si trova in un volumetto di 500 soli esemplari pubblicato per il senatore Borletti nel 1923 da Raffaele Calzini e da Piero Portaluppi che si era occupato anche del restauro di alcune parti dell’edificio. “Il Palazzo e la Famiglia Durini”, di Raffaele Calzini-Piero Portaluppi ( A.Rizzoli 1923). 

Prezioso l’aiuto della dott.ssa Daniela Tarabra. 
https://www.edra.com/it/VIS-JOURNAL/204990/EDRA-apre-Spazio-Edra-Palazzo-Durini-Milano)
 
 
 

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