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Aleotti (Confindustria): "Crescita a rischio con il conflitto in Medio Oriente; occorre difendere il ruolo dell’industria"

Il Giornale d'Italia ha intervistato Lucia Aleotti, Vice Presidente Confindustria per il Centro Studi: "Chiediamo alle forze politiche di mettere l’industria al centro e di confrontarsi con le imprese su filiere, competitività e produzioni destinate all’export"

25 Marzo 2026

Lucia AleottiVice Presidente Confindustria per il Centro Studiin occasione alla Presentazione del Rapporto di previsione del Centro Studi Confindustria "Guerre, dazi, incertezza: a rischio la crescita", è stato intervistato da Il Giornale d'Italia.

"Il Centro Studi Confindustria ha costruito tre ipotetici scenari, sulla base di quella che sarà la durata del conflitto in Medio Oriente: un mese, quattro e dieci mesi. In assenza di interventi da parte delle istituzioni, la situazione si aggrava sia per l'Italia, sia per le altre economie. Il rapporto copre anche l'andamento delle principali variabili macroeconomiche, per l'Europa, gli Stati Uniti e i paesi emergenti, e quello del commercio internazionale. L'elemento su cui focalizzarci, come italiani, essendo un Paese fortemente industriale, è la necessità di interventi decisivi per impedire che la situazione si aggravi. In questo senso faremo un appello alle forze di maggioranza e di opposizione perché l'industria venga messa al centro della loro attenzione nei prossimi mesi.

Il rischio, puramente ipotetico in quanto contiamo su una rapida mobilitazione, è che, con l'allungarsi del conflitto, si arrivi a una situazione di non crescita, e in seguito a una di recessione. Questo è vero non solo per l'Italia, ma anche per le principali economie europee basate sull'industria. Non possiamo permetterci, come italiani, come europei, di perdere la base del nostro welfare, ovvero i contributi provenienti dal settore industriale. Guardare, quindi, in un tavolo insieme alle imprese le operazioni necessarie per mantenere la sostenibilità delle supply chain, la competitività internazionale, la possibilità di mantenere all'interno del nostro Paese, in maniera competitiva, produzioni che noi possiamo continuare a esportare in tutto il mondo".

Dove si concentra maggiormente l'esposizione dei settori industriali all'instabilità globale?

"Siamo il quarto Paese esportatore al mondo. Le nostre aziende hanno fatto un'operazione straordinaria nel 2025, riuscendo, almeno in parte, a orientarsi verso mercati alternativi rispetto a quelli degli Stati Uniti, colpiti dai dazi. Sicuramente l'area della penisola arabica è un'area di sbocco delle nostre imprese. Anche qui la situazione non aiuta; importantissimo è, a esempio, l'accordo di libero scambio firmato con l'Australia, e il fatto che il Mercosur possa entrare in vigore a partire già dal prossimo mese. Questi elementi sicuramente sostengono, ma è necessaria una riflessione ulteriore a fronte delle esplodere dei costi dell'energia".

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